Punta Veleno (VR)

Foto di andrea.bonalda vicino a Malcesine, Veneto (Italia)

Punta Veleno non è una salita che si affronta per caso. Ci si arriva dal lago, da Brenzone sul Garda, con quella calma ingannevole che il Garda sa offrire quando vuole fare il gentile prima di presentarti il conto. Acqua a sinistra, pareti del Monte Baldo alle spalle, olivi sui terrazzamenti, borghi appoggiati alla montagna come se qualcuno li avesse sistemati lì con pazienza e un certo senso pratico. Poi la strada cambia carattere. Smette di accompagnarti e comincia a chiederti rispetto.

La salita verso Prada, frazione divisa tra Brenzone sul Garda e San Zeno di Montagna, è una delle rampe più dure del versante orientale del Garda. Prada Alta si trova attorno ai 1.060 metri, nella zona della Val Vaccara, sotto il massiccio del Monte Baldo, con l’Alpe di Costabella che domina il paesaggio verso l’alto. Non siamo più nel Garda da passeggiata domenicale, quello del gelato e delle infradito. Qui la strada sale davvero, e lo fa con poca voglia di negoziare.

Il tratto noto come Punta Veleno parte dalla zona di Castello di Brenzone e raggiunge Prada Alta dopo circa nove chilometri molto severi, con quasi mille metri di dislivello. Le misurazioni variano leggermente a seconda del punto esatto considerato, ma il dato sostanziale resta quello: pendenze medie superiori al 10 per cento e tratti centrali che, tra il secondo e l’ottavo chilometro, possono arrivare a medie vicine al 14,6 per cento, con punte che sfiorano il 20 per cento. Tradotto per chi va in moto: prima marcia pronta, frizione trattata con educazione, sguardo alto e niente manie da eroe. Gli eroi, di solito, finiscono nelle cunette.

La carreggiata è stretta, spesso incassata nel verde, con tornanti secchi e ravvicinati. Non è una strada veloce e non deve esserlo. L’asfalto, a seconda della stagione e delle manutenzioni, può presentare rattoppi, sporco portato dall’acqua, ghiaietta sui margini e qualche deposito vegetale nelle zone più ombreggiate. In salita la moto lavora di coppia, il motore spinge con continuità, ma il pilota deve restare pulito nei movimenti. Nei tornanti più chiusi conviene entrare larghi quanto basta, senza invadere, lasciando respirare la moto e tenendo sempre margine per ciclisti, auto locali o mezzi agricoli. Perché naturalmente, anche sulla salita che sembra progettata per verificare la stabilità mentale dell’umanità, può comparire qualcuno nel punto meno opportuno.

La luce cambia in fretta. Dal lago si parte con riflessi aperti, aria più mite, profumo di olivi e pietra calda. Salendo, il paesaggio si chiude nei boschi, l’umidità aumenta nei tratti in ombra e la temperatura può scendere sensibilmente. La vegetazione accompagna bene il cambio di quota: ulivi e macchia gardesana lasciano spazio a boschi più freschi, prati e zone aperte verso Prada. Quando la strada concede un varco, il Garda appare in basso con una prospettiva quasi verticale. È uno dei momenti più belli del percorso, ma anche uno di quelli in cui è meglio non farsi ipnotizzare. Guardare il lago è legittimo. Farlo mentre si entra in un tornante al quindici per cento è una decisione creativa, e come molte decisioni creative può finire male.

Punta Veleno è famosa soprattutto nel mondo del ciclismo. Il nome stesso è diventato una piccola leggenda sportiva del Garda: la salita è stata associata alle grandi prove su strada e viene spesso paragonata, per durezza, ad alcune delle ascese più severe affrontate dai ciclisti professionisti. Nel 2012 fu inserita nel Giro del Trentino, dove Domenico Pozzovivo vinse la tappa, confermando la reputazione piuttosto poco accomodante di questa rampa gardesana. Per una moto, ovviamente, lo sforzo fisico è diverso, ma la strada resta tecnica. Cambia il mezzo, non cambia la necessità di rispetto.

L’arrivo a Prada ha un sapore completamente diverso rispetto alla partenza. Il lago resta sotto, ormai lontano, mentre attorno compaiono prati, case sparse, malghe, boschi e quell’aria del Baldo che sa già di montagna. Prada non è un grande centro turistico costruito per fare scena. È un insieme di nuclei abitati, tra Prada Alta, Prada Bassa, Fiès e altre località della Val Vaccara, con un’identità legata alla montagna, ai pascoli, alle escursioni e alla vita più lenta dell’altopiano. Qui ci si può fermare, lasciare raffreddare freni e testa, bere qualcosa, guardare la strada appena fatta e ricordarsi che ogni tanto anche la prudenza ha un suo fascino, benché l’umanità continui a considerarla meno fotogenica dell’incoscienza.

Per chi percorre Punta Veleno in moto, il momento migliore resta la mattina nei giorni feriali, quando il traffico è ridotto e la luce arriva ancora pulita dal lago. Nei fine settimana la presenza di ciclisti può essere importante, soprattutto nella bella stagione, e questo impone una guida ancora più attenta. La discesa richiede più giudizio della salita: freno motore, andatura bassa, niente staccate inutili, nessuna confidenza eccessiva con i tornanti. In bici viene spesso sconsigliato scendere direttamente da Punta Veleno per la forte pendenza e la difficoltà del tracciato; in moto non c’è lo stesso limite meccanico, ma resta una strada da prendere con lucidità.

Da Prada si può proseguire verso San Zeno di Montagna e rientrare al lago con una discesa più ampia e meno brutale, oppure continuare a esplorare il versante del Monte Baldo. È una zona che merita tempo, non perché servano frasi solenni, ma perché le strade qui cambiano continuamente ritmo: lago, bosco, pascolo, balconi panoramici, curve strette e piccoli centri dove la moto sembra sempre un po’ troppo rumorosa, anche quando non lo è.

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Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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