SLOVENIA EXPEDITION 2026


Tre giorni, tre moto e tre piloti. Nova Gorica sarà la base operativa della Slovenia Expedition 2026, il punto dal quale partire ogni mattina e al quale rientrare al termine delle diverse giornate. Non un semplice trasferimento da una località all’altra, quindi, ma tre itinerari pensati per esplorare territori differenti, lasciando i bagagli alla base e affrontando le strade slovene con moto più leggere e libere.

Il percorso complessivo sarà di circa 870 chilometri e si svilupperà soprattutto nella Slovenia occidentale. Dalla zona di Nova Gorica si risalirà la valle dell’Isonzo, seguendo il corso della Soča tra Tolmino, Caporetto e Bovec. Qui la strada cambia continuamente carattere: tratti scorrevoli lungo il fiume, curve più strette, pareti rocciose, boschi e piccoli centri abitati nei quali è sempre opportuno tenere sotto controllo velocità e traffico locale.

La parte alpina porterà nel cuore delle Alpi Giulie, fino al Passo della Moistrocca, nome italiano del Vršič. Con i suoi 50 tornanti complessivi, il valico collega la valle di Trenta con Kranjska Gora e rappresenterà uno dei punti centrali della spedizione. Non sarà soltanto una sequenza di curve. La carreggiata si restringe, il ritmo diventa tecnico e alcuni tornanti richiedono attenzione per pendenza, traffico e fondo irregolare. Salendo cambieranno rapidamente vegetazione, temperatura e luce, fino a raggiungere quota 1.611 metri. Il Vršič è infatti il più alto passo stradale della Slovenia. Kranjska Gora

L’itinerario raggiungerà anche l’area del lago di Bohinj, il maggiore lago naturale permanente sloveno, circondato dalle montagne del Parco nazionale del Triglav. Sarà una giornata più alpina, alternando strade principali e collegamenti secondari, con panorami aperti e lunghi tratti immersi nelle foreste.

La terza parte della spedizione si sposterà verso l’entroterra e il Carso sloveno, fino al lago di Cerknica. Si tratta di un grande lago intermittente, alimentato e svuotato dal complesso sistema sotterraneo carsico, perciò il suo aspetto può cambiare sensibilmente secondo le piogge e il periodo dell’anno. Slovenian Tourist Board

Qui lasceremo per alcuni tratti l’asfalto più ordinato. Sono previsti circa 20 chilometri di sterrato facile e due piccoli guadi, passaggi non estremi ma sufficienti a dare alla giornata un carattere più avventuroso. Fondo compatto, pietrisco, possibili zone umide e quella prudenza che serve sempre quando una traccia sembra facile sullo schermo e poi decide di spiegarsi meglio sotto le ruote.

La Slovenia Expedition 2026 unirà passi alpini, vallate, foreste, laghi, strade secondarie e un po’ di fuoristrada accessibile. Tre giornate costruite soprattutto intorno al piacere della guida, con Nova Gorica come campo base e ogni sera il rientro allo stesso punto. Tre piloti, tre moto e abbastanza curve da non sentire la necessità di inventarne altre.


La prima giornata della Slovenia Expedition 2026 sarà un avvicinamento soltanto sulla carta. In realtà avrà già il chilometraggio, l’altimetria e il carattere di una tappa completa. Lasciato alle spalle il trasferimento iniziale, il percorso entrerà nella parte più interessante con la salita verso il Passo Nigra, a circa 1.690 metri. Qui la montagna si presenta gradualmente, tra boschi fitti, radure e scorci sul Catinaccio. La carreggiata non è particolarmente larga e invita a una guida pulita, soprattutto nei tratti in ombra dove l’umidità può restare più a lungo e ai margini possono comparire aghi di pino, terriccio o piccoli accumuli di ghiaia.

Dal Passo Nigra si proseguirà verso il Passo Costalunga, a 1.752 metri, ampia sella compresa tra il Catinaccio e il Latemar. Il paesaggio diventa più aperto e la luce cambia rapidamente. Anche la guida si fa più scorrevole, pur restando necessario controllare l’ingresso delle curve e il traffico turistico, frequente nelle ore centrali. Il Costalunga si trova circa otto chilometri a ovest di Vigo di Fassa e costituisce il collegamento naturale con la valle. Val di Fassa

La discesa conduce verso Vigo di Fassa e poi lungo l’asse principale della valle attraverso Campitello e Canazei. È un tratto meno tecnico ma raramente veloce. Paesi, rotatorie, attraversamenti pedonali, autobus e veicoli diretti agli impianti impongono un ritmo regolare. Canazei è anche uno degli ultimi punti comodi per controllare il carburante prima di affrontare la parte più alta della tappa. A settembre il traffico dovrebbe essere inferiore rispetto alle settimane centrali dell’estate, ma la Val di Fassa conserva una presenza turistica significativa e conviene attraversarla senza perdere troppo tempo.

Da Canazei comincerà la salita al Passo Pordoi. Sono ventotto tornanti nel tratto conclusivo, distribuiti su una carreggiata generalmente ampia, con curve ben leggibili e pendenza abbastanza costante. La quota cresce in fretta e il bosco lascia gradualmente spazio ai prati e alla roccia. A 2.239 metri il Pordoi separa la Val di Fassa dalla valle di Fodom, tra il gruppo del Sella e quello della Marmolada. Val di Fassa Anche con una giornata stabile, in cima possono esserci vento, temperature molto più basse e improvvisi banchi di nebbia. La sosta dovrà quindi essere valutata in base all’orario, perché il programma è ancora lungo e le Dolomiti, quando vedono tre motociclisti distratti davanti a un panorama, sanno far sparire mezz’ora senza lasciare testimoni.

La discesa verso Arabba richiede attenzione. I tornanti sono più ravvicinati, alcuni cambi di pendenza alterano la visuale e nelle curve interne possono comparire piccoli detriti trascinati dalle auto o dalle piogge. Arabba si trova sotto il gruppo del Sella e segna il passaggio dal Trentino al territorio bellunese. Da qui il percorso riprenderà quota lungo la strada delle Dolomiti in direzione del Passo Falzarego.

Il Falzarego raggiunge i 2.109 metri e si trova tra il Lagazuoi, il Col Gallina e il Sass de Stria. La strada sale con un andamento più vario rispetto al Pordoi, alternando curve aperte, brevi rettilinei e tornanti nei quali la montagna restringe la prospettiva. Il valico fu un punto strategico del fronte dolomitico durante la Prima guerra mondiale e conserva ancora testimonianze delle fortificazioni e dei combattimenti avvenuti tra il 1915 e il 1917. Lagazuoi

Superato il passo, la discesa verso Cortina d’Ampezzo sarà più veloce ma non necessariamente più semplice. Il traffico può aumentare avvicinandosi alla conca ampezzana e l’asfalto, pur generalmente buono, presenta talvolta rattoppi e giunzioni che si avvertono soprattutto con la moto inclinata. Cortina sarà un punto di attraversamento, non una vera sosta. Dopo molti chilometri e due valichi sopra i duemila metri, fermarsi per una passeggiata in centro sarebbe un modo elegante per arrivare a Nova Gorica direttamente il giorno successivo.

Lasciata Cortina, la strada tornerà a salire verso il Passo Tre Croci, a 1.805 metri. Il valico separa la conca ampezzana dalla valle dell’Ansiei e presenta un andamento più fluido, immerso nel bosco, con aperture verso il Cristallo e il Sorapiss. La discesa richiede prudenza nei tratti ombreggiati e nelle curve cieche, dove l’umidità può rendere il fondo meno uniforme. Dal passo si proseguirà verso Auronzo di Cadore, entrando in un territorio meno affollato e più disteso rispetto ai grandi centri dolomitici. Cortina Dolomiti

Oltre Auronzo cambierà nettamente il carattere della giornata. La salita verso Sella Ciampigotto e Casera Razzo abbandona le direttrici più frequentate e segue strade secondarie circondate da boschi, pascoli e pendii quasi disabitati. La carreggiata si restringe, le curve diventano meno prevedibili e il fondo può presentare rattoppi, ghiaia laterale e materiale portato sulla sede stradale dai mezzi agricoli. Qui non servirà cercare velocità. Serviranno margine, attenzione e un serbatoio già sistemato, perché distributori e assistenza diventano decisamente meno frequenti.

Casera Razzo si trova intorno ai 1.740 metri, poco sotto Sella Ciampigotto, e introduce alla parte più appartata dell’avvicinamento. La discesa verso Sauris di Sopra attraverserà un ambiente alpino diverso dalle Dolomiti centrali, meno monumentale nelle forme ma più isolato. Sauris, chiamata Zahre nella lingua locale, conserva una tradizione germanofona e un’architettura nella quale legno e pietra raccontano secoli di relativo isolamento. Sauris Zahre

Dal borgo la strada scenderà verso il Lago di Sauris, bacino artificiale realizzato sul torrente Lumiei nel 1948. La diga raggiunge i 136 metri di altezza e la SP73 attraversa la valle con tredici chilometri di tornanti e gallerie scavate nella roccia. Sauris Zahre È uno dei passaggi nei quali conviene ridurre il ritmo prima ancora che lo imponga la segnaletica. Le gallerie sono strette, la luce cambia bruscamente e l’incrocio con un veicolo largo può richiedere spazio e pazienza. Dopo il lago resteranno Ampezzo e la discesa verso Tolmezzo, dove le montagne cominceranno ad aprirsi e la strada tornerà finalmente a concedere un’andatura più regolare.


La seconda giornata della Slovenia Expedition 2026 comincerà dalla base di Nova Gorica, senza bagagli superflui e con davanti il tratto più alpino dell’intero viaggio. Da Solkan la traccia inizierà a risalire la valle dell’Isonzo seguendo il corso della Soča, che in questa parte della Slovenia accompagna la strada quasi senza interruzioni. Il fondovalle alterna centri abitati, brevi gallerie e curve scorrevoli, con una carreggiata generalmente regolare ma spesso più stretta di quanto suggeriscano le mappe. Al mattino la luce raggiunge lentamente le parti più incassate della valle e alcuni tratti possono conservare umidità, soprattutto vicino al fiume e nelle zone coperte dalla vegetazione.

Kanal ob Soči sarà il primo passaggio riconoscibile. Il paese è raccolto sulle due rive della Soča e la strada lo attraversa senza concedere molto spazio alla distrazione. Usciti dall’abitato, il percorso diventerà progressivamente più mosso e inizierà la salita verso la dorsale del Kolovrat. Qui il carattere cambia. La carreggiata si restringe, le pendenze aumentano e le curve seguono il profilo della montagna con poco margine tra il bordo dell’asfalto e il pendio. Non è una strada difficile in condizioni normali, ma richiede precisione nei tornanti e attenzione agli incontri con automobili, biciclette e mezzi agricoli.

Il Kolovrat fu uno dei punti strategici del fronte dell’Isonzo durante la Prima guerra mondiale. Sulla dorsale si trova oggi un museo all’aperto con trincee, postazioni e opere difensive restaurate. Una visita completa richiederebbe tempo e un breve percorso a piedi, quindi dovrà essere valutata tenendo presente la lunghezza della giornata. Anche limitandosi alla strada, la posizione elevata consente di comprendere bene la geografia del territorio tra Italia e Slovenia, con la valle della Soča da una parte e le montagne friulane dall’altra.

La discesa condurrà verso Kobarid, Caporetto in italiano, località inevitabilmente legata agli avvenimenti del 1917 ma anche punto di accesso a numerosi sentieri e gole. La cascata Kozjak si trova nelle vicinanze, però non è raggiungibile direttamente in moto. Occorre parcheggiare e proseguire a piedi per circa mezz’ora. Non bisogna quindi considerarla una sosta fotografica di cinque minuti, perché le cascate hanno la cattiva abitudine di non presentarsi spontaneamente davanti al cavalletto laterale.

Da Kobarid la strada riprenderà a seguire il fiume verso Bovec. Poco prima dell’abitato sarà possibile osservare la cascata Boka, alimentata dalle acque carsiche del massiccio del Kanin. Il salto principale supera i cento metri e la cascata è visibile già dalla zona della strada, senza affrontare necessariamente il sentiero che conduce al punto panoramico. Bovec rappresenterà anche uno dei riferimenti più pratici della giornata per carburante, ristoro e controllo delle condizioni meteorologiche prima della salita al Vršič.

Superato Bovec, il percorso entrerà nella parte alta della valle. Le gole della Soča restringono il paesaggio e il colore dell’acqua diventa particolarmente evidente nei tratti nei quali il fiume attraversa la roccia calcarea. La velocità media diminuisce a causa degli accessi ai campeggi, dei parcheggi, degli escursionisti e delle curve con visibilità limitata. Le Grandi Gole della Soča sono una delle aree più frequentate e in alcuni punti la presenza di veicoli fermi a bordo strada impone ulteriore prudenza.

La valle di Trenta segnerà l’inizio della vera salita al Passo Vršič. Dal versante meridionale si affrontano ventisei tornanti, spesso stretti e collegati da tratti nei quali la pendenza si avverte senza diventare estrema. Il bosco lascia progressivamente spazio ai ghiaioni e alle pareti delle Alpi Giulie, mentre temperatura e vento possono cambiare in pochi chilometri. A 1.611 metri il Vršič è il più alto passo stradale della Slovenia e collega la regione della Primorska con quella della Gorenjska. La strada conta cinquanta tornanti complessivi, ventisei sul lato di Trenta e ventiquattro verso Kranjska Gora. Kranjska Gora

La discesa settentrionale presenta una particolarità importante per chi guida una moto. Diversi tornanti conservano una pavimentazione in cubetti di pietra, più irregolare e scivolosa dell’asfalto soprattutto con pioggia, foglie o umidità. Conviene frenare con anticipo, mantenere la moto composta e non affidarsi alla generosità dell’elettronica per correggere un ingresso allegro. Lungo la discesa si incontra la Cappella Russa, costruita in memoria dei prigionieri impiegati durante la Prima guerra mondiale nella realizzazione della strada.

Alle porte di Kranjska Gora comparirà il lago Jasna, formato da due piccoli bacini artificiali alla confluenza dei torrenti Velika e Mala Pišnica. Da qui il percorso attraverserà Kranjska Gora e proseguirà verso Mojstrana, lasciando gradualmente il traffico del valico. La strada tornerà poi a salire verso l’altopiano di Pokljuka, compreso tra circa 1.200 e 1.500 metri e coperto dalla più estesa foresta di abeti rossi del Parco nazionale del Triglav. Bohinj

Sull’altopiano la luce cambia rapidamente tra le radure e il bosco. L’asfalto può restare freddo e umido anche nelle giornate serene, con aghi di pino e piccoli detriti presenti vicino ai margini. La discesa porterà verso Stara Fužina e Ribčev Laz, dove apparirà il lago di Bohinj. La traccia ne seguirà la riva fino a Ukanc, chiudendo la prima parte della giornata ai piedi delle montagne del Triglav.


Da Ukanc la seconda parte riprenderà lungo la sponda meridionale del lago di Bohinj. Questo è il maggiore lago naturale permanente della Slovenia, di origine glaciale, inserito nel territorio del Parco nazionale del Triglav. La strada tra Ukanc e Ribčev Laz è stretta, frequentata da autobus, ciclisti e pedoni, con accessi a campeggi e parcheggi che richiedono un’andatura controllata. A settembre la pressione turistica dovrebbe essere inferiore rispetto all’alta stagione, ma il lago resta una delle aree più visitate del Paese.

Superato il ponte di Ribčev Laz, riconoscibile per la chiesa di San Giovanni Battista, il percorso raggiungerà Bohinjska Bistrica. Qui sarà possibile rifornire le moto e fare una sosta prima di lasciare nuovamente le strade principali. Sarà opportuno non rimandare troppo il carburante, perché il tratto successivo attraverserà altopiani boscosi, piccoli paesi e zone nelle quali i servizi sono meno frequenti.

La traccia salirà verso l’altopiano della Jelovica, grande area forestale compresa tra Bohinj, Bled e la valle della Selška Sora. Non va confuso con Soriška Planina, che si trova più a ovest e non viene attraversata dal percorso. Le strade della Jelovica hanno un carattere appartato, con curve che seguono il profilo del bosco, cambi di luce continui e lunghi tratti privi di abitazioni. Il fondo può alternare asfalto, rattoppi e brevi passaggi più ruvidi. Dopo piogge recenti sarà possibile trovare foglie, rami e ghiaia trascinata sulla carreggiata.

La discesa porterà a Železniki, cittadina sviluppata lungo la Selška Sora e storicamente legata alla lavorazione del ferro. L’abitato è stretto tra il fiume e i versanti, perciò la strada attraversa case, incroci e accessi laterali senza concedere molto spazio. Da Železniki il tracciato continuerà verso Žiri attraverso una successione di colline, boschi e collegamenti secondari. È una Slovenia diversa da quella alpina incontrata poche ore prima. Le quote diminuiscono, le pareti rocciose scompaiono e la guida diventa più rotonda, anche se la carreggiata rimane spesso stretta.

Dopo Žiri si raggiungerà Logatec, porta settentrionale del Carso interno sloveno. Qui converrà fare un secondo controllo del carburante e dell’orario. La strada proseguirà verso Cerknica e Dolenje Jezero, punto di accesso al lago intermittente di Cerknica. Il bacino si trova in una depressione carsica e la sua estensione cambia secondo le precipitazioni e il livello delle acque sotterranee. In alcuni periodi appare come un grande lago, in altri lascia emergere prati, canali e vaste superfici asciutte. Insieme a Rakov Škocjan e alla grotta Križna jama è riconosciuto come zona umida di importanza internazionale. Parco regionale della Notranjska

Da questa zona inizierà la parte più avventurosa della spedizione. La traccia comprende circa venti chilometri di sterrato facile e due piccoli guadi. Non si tratta di fuoristrada tecnico, ma la definizione di facile resta legata alle condizioni del giorno. Piogge abbondanti possono aumentare la profondità dell’acqua, creare fango e scavare solchi dove il fondo normalmente è compatto. Prima di entrare nei guadi sarà necessario verificare profondità, consistenza e uscita, senza affidarsi alla rassicurante teoria secondo la quale, se è passato il primo, passeranno automaticamente anche gli altri due.

La valle carsica di Rakov Škocjan è attraversata dal torrente Rak e presenta due grandi ponti naturali, il Veliki naravni most e il Mali naravni most. La strada interna è in parte sterrata e corre nel bosco, con fondo generalmente compatto ma soggetto a buche e pietrisco. I ponti naturali richiedono brevi soste a piedi e non sono sempre visibili direttamente dalla carreggiata. Il percorso ufficiale attraverso la valle collega le aree di Zelše, Podskrajnik e Dolenja vas. Parco regionale della Notranjska

Superata Rakov Škocjan, la traccia raggiungerà Planina e il Planinsko polje, un’altra grande piana carsica soggetta ad allagamenti periodici. Il paesaggio si apre per qualche chilometro, poi la strada torna a salire verso Podkraj. Da qui inizierà il rientro verso la Slovenia occidentale attraverso l’altopiano della Gora. Le curve diventano nuovamente montane, ma con quote inferiori rispetto al Vršič e un traffico generalmente più contenuto.

Otlica e Predmeja si trovano sul margine dell’altopiano sopra la valle della Vipava. Nei punti aperti lo sguardo raggiunge il fondovalle e, nelle giornate limpide, una parte del Carso verso l’Adriatico. Il vento può essere sensibile e le temperature cambiare rapidamente passando dai versanti esposti alla foresta. Da Predmeja la strada entrerà nel Trnovski gozd, la foresta di Trnovo, grande area boscosa e carsica attraversata da una rete di collegamenti secondari.

L’ultimo tratto passerà per Lokve. Dopo una giornata così lunga non sarà il momento di rilassare l’attenzione. Nel bosco possono comparire animali, umidità, foglie e piccoli detriti, mentre la luce del tardo pomeriggio riduce la visibilità nelle zone più coperte. La discesa verso Solkan farà perdere quota rapidamente, riportando le moto nella valle dell’Isonzo e infine alla base di Nova Gorica.


Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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