Valle Gesso in moto

Di Nem80 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Parto da Borgo San Dalmazzo, alle porte delle Alpi Marittime. Il cartello di benvenuto sembra dire: “oltre questo punto finisce la pianura e inizia la fatica”. Da qui la strada risale la Valle Gesso, e in pochi chilometri si passa dal rumore del traffico alla voce del fiume che corre tra le rocce.

Valdieri, la prima tappa, è uno di quei paesi di montagna che hanno visto passare secoli e non si sono scomposti. I Romani ci venivano per lo zolfo e per le sorgenti calde, i Savoia per la caccia, oggi ci arrivano i motociclisti in cerca di curve e silenzi. È la porta d’ingresso del Parco delle Alpi Marittime, un territorio che alterna boschi, cime e vecchie mulattiere costruite quando la fatica era ancora una valuta.

La strada verso il Lago della Piastra comincia a stringersi. Il Gesso corre accanto, rumoroso e limpido, e la diga della Piastra appare come una cicatrice ben fatta nel fianco della montagna. Costruita negli anni Trenta per produrre energia, oggi è diventata parte del paesaggio, come se la natura l’avesse accettata a malincuore ma senza rancore.

Superata la diga, la valle si fa più solitaria e autentica. La moto trova il suo ritmo e l’asfalto lascia spazio a tratti più ruvidi, quelli che piacciono a chi ama guidare senza troppi spettatori. Si sale verso il Lago della Rovina, dove le montagne si chiudono e il silenzio prende il sopravvento. Il nome non promette molto bene, ma il posto è incantevole: un piccolo lago glaciale circondato da pascoli e massi erratici. Le marmotte osservano diffidenti e qualche escursionista guarda la moto come un alieno.

Da qui la strada scende a San Lorenzo, minuscola frazione che sembra uscita da un manuale di architettura alpina. C’è una cappella medievale dedicata al santo martire, affreschi sbiaditi e un’atmosfera che ricorda che la fede, da queste parti, serviva anche a spiegare perché nevicava a giugno. Intorno si trovano i resti di vecchie miniere di talco, testimonianza di quando la montagna era soprattutto lavoro e non cartoline.

Poi si risale verso le Terme Reali di Valdieri. Qui l’acqua calda esce dal terreno e sa di zolfo e leggenda. Già i Romani ci facevano il bagno, poi arrivarono i re, con tanto di villeggiatura e carrozze. Vittorio Emanuele II, per esempio, veniva a cacciare i camosci e a rinfrescarsi dopo le fatiche di governo. Oggi restano gli stabilimenti ottocenteschi, un po’ fuori moda ma con un fascino da altri tempi.

Da lì si continua verso il Pian della Casa del Re, un altopiano a quasi 1800 metri che giustifica il nome: era la base logistica delle battute di caccia reali. Qui il panorama si apre sull’Argentera e sulle vette che dividono l’Italia dalla Francia. È un posto che mette in prospettiva le cose: sotto di te il mondo dei comuni mortali, sopra il regno del vento e dei rapaci.

Oggi al posto dei re ci sono alpinisti, ciclisti e qualche motociclista curioso. I rifugi accolgono con la solita formula di montagna – zaino a terra, polenta nel piatto e vino rosso nel bicchiere – e la sensazione generale è quella di aver guadagnato qualcosa semplicemente arrivando fin qui.

La discesa verso Andonno è tutta curve e boschi. Quando la stagione è avanzata, le malghe sono vuote e i cancelli aperti: niente mucche da schivare, niente campanacci, solo il rumore del motore e il profumo della resina. Ogni tanto qualche capriolo attraversa la strada come se sapesse che tu frenerai per primo.

Andonno è un borgo di pietra, con portali scolpiti, tetti in lose e leggende che valgono quasi quanto il paesaggio. Si dice che da queste parti vivesse una masca, una strega buona o cattiva a seconda del racconto, capace di curare con le erbe e prevedere i temporali guardando la forma delle nuvole. In ogni caso, la tradizione erboristica della valle non è superstizione: ancora oggi si trovano botteghe che producono unguenti e liquori alle erbe alpine.

In trattoria, invece, il menu è una dichiarazione d’amore per la montagna: polenta saracena, formaggi d’alpeggio, ravioli del plin e vino delle Langhe. Tutto onesto, sostanzioso e senza troppi fronzoli, come la gente del posto.

I 66 chilometri tra Borgo San Dalmazzo, Valdieri, Lago della Piastra, Lago della Rovina, Terme di Valdieri, Pian della Casa del Re e Andonno non sono solo un itinerario, ma un piccolo compendio di Piemonte in versione alpina. Strade che si arrampicano tra le rocce, laghi che riflettono il cielo, e un passato che riaffiora a ogni tornante.

La traccia GPX dell’intero percorso è disponibile sul blog misterpatterson.blog, per chi vuole perdersi con metodo. È un giro che si fa in poche ore ma resta nella testa per giorni, un miscuglio di fatica, bellezza e quel pizzico di ironia che serve quando il meteo cambia improvvisamente e la montagna decide di ricordarti chi comanda davvero.

In Valle Gesso non serve correre: la strada è breve ma intensa, la natura non ha fretta e i re, quelli veri, venivano qui a sudare. E in fondo, se andava bene a loro, va bene anche a me.


Valle Gesso in moto

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