Sulle strade dell’avventura: In solitaria lungo l’Alta Via del Sale Ligure
L’Alta Via del Sale Ligure è uno di quei percorsi che non si affrontano con leggerezza, soprattutto in moto. Non basta dire “vado a farmi un giro in montagna”, perché qui la montagna non fa sconti e il fondo, quando decide di ricordarti chi comanda, lo fa senza troppe cerimonie. Si parte da Limone Piemonte, ai piedi delle Alpi Marittime, con quella sensazione precisa che precede i viaggi veri: motore caldo, gomme controllate, sguardo lungo e una certa prudenza infilata nella giacca insieme ai documenti.
Da Limone la strada comincia subito a salire, lasciando alle spalle il paese e infilando la moto dentro un paesaggio che cambia rapidamente. L’asfalto iniziale serve quasi da introduzione civile, poi il percorso prende quota e diventa più severo. Curve strette, tornanti, tratti esposti, pietrisco, polvere, fondo irregolare. La Via del Sale non è una passeggiata panoramica per motociclisti distratti. È una strada militare d’alta quota, nata per collegare versanti, fortificazioni, pascoli e vecchi transiti tra Piemonte, Liguria e Francia. Oggi è regolamentata e percorribile in determinati periodi, con accessi e limitazioni da verificare prima della partenza, perché improvvisare in montagna resta una delle attività più stupide inventate dall’uomo.
Il Colle di Tenda è uno dei primi riferimenti forti del percorso. Qui il confine tra Italia e Francia non è solo una linea sulla carta, ma un passaggio storico, strategico, militare. Le fortificazioni ottocentesche, costruite in epoca sabauda e poi coinvolte nelle vicende di confine, raccontano bene quanto queste montagne fossero considerate importanti. In moto si percepisce tutto: la quota, l’aria più secca, la luce più netta, i versanti che si aprono all’improvviso. La guida richiede attenzione costante, soprattutto nei punti dove il fondo alterna terra battuta, ghiaia compatta e sassi più mobili.
Proseguendo verso il Colle della Boaria e il Colle delle Selle Vecchie, l’Alta Via del Sale entra nella sua dimensione più riconoscibile. La strada corre alta, spesso sopra i duemila metri, tra pascoli, prati alpini e pendii che scendono verso valloni profondi. Non ci sono protezioni ovunque e non sempre lo spazio consente errori eleganti. Qui la moto va lasciata scorrere, senza irrigidirsi, con il gas usato con rispetto e il freno posteriore pronto a correggere le piccole perdite di aderenza. In alcuni tratti l’avantreno galleggia sul brecciolino, in altri il fondo è più compatto e permette una guida fluida, quasi piacevole. Quasi, appunto. Poi arriva una pietra piazzata male e ti ricorda che la poesia, in off-road, ha sempre un conto da pagare.
Il paesaggio però ripaga ampiamente. Dalle Selle Vecchie lo sguardo corre sulle Alpi Marittime e verso le valli laterali, con una profondità che cambia a ogni curva. La vegetazione si abbassa, il bosco lascia spazio ai pascoli e l’aria diventa più fresca anche in piena estate. Nei tratti esposti il vento può farsi sentire, soprattutto con moto cariche o borse laterali, e conviene mantenere una velocità ragionevole. Non è una strada da record personale, ma da lettura continua: fondo, pendenza, luce, traiettoria, eventuali mezzi in arrivo.
Monesi rappresenta una pausa naturale lungo il percorso. Borgo di montagna della valle del Tanaro, è uno di quei luoghi dove fermarsi ha senso non per fare scena, ma per rifiatare, controllare la moto e magari mangiare qualcosa di locale. In questa zona la cucina resta concreta: formaggi d’alpeggio, salumi, piatti di montagna, sapori senza bisogno di inutili acrobazie da menu scritto in corsivo. Dopo Monesi il viaggio continua verso Briga Alta, comune sparso e appartato, con frazioni in pietra e un territorio segnato dalla vita alpina, dai pascoli e da una viabilità che segue il carattere del terreno più che le comodità moderne.
Verso Nava la quota scende e il percorso torna gradualmente più umano. Dopo ore di sterrato, polvere e concentrazione, anche un tratto più scorrevole sembra quasi un favore personale concesso dalla geologia. Nava chiude il viaggio con l’atmosfera tranquilla dei paesi di montagna liguri, dove l’Appennino e le Alpi sembrano passarsi il testimone. Ci si ferma, si spegne il motore, si toglie il casco e finalmente si sente il silenzio vero, quello che prima era coperto dal rumore della moto e dai pensieri necessari per restare in piedi.
L’Alta Via del Sale Ligure non è soltanto un itinerario panoramico. È un percorso tecnico, storico e fisico, da affrontare con moto adeguata, gomme giuste, preparazione e rispetto per le regole di accesso. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog. Qui non si va per conquistare nulla. Si passa, si osserva, si guida bene e si torna a casa con la polvere addosso, che in certi casi vale più di molte fotografie.
Sulle strade dell'avventura: In solitaria lungo l'Alta Via del Sale Ligure
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