Tra Maniva, Baremone e Crocedomini: libertà su due ruote nelle montagne bresciane
Esplorando la libertà su due ruote, tra Baremone, Maniva e Crocedomini, non è il solito giro fatto per riempire una domenica e poi raccontarsi al bar come reduci della Dakar, anche se qualcuno ci prova sempre. È un percorso vero, ruvido quanto basta, che sale dalla provincia di Brescia verso una fascia di montagne dove Val Sabbia, Val Trompia e Val Camonica si sfiorano attraverso strade militari, valichi alti, curve cieche e panorami che chiedono attenzione, non soltanto fotografie.
Il viaggio può iniziare dal Passo del Marè, conosciuto anche come Passo Baremone, a circa 1.450 metri di quota, nel territorio di Anfo. È un passaggio importante tra il lago d’Idro e l’area del Maniva, lungo una strada che ha origini storiche antiche e che viene collegata alla viabilità costruita nel Cinquecento da Sigismondo Lodrone. Qui la montagna non fa scena: stringe la carreggiata, cambia luce, alterna pareti, boschi e aperture improvvise. L’asfalto può presentare rattoppi, tratti sporchi e ghiaia portata dall’acqua o dalle auto, quindi la guida va tenuta pulita. Niente eroismi da catalogo accessori, grazie.
Salendo verso Passo della Spina, Passo della Berga e Dosso Alto, la strada prende il ritmo delle vecchie vie di quota. Curve strette, tornanti brevi, tratti più esposti e qualche pezzo in cui la moto va lasciata scorrere senza forzare. Il Dosso Alto richiama anche la memoria della Prima guerra mondiale, come molte zone attorno al Maniva e al Crocedomini, dove restano tracce di viabilità militare, fortificazioni e testimonianze del fronte alpino. Le montagne qui non hanno bisogno di inventarsi leggende: ne hanno già abbastanza di vere.
Il Passo Maniva apre uno dei tratti più belli e tecnici dell’itinerario. Si viaggia in quota, spesso attorno ai 1.800 e 2.000 metri, con aria più fresca anche in estate e vegetazione che si abbassa man mano che si sale. Tra Goletto di Crocette, Giogo della Bala e Goletto di Lavena il paesaggio diventa più severo. Le vallate si aprono sotto le ruote, la luce cambia rapidamente e il fondo richiede rispetto, soprattutto dopo piogge recenti o nei periodi di disgelo. Alcuni itinerari della zona segnalano il collegamento Crocedomini-Maniva come tracciato in quota, in parte sterrato o comunque con fondo non sempre regolare. Insomma, la moto turistica va bene, il cervello acceso ancora meglio.
Il Passo Crocedomini, oltre i 1.800 metri, è uno di quei luoghi dove la sosta viene naturale. Non per fare poesia da dépliant, ma perché dopo curve, quota e vento serve anche guardarsi attorno. Da qui il percorso può proseguire verso il Passo del Vivione, altro valico alpino di grande carattere, stretto, tortuoso, spesso poco adatto a chi confonde la montagna con una tangenziale panoramica. Poi Colle San Zeno, Passo Marmentino e Sella Cavacca riportano gradualmente verso un paesaggio più abitato, fatto di boschi, borghi, malghe e trattorie dove la cucina bresciana riprende possesso della giornata.
A tavola comandano prodotti di montagna, formaggi locali, salumi, polenta, piatti robusti e cucina di valle. Non è un giro per cercare leggerezza gastronomica, e forse è meglio così. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog, utile soprattutto perché in questa zona un bivio sbagliato può trasformare un itinerario di due giorni in una piccola discussione privata con il navigatore, la benzina e la propria pazienza.
È un percorso da affrontare con calma, meglio nelle giornate limpide tra tarda primavera e inizio autunno, controllando sempre apertura dei passi, meteo e condizioni del fondo. La montagna bresciana sa essere generosa, ma non è tenuta a perdonare chi arriva distratto. Qui la libertà su due ruote esiste davvero, purché ci si ricordi che la strada, come sempre, presenta il conto.
Tra le Alpi Giudicarie e le Orobie
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