Sicilia in moto: da Agrigento a Licata attraverso l’entroterra e le Madonie

By poudou99 - Wo ankasa w'adwuma, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5569610

Lasciare Agrigento alle spalle significa allontanarsi quasi subito dalla dimensione archeologica che la identifica agli occhi di chi arriva da fuori, per entrare in una Sicilia molto più concreta e meno addomesticata. La città resta alle spalle mentre la moto prende quota lungo la SS 640, una strada che nei primi chilometri si presenta ampia, moderna, con carreggiata generosa e asfalto in buone condizioni, frutto degli interventi più recenti che hanno trasformato quello che un tempo era un collegamento faticoso in un’arteria scorrevole. La sensazione in sella è quella di un allontanamento progressivo dal mare, anche se il paesaggio continua a mantenere una luminosità aperta, con colline morbide e campi coltivati che riflettono la luce già forte del mattino.

La SS 640 qui non chiede ancora molto al motociclista. Le curve sono ampie, il ritmo è fluido, il traffico nelle ore giuste resta contenuto. È una strada che permette di scaldare la guida, di prendere confidenza con la moto a pieno carico, di ascoltare il motore lavorare regolare. L’altimetria cresce senza strappi, quasi senza che ce ne si accorga, e Agrigento diventa rapidamente un riferimento mentale più che visivo. Si entra così nel territorio di Caltanissetta, e il cambio di percezione è netto.

L’area di Caltanissetta racconta una Sicilia interna spesso ignorata, segnata da un passato minerario che ha lasciato tracce profonde nel paesaggio e nell’identità dei luoghi. L’asfalto della SS 640 mantiene una buona qualità anche in questo tratto, ma il contesto cambia. Le colline diventano più incise, le distanze sembrano dilatarsi, i centri abitati appaiono più radi. Qui la moto comincia a dialogare con uno spazio diverso, meno turistico, più funzionale. È una Sicilia che non si mette in mostra, che non cerca attenzione, e proprio per questo risulta estremamente interessante da attraversare.

All’altezza dell’innesto con la SS 122 bis il percorso abbandona la dimensione di grande scorrimento e inizia a farsi più tecnico. La SS 122 bis introduce curve più strette, tratti meno omogenei, qualche giunto e rattoppo che invita a una guida attenta. L’asfalto resta complessivamente valido, ma la carreggiata si restringe e la percezione del territorio diventa più intima. Si entra in una Sicilia collinare che alterna appezzamenti agricoli a zone più selvagge, con una vegetazione che cambia gradualmente man mano che si sale di quota.

Portella del Vento arriva quasi senza annunciarsi. Il nome evoca ciò che effettivamente si trova, un valico esposto, dove l’aria circola libera e il cielo sembra più vicino. Qui la moto avverte chiaramente il cambio di altitudine, la temperatura si abbassa leggermente anche nelle giornate più calde, e il vento può diventare un fattore da considerare, soprattutto con moto cariche. Il fondo stradale è buono ma non perfetto, con qualche tratto che richiede attenzione per la presenza di detriti portati proprio dalle correnti. È uno di quei punti in cui conviene rallentare, non per difficoltà tecniche, ma per leggere la strada con calma.

Da qui la discesa verso Santa Caterina Villarmosa introduce un tratto più raccolto. Le curve si susseguono con un ritmo regolare, mai esasperato, e permettono una guida pulita, rotonda, ideale per una moto come la BMW R 1250 GS che qui si muove con naturalezza. Santa Caterina Villarmosa appare come un centro ordinato, adagiato su un altopiano, e rappresenta uno snodo importante tra le strade che collegano l’entroterra nisseno con quello ennese. È un punto dove, se necessario, si trovano servizi essenziali senza difficoltà, ed è anche un buon riferimento per una breve sosta.

Riprendendo la SS 121, il tracciato cambia nuovamente carattere. Questa è una delle strade storiche dell’entroterra siciliano, una dorsale che collega Palermo a Catania attraversando zone di grande interesse geografico. Il tratto percorso in questo giro offre una carreggiata mediamente larga, un asfalto discreto con qualche tratto più vissuto, e una sequenza di curve che alternano rettilinei di respiro a pieghe più strette. Qui il traffico può aumentare in alcune fasce orarie, soprattutto per la presenza di mezzi locali e trasporto agricolo, ma resta gestibile.

L’abbandono della SS 121 per imboccare la SP 112 e successivamente la SP 19 segna un altro passaggio chiave del giro. Si entra in una dimensione più secondaria, dove la manutenzione è meno costante e la strada diventa più “vera”. L’asfalto mostra segni di usura, qualche crepa, rattoppi irregolari, ma nulla di compromettente per una guida attenta. Le curve qui sono più ravvicinate, la visibilità in alcuni punti è limitata, e la vegetazione si avvicina alla carreggiata. È un tratto che va letto metro dopo metro, senza forzare, lasciando che sia la strada a dettare il ritmo.

Resuttano arriva come una presenza discreta, un paese che vive lontano dai grandi flussi, immerso in un territorio che conserva una forte identità agricola. Attraversarlo in moto significa percepire una Sicilia quotidiana, fatta di ritmi lenti e spazi ampi. Subito dopo, la salita verso Portella Rimedio riporta la moto in quota. Questo valico non è segnato da infrastrutture evidenti, ma rappresenta un punto di passaggio importante dal punto di vista altimetrico. La strada si arrampica con decisione, le curve diventano più chiuse, e l’asfalto, pur restando percorribile, richiede attenzione per via di tratti sporchi e residui di terra.

Alimena segna l’ingresso in un’area che comincia a dialogare con le Madonie. Qui la percezione cambia ancora. L’altitudine è più evidente, l’aria più fresca, la vegetazione si fa diversa, con boschi che iniziano a comparire accanto ai campi coltivati. La SS 290 accompagna questo passaggio con una strada ben disegnata, scorrevole, che permette di mantenere un buon ritmo senza stress. Le curve sono armoniose, l’asfalto è generalmente buono, e la guida diventa nuovamente fluida.

La zona della Santissima Trinità rappresenta uno dei punti più interessanti dal punto di vista paesaggistico. Qui la strada si muove tra colline alte e valloni profondi, con scorci ampi e una sensazione di isolamento che aumenta chilometro dopo chilometro. È un tratto che invita a rallentare non per difficoltà, ma per assorbire ciò che circonda la strada. La BMW R 1250 GS qui mostra tutta la sua vocazione da viaggiatrice, stabile, composta, capace di assorbire le imperfezioni del fondo senza trasmettere tensioni inutili al pilota.

Petralia Soprana arriva come una sorpresa, arroccata e dominante, con il suo impianto urbano che racconta secoli di storia. Considerato uno dei borghi più alti della Sicilia, si trova a oltre 1100 metri di quota, e l’accesso avviene attraverso una strada che negli ultimi chilometri si fa più stretta e articolata. L’asfalto resta buono, ma la carreggiata richiede attenzione, soprattutto in presenza di traffico locale. Qui la luce cambia, il cielo sembra più vicino, e il vento può tornare protagonista.

Scendendo verso Petralia Sottana il tracciato resta tecnico ma piacevole. Le curve sono continue, il dislivello si percepisce chiaramente, e la strada mantiene un buon equilibrio tra divertimento e concentrazione. Petralia Sottana conserva un carattere più raccolto rispetto alla sorella maggiore, ma rappresenta un punto fondamentale per chi attraversa le Madonie, anche per la presenza di servizi e possibilità di sosta.

La SS 120 accompagna il viaggio lungo uno dei tratti più significativi dal punto di vista motociclistico. Questa strada attraversa il cuore delle Madonie con un andamento vario, alternando saliscendi, curve veloci e tratti più guidati. L’asfalto è mediamente buono, con alcuni segmenti rifatti di recente e altri più segnati dal tempo. Il traffico, fuori dai periodi di punta, resta limitato, e permette una guida concentrata, tecnica, mai banale.

Castellana Sicula rappresenta un altro riferimento importante. Qui il paesaggio si apre leggermente, offrendo una sensazione di respiro prima di affrontare nuovi saliscendi. Il tratto verso Portella di Aiosa è uno dei più interessanti dal punto di vista altimetrico. Si risale nuovamente, con curve che richiedono attenzione per la presenza di ombra e possibili tratti umidi anche in stagione avanzata. La vegetazione qui è più fitta, il microclima cambia sensibilmente, e la strada può presentare residui organici sul fondo.

Locati appare come un passaggio quasi sospeso, un piccolo riferimento in un territorio ampio e silenzioso. Da qui il tracciato torna a scendere lungo la SS 290 e poi attraverso la SP 6 verso Villapriolo. Questa parte del percorso riporta gradualmente verso un paesaggio più agricolo, con colline meno aspre e una luce più calda. L’asfalto torna a essere più regolare, anche se non mancano tratti rattoppati che consigliano di mantenere una guida pulita e anticipata.

Villarosa segna un ritorno a una dimensione più abitata. La presenza di traffico locale aumenta leggermente, ma resta gestibile. Le strade provinciali SP 04 e SP 30 accompagnano la moto in un tratto meno impegnativo dal punto di vista tecnico, ma interessante per leggere il territorio che cambia ancora. Le curve si allargano, le pendenze si attenuano, e la percezione del mare, pur non essendo ancora visibile, comincia a farsi sentire.

La zona di Bagno Cascina introduce un tratto più isolato, dove la strada sembra perdersi tra campi e colline basse. Qui l’asfalto può presentare qualche sorpresa, con tratti più rovinati e presenza di ghiaia, soprattutto ai margini. È una parte del percorso che richiede attenzione, ma che restituisce una sensazione di viaggio autentico, lontano da qualsiasi artificio.

L’innesto sulla SS 626 riporta per un breve tratto su una strada più ampia e veloce, prima di abbandonarla nuovamente attraverso la SP 47 e la SP 7. Queste ultime conducono verso Licata con un andamento dolce, progressivamente discendente. L’aria si fa più calda, la luce cambia, e il mare comincia finalmente a manifestarsi all’orizzonte. La guida diventa più rilassata, il ritmo si abbassa naturalmente, e la moto scorre senza sforzo verso la conclusione del giro.

L’arrivo a Licata avviene senza clamore, come è giusto che sia dopo un percorso così vario e completo. La costa riappare, il viaggio si chiude dove il mare torna protagonista, e i 265 chilometri percorsi lasciano addosso la sensazione di aver attraversato una Sicilia autentica, fatta di strade vere, paesaggi che cambiano continuamente e una geografia che si rivela solo a chi è disposto a percorrerla senza fretta. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.

Sergio De Amicis
Mister Patterson – Dog on the Road


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