Slovenia Expedition 2026 in moto: Vršič, Soča e Bohinj
La Slovenia Expedition del 12 settembre 2026, riletta attraverso la traccia registrata direttamente dal tracker della mia Ducati Multistrada V4 Pikes Peak, restituisce un percorso molto più interessante di quanto possa suggerire una semplice linea sulla mappa. L’anello misura circa 329 chilometri, parte e termina nell’area di Solkan e concentra in una sola giornata buona parte di ciò che caratterizza la Slovenia occidentale: il corso dell’Isonzo, le Alpi Giulie, il Vršič, gli altipiani boscosi di Pokljuka, Bohinj e le strade secondarie che riportano verso Nova Gorica. Il tracker registra circa undici ore tra partenza e rientro, soste comprese, con una quota massima poco superiore ai 1.630 metri. Il dato coincide, con la normale tolleranza del GPS, con il passaggio sul Vršič, che raggiunge ufficialmente i 1.611 metri.
Da Solkan la strada comincia quasi subito a prendere quota. Non c’è molto tempo per abituarsi alle quote basse perché il percorso si infila nell’entroterra, alternando carreggiate secondarie, bosco e tratti più aperti prima di ridiscendere verso Kanal ob Soči. Qui l’Isonzo torna a essere il riferimento naturale del viaggio. La guida cambia ritmo: meno salita continua, più curve che seguono il terreno, piccoli centri abitati, ponti e continui cambi di luce. Su queste strade conviene guidare puliti, senza allargare inutilmente le traiettorie. La carreggiata non sempre concede spazio in abbondanza e nelle zone ombreggiate foglie, umidità e materiale trascinato ai margini possono comparire proprio dove non servono.
Proseguendo verso Tolmin e Kobarid il paesaggio si apre, ma la strada non diventa banale. La valle della Soča è uno di quei territori in cui la geografia si legge direttamente dal manubrio: pareti che si stringono, acqua vicina alla sede stradale, brevi rettilinei e curve che arrivano con una continuità naturale. Kobarid porta con sé anche un peso storico preciso. La valle fu uno dei principali scenari del fronte dell’Isonzo durante la Prima guerra mondiale e ancora oggi musei, sacrari, fortificazioni e percorsi della memoria ne conservano le tracce. Sono presenze discrete lungo il viaggio, difficili però da ignorare quando si conosce quello che è accaduto su queste montagne.
Superata Bovec comincia la parte decisamente alpina. La R1 206 risale la valle di Trenta seguendo la Soča verso l’interno delle Alpi Giulie e poi cambia carattere. La salita al Vršič diventa progressivamente più stretta, ripida e tecnica. Il valico conta cinquanta tornanti, ventisei sul lato di Trenta e ventiquattro su quello di Kranjska Gora. La strada è asfaltata ma conserva tratti pavimentati, è stretta nei settori più alti e richiede una velocità coerente con il fondo e con la visibilità. In sella alla Multistrada i cavalli, qui, contano molto meno della regolarità ai bassi regimi. Entrare troppo forte in un tornante significa soltanto complicarsi l’uscita, soprattutto quando pendenza e pavimentazione suggeriscono esattamente il contrario.
Il 12 settembre 2026 c’era anche un elemento in più. Dal primo settembre era entrata in funzione una nuova organizzazione del traffico sulla sommità del Vršič e i lavori conclusivi nell’area del passo erano previsti fino alla fine del mese, pur mantenendo il transito attraverso il valico. La Slovenia, evidentemente, riesce a mettere un cantiere anche nel punto in cui uno vorrebbe limitarsi a guardare le montagne.
Dalla cima, dove il tracker registra il punto più alto dell’intera giornata, la discesa verso Kranjska Gora richiede un’attenzione diversa. Le curve restano numerose, alcune molto chiuse, mentre auto, camper, ciclisti e mezzi turistici possono spezzare rapidamente il ritmo. La strada passa anche nell’area del lago Jasna prima di raggiungere Kranjska Gora. Il Vršič collega infatti direttamente la valle della Soča con questo versante delle Alpi Giulie attraverso la storica Ruska cesta, la Strada Russa, legata alla costruzione della viabilità militare durante la Prima guerra mondiale.
La traccia prosegue verso Mojstrana e poi torna a salire, entrando nel settore di Pokljuka. Il cambiamento del paesaggio è netto. Le pareti rocciose lasciano progressivamente spazio ai boschi, agli abeti e ai pascoli dell’altopiano. Pokljuka si sviluppa indicativamente tra i 1.000 e i 1.500 metri ed è uno dei settori in cui quota e vegetazione fanno percepire rapidamente anche le variazioni di temperatura. Le strade principali sono asfaltate, ma il reticolo forestale intorno è molto più complesso e non tutto è liberamente percorribile con mezzi a motore.
Nel 2026 questo aspetto era particolarmente importante. Alcune strade forestali di Pokljuka erano soggette a limitazioni stagionali e la locale Koprivnik, Goreljek risultava interessata da lavori e chiusure, con deviazione prevista attraverso la viabilità consentita di Mrzli Studenec e Jereka. La traccia registrata dalla moto mostra infatti un andamento articolato sull’altopiano prima della discesa verso Bohinj. È uno di quei casi in cui il GPX reale racconta più di una pianificazione fatta a tavolino: sulla carta pochi chilometri possono sembrare intercambiabili, sul posto accessi, lavori e regolamentazioni decidono invece dove passeranno davvero le ruote.
La discesa verso Bohinj riporta progressivamente sotto quota mille. Il lago entra nel percorso quasi come una parentesi geografica e poco dopo, da Bohinjska Bistrica, la strada ricomincia a salire verso Soriška planina. Cambia ancora il modo di guidare. Le curve diventano più leggibili, il traffico si dirada e la salita permette di sfruttare la coppia del motore senza dover continuamente frenare e ripartire. Il fondo resta prevalentemente asfaltato, ma sulle strade di montagna conviene lasciare sempre quel margine che permette di assorbire un rattoppo, un po’ di ghiaia trascinata fuori da una piazzola o una zona rimasta umida sotto gli alberi.
Dopo Sorica la traccia si infila nuovamente su strade secondarie, gira verso ovest e torna progressivamente nell’area della valle della Bača e di Tolmin. A questo punto i chilometri cominciano a farsi sentire, ma il tratto finale non concede un vero trasferimento di riposo. Il percorso risale ancora verso Čepovan, attraversando un territorio boscoso che si mantiene attorno ai seicento metri e oltre, quindi scende verso Grgar e infine Solkan. Il paesaggio torna gradualmente quello della partenza, ma per arrivarci restano curve, piccoli nuclei abitati e carreggiate sulle quali è meglio non abbassare l’attenzione proprio negli ultimi chilometri.
Quando il tracker chiude l’anello praticamente nello stesso punto dal quale era partito, sono trascorsi circa 329 chilometri attraverso l’Isonzo, Bovec, Trenta, il Vršič, Kranjska Gora, Pokljuka, Bohinj, Soriška planina e le montagne dell’entroterra di Nova Gorica. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.
Slovenia Expedition 2026 in moto: Vršič, Soča e Bohinj
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