Transalpina 26, una linea continua da Trieste a Borgo San Dalmazzo
Negli ultimi anni ho seguito una linea precisa, quasi ostinata. Una linea che tagliava l’Italia dall’alto verso il basso e poi risaliva, seguendo gli Appennini senza cercare scorciatoie. La Transappenninica è nata così, non come progetto chiuso ma come modo di leggere il territorio dalla sella, lasciando che fossero le strade secondarie, i fondi irregolari, le quote e le stagioni a decidere il ritmo. Dopo tre anni passati a misurare la dorsale del Paese in verticale, era inevitabile che prima o poi lo sguardo si spostasse di lato.
La Transalpina 26 nasce esattamente da questa necessità. Cambia l’asse, non cambia l’approccio. Non più nord–sud, ma est–ovest. Non più una spina dorsale lunga e continua, ma un arco fatto di pieghe, valichi, interruzioni naturali e ripartenze. Le Alpi non si attraversano come una catena unica, si attraversano accettando la loro frammentazione. Questo primo GPX, da Trieste a Borgo San Dalmazzo, è l’inizio di una traversata longitudinale che non ha l’ambizione di “fare tutto”, ma quella più concreta di tenere una linea logica attraverso l’arco alpino.
Si parte da Trieste, che è già di per sé una soglia più che una città. Il Carso alle spalle, il mare davanti, e subito dopo l’entroterra che si chiude, sale, si fa ruvido. Nei primi chilometri il paesaggio cambia in fretta, la strada si stringe, l’asfalto perde quell’uniformità rassicurante delle pianure e inizia a raccontare l’inverno appena passato. È una partenza che non concede gradualità: o accetti il cambio di passo, o sei fuori contesto.
Avvicinandosi alle Alpi Giulie la guida diventa più attenta. Le curve non sono mai buttate lì, seguono pieghe antiche del terreno. Le ombre al mattino restano fredde, l’umidità si sente soprattutto nei tratti in sottobosco. È una zona che in primavera va presa con rispetto, perché il fondo può cambiare nel giro di poche centinaia di metri. Non è raro trovare ghiaia residua, tratti umidi, piccoli ristagni d’acqua. Tutto normale, tutto parte del gioco.
Procedendo verso ovest la Transalpina entra nel mondo dolomitico, dove la quota si stabilizza e il paesaggio si apre senza diventare mai veramente “facile”. Qui la luce cambia spesso, rimbalza sulle pareti chiare, entra negli occhi in modo secco. La strada alterna tratti scorrevoli a passaggi più lenti, dove la moto va accompagnata e non forzata. In questa fase del percorso il traffico può essere un’incognita, soprattutto nei fine settimana di maggio, ma basta anticipare le partenze o allungare leggermente i tempi per ritrovare il silenzio necessario.
Il Trentino rappresenta una sorta di cerniera della Transalpina 26. Le valli si allungano, le salite diventano più regolari, le discese più lunghe. È qui che si sente davvero la dimensione “orizzontale” del viaggio. I chilometri scorrono, ma non si accumulano mai in modo banale. Ogni valle ha il suo microclima, ogni versante reagisce in modo diverso alla stessa giornata di sole. Al mattino l’aria è spesso frizzante anche a quote non elevate, mentre nel primo pomeriggio non è raro incrociare nuvole in formazione rapida.
Entrando in Lombardia, e poi salendo verso l’alta quota valtellinese, la Transalpina mostra il suo lato più fisico. Le salite si fanno lunghe, continue, senza strappi inutili ma nemmeno veri momenti di respiro. L’asfalto, qui, porta addosso i segni dell’inverno alpino. Rattoppi, giunti, differenze di grip tra una corsia e l’altra. È una guida che richiede concentrazione costante, soprattutto nelle prime ore del giorno, quando il fondo non ha ancora temperatura.
L’ultimo settore, quello piemontese, accompagna lentamente verso la chiusura naturale del percorso. Borgo San Dalmazzo non è un arrivo celebrativo, è un punto logico. È una porta, come Trieste all’inizio. Qui le Alpi cambiano carattere, si abbassano gradualmente, si allargano, lasciano intravedere un altro mondo possibile. La Transalpina 26 finisce qui non perché “finisce”, ma perché da qualche parte bisogna fermarsi per poter ripartire.
Questo primo attraversamento è pensato per la primavera, tra fine aprile e maggio. È il momento in cui le montagne iniziano a concedere passaggi, ma senza essere ancora addomesticate. Alcuni passi possono essere appena riaperti, altri ancora segnati da residui di neve ai bordi. Le temperature variano molto, anche nella stessa giornata. È un periodo che premia chi osserva, chi sa aspettare, chi accetta di rallentare.
La Transalpina 26 non nasce per essere consumata in fretta. È un progetto che richiede tempo, finestre giuste, e una certa disponibilità a tornare sui propri passi quando serve. Come sempre, la traccia GPX completa è disponibile sul blog. Il resto, come sempre, lo farà la strada.
- Finestra 1 – la più logica in assoluto Venerdì 25 aprile – Sabato 26 – Domenica 27 aprile 2026
- Finestra 2 – equilibrio perfetto tra luce e aperture Venerdì 1 maggio – Sabato 2 – Domenica 3 maggio 2026
- Finestra 3 – la più sicura dal punto di vista alpino Venerdì 8 maggio – Sabato 9 – Domenica 10 maggio 2026
