Strade alte della Carnia tra asfalto e ghiaia


Il giro parte nell’area tra Gemona del Friuli, Osoppo e Artegna, quella fascia di territorio dove la pianura friulana comincia a piegarsi verso le montagne senza fare troppa scena. La traccia GPX modificata segna un anello di circa 257 chilometri, fatto in una bella giornata di giugno con la BMW R12 GS, con partenza poco sotto i 200 metri di quota e punto più alto oltre i 1.800 metri. Non è un percorso infinito, ma è denso. E quando un itinerario è denso, spesso stanca più di uno lungo e banale, perché qui non si sta solo seduti a consumare benzina come se fosse un dovere civico.

I primi chilometri salgono verso Gemona e Venzone, passando dentro un Friuli che porta ancora addosso la memoria del terremoto del 1976. Gemona è uno di quei luoghi dove la parola ricostruzione non è decorativa. Il Duomo, le pietre rimesse insieme, il centro storico tornato in piedi, raccontano una tenacia concreta, poco incline alla retorica. Venzone, cinta dalle mura medievali e famosa anche per le sue mummie conservate nella cripta, arriva poco dopo come una parentesi severa e precisa. In moto si attraversa senza bisogno di teatralità: strada pulita, fondo generalmente buono, curve dolci e traffico variabile secondo l’orario. La mattina presto resta la scelta migliore, perché più tardi la valle si popola di auto, ciclisti e turisti convinti di essere soli al mondo, fenomeno scientificamente ancora non spiegato.

Da Resiutta e Chiusaforte la traccia prende direzione nord, lungo la Val Canale, con l’asfalto che si fa più alpino e meno accomodante. La carreggiata resta leggibile, ma le ombre dei versanti trattengono umidità e sporco, soprattutto dopo piogge recenti. La R12 GS lavora bene in questo ambiente: posizione alta, controllo facile, motore elastico e sospensioni capaci di assorbire rattoppi, giunti e qualche bordo rovinato. Qui conviene guidare rotondi. Le curve non chiedono aggressività, chiedono misura. Entrare sporchi di freno o larghi di traiettoria in queste valli è un modo elegante per ricordarsi che la montagna non ha senso dell’umorismo.

La salita verso Passo Pramollo cambia completamente il ritmo. Si sale decisi, con quota che cresce e vegetazione che si infittisce. Il valico, collegato all’area austriaca di Nassfeld, porta il giro fuori dall’Italia, anche se solo per una parte dell’anello. Serve quindi avere con sé carta d’identità valida per l’espatrio o passaporto, patente, carta di circolazione e assicurazione. Per l’Austria, sulle autostrade è richiesta la vignetta, ma su questo giro si resta su viabilità ordinaria. In moto è comunque sensato portare un kit di pronto soccorso, perché oltre confine certe cose non sono considerate folklore da baule, ma dotazione seria.

Sul versante austriaco l’ambiente cambia senza bisogno di cartelli poetici. L’ordine stradale diventa più netto, i margini sono curati, le case e i pascoli raccontano Carinzia più che Friuli. L’asfalto di solito è buono, ma nelle zone alte possono comparire ghiaia fine, acqua di scolo e residui portati dai temporali. La strada alterna tratti scorrevoli a curve più chiuse, con discese dove non bisogna lasciare lavorare solo il freno posteriore come se dovesse pagare lui il viaggio. La luce di giugno in quota taglia il paesaggio in modo secco, con passaggi rapidi tra sole pieno e ombra fredda. È una guida bella, ma non distratta.

Il rientro verso il Friuli avviene attraverso la zona di Cason di Lanza, uno dei tratti più interessanti della traccia. La malga si trova attorno ai 1550 metri, nello spartiacque tra Paularo e Pontebba. Qui la strada diventa più stretta, più concreta, meno educata. Il fondo può presentare buche, rattoppi, ghiaia ai bordi e sporco nei tornanti. Con la BMW R12 GS non è un problema, purché la si guidi come una maxienduro e non come una sportiva travestita. Le curve chiudono, il bosco nasconde la visibilità e la carreggiata, in alcuni punti, non concede spazio a interpretazioni creative. Meglio tenere margine, guardare lungo e usare il motore più della fretta.

Scendendo verso Paularo, Treppo Carnico e poi l’area di Ravascletto, la Carnia si prende il centro del viaggio. Case in pietra e legno, prati inclinati, torrenti, boschi fitti e quel silenzio da valle laterale che sembra sempre un po’ più serio del necessario. Il Monte Zoncolan, noto al ciclismo e agli impianti invernali, viene agganciato dalla traccia nella parte alta, dove la quota supera abbondantemente i 1700 metri. La salita è fisica, la discesa richiede lucidità. Dopo molte curve la stanchezza arriva mascherata da confidenza, ed è proprio lì che bisogna diventare noiosi. Essere noiosi, in moto, a volte salva il conto del carrozziere.

La parte verso Ovaro, Sauris e Casera Razzo è quella che dà al giro il carattere più alpino. Sauris vive tra lago, boschi, pascoli e tradizioni di origine germanofona. Qui il prosciutto affumicato con legno di faggio è parte reale della cultura locale, non un adesivo gastronomico messo lì per vendere taglieri a gente con gli scarponcini puliti. La strada che porta verso Casera Razzo sale alta, fino oltre i 1.800 metri nella traccia, con fondo variabile e tratti dove la ghiaia ai lati rientra facilmente in traiettoria. In una giornata asciutta di giugno è un passaggio piacevole, ma resta montagna: luce forte, vento possibile, temperatura più fresca e curve dove l’errore si paga subito, senza ricevuta.

Il rientro verso Ampezzo, Verzegnis, Cavazzo Carnico e poi Gemona chiude l’anello abbassando progressivamente la quota. La strada torna più larga, ma non per questo va sottovalutata. Nei fondovalle il caldo aumenta, l’asfalto cambia grip e il traffico riprende densità. Dopo Casera Razzo e Sauris sembra quasi di scendere da un altro giro, uno di quelli dove il Friuli non è più solo Friuli, ma confine, Carnia, Austria, malghe, boschi e strade sporche quanto basta. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.


Strade alte della Carnia tra asfalto e ghiaia

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Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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