Sulla Strada del Passo Teglia (Liguria)
Il Passo della Teglia è una di quelle strade liguri che non cercano applausi. Sta lì, nell’entroterra della provincia di Imperia, tra la Valle Arroscia e la Valle Argentina, con l’aria di chi conosce bene il proprio mestiere e non ha bisogno di esibirsi. Si raggiunge dalla zona di Pieve di Teco passando per Rezzo, oppure dal versante opposto salendo da Molini di Triora e Andagna lungo la SP17. Non è una strada da prendere alla leggera, perché la Liguria interna ha questa bella abitudine geologica di muoversi quando meno serve, e il rischio di frane non è una decorazione sui cartelli. È parte del paesaggio, come i castagni, i tornanti e certe buche che sembrano messe lì per ricordarti che stai guidando una moto, non compilando un modulo online.
La salita comincia senza troppi proclami. L’asfalto si stringe, il traffico si dirada e la costa resta indietro, con il suo caldo, i suoi parcheggi improbabili e quella confusione estiva che trasforma ogni borgo marino in una prova di pazienza. Qui invece cambia il passo. La strada prende quota con andamento regolare, attraversando valloni, boschi e piccoli nuclei abitati dove la pietra domina ancora sulle facciate e sui muri di contenimento. In moto si percepisce subito il cambio di ritmo. Non è una strada veloce, non lo deve essere. Le curve chiedono precisione, soprattutto nei tratti più ombreggiati, dove l’umidità può lasciare il fondo meno pulito e qualche residuo di ghiaia può comparire all’uscita dei tornanti. La Multistrada, con il suo equilibrio da viaggiatrice seria, digerisce bene il dislivello, ma il polso destro va tenuto educato. Ogni tanto serve, incredibilmente, anche il cervello.
Il Passo della Teglia arriva a circa 1.385 metri di altitudine, nella catena del Saccarello, tra Monte Pizzo e Monte Fenaira. È un valico vero, non un semplice punto panoramico messo in calendario dai social. Da queste parti passava la Strada Marenca, antico collegamento tra la Riviera di Ponente e l’entroterra ligure, usato per il trasporto del sale e per gli scambi tra costa e valli interne. Una via concreta, nata per necessità prima ancora che per poesia. Durante la Resistenza, l’area fu anche teatro di scontri tra partigiani e truppe nazifasciste, altro promemoria utile per chi pensa che le montagne siano soltanto sfondi per fotografie con la moto in posa.
Guidando verso il valico, il paesaggio cambia con discrezione. Le fasce coltivate lasciano spazio al bosco, la vegetazione si fa più compatta, l’aria perde qualche grado e il rumore del motore rimbalza in modo diverso tra le pareti della valle. Nei mesi caldi questo tratto offre un sollievo reale rispetto alla costa, ma non conviene confondere il fresco con la facilità. La sede stradale non sempre concede margini larghi, i parapetti non sono ovunque rassicuranti e alcune curve cieche richiedono attenzione a chi scende, magari con l’auto larga e la convinzione spirituale di essere solo al mondo. Una religione molto praticata, purtroppo.
Il bello della Teglia sta nella guida continua, mai isterica. Si sale, si raccordano curve medie e tornanti, si passa sotto chiome fitte, poi all’improvviso la vista si apre sulle pieghe dell’Appennino ligure e sulle valli che scendono verso il mare. Non c’è bisogno di inventarsi emozioni da catalogo. Basta fermarsi dove lo spazio lo permette, togliere il casco, ascoltare il silenzio e guardare la strada appena percorsa. In certi punti il panorama non è spettacolare nel senso banale del termine, è più ruvido, più vero. Montagne, boschi, crinali, qualche casa isolata, la sensazione precisa di essere usciti dalla Liguria da cartolina per entrare in quella meno addomesticata.
La discesa verso Molini di Triora richiede lo stesso rispetto della salita. Il fondo può cambiare in fretta, soprattutto dopo piogge o lavori stradali, e la presenza di pietrisco ai margini non è rara. Conviene tenere una traiettoria pulita, senza tagliare troppo le curve, lasciando sempre un margine per l’imprevisto. È una guida fisica ma non violenta, fatta di freno motore, sguardo lungo e mani morbide. Chi cerca la sparata da bar ha sbagliato strada. Chi invece vuole una Liguria interna, motociclistica, silenziosa e concreta, qui trova pane per i propri denti.
La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog. Il Passo della Teglia resta una strada da percorrere con calma, meglio nelle ore fresche del mattino o fuori dai giorni di maggiore movimento estivo. Si arriva al valico, si respira, poi si lascia scendere la moto verso la Valle Argentina, con il motore che lavora basso e il bosco che accompagna la strada fino ai primi segni dei paesi. La Liguria, quando smette di vendersi come cartolina, sa ancora parlare molto bene.
Sulla Strada del Passo Teglia (Liguria)
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