Sui Crinali della Storia
Itinerario in moto: Colle San Bernardo – Monesi di Triora, tra forti, confini e strade che odorano di storia
Alcuni tratti del percorso sono a pagamento: è bene ricordarlo fin dall’inizio, perché le vecchie strade militari d’alta quota che collegano Liguria e Alpi Marittime, oggi aperte ai motociclisti più curiosi, sono anche un patrimonio storico e ambientale da preservare. Pagare un pedaggio per percorrere un tratto di strada che passa tra forti, pascoli e vecchie postazioni militari non è una tassa sul divertimento, ma un piccolo contributo per mantenere viva una rete viaria costruita oltre un secolo fa tra sudore, pietra e artiglieria.
Il percorso parte dal Colle San Bernardo, spartiacque tra la valle Neva e la valle Arroscia, a quota 957 metri. È un punto dove la Liguria comincia a farsi più ruvida, dove i castagni lasciano spazio ai faggi e alle ginestre e il vento porta con sé l’odore di resina e di sale marino, perché il mare, da qui, non è mai troppo lontano. Da sempre, questo valico è stato via di transito tra il Ponente ligure e il Piemonte: mulattieri, contrabbandieri, viandanti e pastori lo conoscevano bene, molto prima che arrivassero le moto a riscrivere la geografia delle avventure su due ruote.
Dal San Bernardo si sale verso Colle di Garezzo (1793 m), un luogo che sembra uscito da un racconto alpino di fine Ottocento. Qui, durante la Prima Guerra Mondiale, furono costruite postazioni e ricoveri militari, oggi semi-nascosti tra i prati e i boschi. L’aria è sottile, il panorama si apre sull’alta valle Argentina e, nelle giornate terse, si scorge il mare scintillare tra i crinali: un contrasto tipicamente ligure, dove l’Appennino si trasforma in Alpi quasi senza avvisare.
Si prosegue verso il Passo della Guardia e poi al Passo Collardente (1601 m), toccando uno dei tratti più affascinanti della dorsale alpina tra Liguria e Francia. È qui che le antiche strade militari diventano protagoniste: tratti sterrati, a volte scavati nella roccia, che seguono fedelmente le linee di cresta. Le curve sono una sequenza ipnotica, un continuo saliscendi tra pascoli e vecchi fortini, molti dei quali ancora in piedi, testimoni silenziosi delle tensioni di frontiera tra Italia e Francia di fine Ottocento.
Il Passo Collardente, in particolare, porta con sé un nome evocativo. Pare derivi da “colla ardente”, per via della vegetazione che d’estate, battuta dal sole, sprigiona un odore intenso di erbe e resine, quasi a “bruciare” l’aria. Qui la natura è potente, selvaggia, e chi viaggia in moto sente ogni curva come un respiro.
Dal passo si raggiunge la Bassa di Sanson e poi la Cime du Pinet, dove la strada si spinge in territorio francese. In questo tratto il paesaggio muta: i versanti diventano più verdi, i boschi di conifere più fitti, e i vecchi cartelli con scritte scolorite in francese ricordano che si è ormai nella Vallon de la Madone, in direzione La Brigue. È una delle zone più pittoresche delle Alpi Marittime: una valle profonda, solcata da ruscelli e da una strada – la D43 – che sembra fatta apposta per i motociclisti.
La Brigue è un piccolo gioiello d’architettura montana: case in pietra grigia, vicoli stretti, ponti medievali e una chiesa, quella di Notre-Dame des Fontaines, che custodisce un ciclo di affreschi del Quattrocento di rara bellezza, spesso paragonati alla Cappella Sistina delle Alpi. I motociclisti che si fermano qui non lo fanno solo per il caffè o per la benzina, ma per respirare un’aria sospesa nel tempo, dove ogni muro racconta la vita dura e ostinata della montagna.
Lasciando La Brigue si toccano San Dalmas de Tende e la D91, per risalire verso Meschès e poi Casterino. Questi nomi suonano come un’eco di un’altra epoca: Tende e Casterino furono per secoli villaggi contesi tra Savoia, Francia e Regno d’Italia. Ancora oggi, nei cimiteri si leggono cognomi italiani e francesi mescolati, e le vecchie osterie raccontano di tempi in cui il confine era solo una linea disegnata male sulla carta.
Da Casterino parte una delle deviazioni più belle di tutto il percorso: la salita verso il Fort de Marguerie, un’imponente struttura militare a quota 2000 metri, costruita tra il 1883 e il 1887 come parte del sistema difensivo del Vallo Alpino. Da qui si domina la valle Roya e la strada che sale al Colle di Tende, storica porta tra Italia e Francia.
Il Colle di Tende (1870 m), celebre per la strada dei 48 tornanti e il vecchio traforo ottocentesco, è un luogo dove la storia si fa pietra. Fu costruito per motivi militari, ma finì per diventare un simbolo dell’unione e del conflitto tra i due Paesi. Durante la Seconda Guerra Mondiale la zona fu teatro di scontri e bombardamenti, e ancora oggi si possono vedere i resti delle Caserme di Boaria e le gallerie del Forte Centrale.
Il tratto tra il Colle di Tende e il Colle Campanino è tra i più spettacolari ma anche più delicati: la strada è sterrata, in parte soggetta a erosione e a chiusure stagionali, e per questo regolamentata da pedaggi e autorizzazioni. È un tratto che attraversa la Route du Marquaireis, dove i panorami si aprono a perdita d’occhio sulle vallate piemontesi e liguri, e dove l’unico rumore, oltre al motore, è quello del vento che sferza i crinali.
Dal Campanino si raggiunge il Colle dei Seigures e poi il Passo di Framagal, due nomi poco noti ma ricchi di fascino. Il primo segna un punto di collegamento tra le vecchie strade militari di confine, il secondo, con la sua piccola cappella in pietra e un cippo militare ancora visibile, racconta la fatica dei soldati che qui passarono settimane intere scavando trincee tra la neve.
Più avanti si incontra il Colle delle Selle Vecchie (2097 m), che sembra disegnato apposta per chi ama la moto lenta e contemplativa. Il nome pare derivare dai vecchi sellaio che, secondo una leggenda locale, un tempo trasportavano qui le selle dei muli per ripararle. O forse, più semplicemente, dalla forma “a sella” delle sue creste. Qualunque sia la verità, il paesaggio è mozzafiato: prati punteggiati di stelle alpine, marmotte che fischiano e, nei giorni più limpidi, lo sguardo che arriva fino al mare.
L’ultimo tratto, verso il Passo della Porta e Monesi di Triora, è una discesa lenta, quasi meditativa. Qui la montagna torna più dolce, i pascoli si fanno più larghi e il profumo di legna bruciata annuncia il ritorno alla civiltà. Monesi, oggi piccola località di villeggiatura, fu negli anni ’60 e ’70 un vivace centro sciistico. Dopo la grande frana del 2016 e la chiusura della strada principale, il paese ha vissuto un lungo silenzio, ma negli ultimi anni è tornato a vivere grazie a escursionisti, ciclisti e motociclisti. Un ritorno lento, autentico, che rende ancora più speciale arrivarci dopo una lunga giornata in sella.
L’intero itinerario, circa 133 chilometri di curve, sterrati e panorami, è un viaggio dentro la storia militare e naturale delle Alpi Liguri. Strade costruite per la guerra oggi servono la pace, e fortini nati per difendere confini ora accolgono viaggiatori che li attraversano liberamente.
È un percorso che alterna tratti asfaltati a piste sterrate, e che in più punti si trasforma in balcone sospeso tra due mondi. Qui non conta solo la destinazione, ma il ritmo delle ruote sulla ghiaia, il rumore sordo del vento nei valloni, la sensazione di essere parte di qualcosa di antico.
E se lungo la strada si incontra qualche mandria di mucche o un pastore che saluta con la mano, non è un dettaglio folkloristico: è il segno che, nonostante tutto, la montagna vive ancora secondo le sue regole. Lentamente, ostinatamente, come da sempre.
La traccia GPX di questo itinerario è disponibile per il download sul blog misterpatterson.blog. È un invito a partire, ma anche a rispettare: le Alpi non sono un parco giochi, ma un archivio vivente di storia, natura e memoria.
Sui Crinali della Storia
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