Pirenei in moto: da Escalona ad Arneguy, la linea diventa occidentale


L’uscita da Escalona avviene quando la luce è ancora bassa e radente, quella che nei Pirenei non è mai davvero morbida ma tende a scavare i profili, a rendere tutto più netto. Il tracciato lascia subito la valle del Cinca e prende direzione verso la carretera de Buerba, una strada secondaria che sale senza preavviso, stretta quanto basta da costringere a una guida attenta ma mai nervosa. L’asfalto qui è irregolare, con tratti riasfaltati a chiazze e altri più ruvidi, tipici delle vie di montagna spagnole poco trafficate. La GS 1250 assorbe bene, ma il ritmo resta volutamente contenuto, anche perché il paesaggio cambia rapidamente e invita più all’osservazione che alla fretta.

La Collata de las Fuebas arriva quasi in silenzio. Non c’è un vero segnale di valico, solo una variazione nella vegetazione e una luce che si apre leggermente verso sud. I pendii sono ampi, segnati da pascoli radi e da boschi di pino che iniziano a farsi più fitti man mano che la strada prende quota. Le curve sono ampie, con un raggio costante e una pendenza regolare, ideale per lasciar scorrere la moto in terza e quarta senza forzare. Il fondo è pulito, ma non mancano residui di terra portati dai mezzi agricoli, soprattutto nelle prime ore del mattino quando l’umidità rende l’asfalto leggermente viscido.

Los Sestrales compare sulla sinistra come una muraglia di roccia chiara, una presenza massiccia che accompagna la salita. Qui la sensazione di isolamento è netta. Il traffico è quasi inesistente e il rumore del boxer rimbalza tra le pareti con un’eco secca. La HU 631 porta verso il Col de Fanlo, un passaggio che non colpisce per l’altitudine in sé, poco sopra i 1400 metri, quanto per il modo in cui la strada si inserisce nel territorio. L’asfalto è discreto, con qualche avvallamento nelle zone d’ombra, e le curve si susseguono con una logica naturale, mai forzata. È una strada che sembra disegnata più per collegare che per impressionare, e proprio per questo risulta piacevole.

Superato Fanlo, la discesa verso Sanvisè cambia completamente registro. La carreggiata si stringe, il fondo diventa più grezzo e compaiono tratti rattoppati alla meglio. Qui è facile trovare ghiaia in uscita di curva, soprattutto dopo le piogge. La guida richiede più attenzione, ma il ritmo resta fluido. Il borgo appare all’improvviso, raccolto e silenzioso, con poche case in pietra e un’atmosfera che sembra sospesa. Da qui si intercetta la N260A, una delle arterie trasversali più note dei Pirenei aragonesi.

La N260A è una strada diversa, più ampia, con un asfalto generalmente buono e una segnaletica più presente. Il traffico aumenta leggermente, ma resta lontano dai flussi turistici delle valli più famose. La via de Linás conduce verso il Puerto de Cotefablo, uno dei passaggi più significativi di questa giornata. La salita è progressiva, con curve ampie alternate a tornanti più chiusi, spesso in ombra. L’asfalto qui è drenante, di buona qualità, ma nei mesi autunnali può presentare foglie e residui vegetali. A circa 1400 metri si avverte un cambiamento nel microclima. L’aria si fa più fredda, l’umidità aumenta e la luce si attenua sotto la copertura dei faggi.

Il Cotefablo non è un passo spettacolare in senso classico, ma è uno di quelli che restano impressi per l’equilibrio tra strada e ambiente. Non c’è nulla di eccessivo, tutto è proporzionato. La discesa verso Biescas è lunga e costante, con un asfalto che migliora man mano che si perde quota. Qui è facile incontrare qualche mezzo agricolo o furgoni locali, soprattutto a metà mattina. La GS si muove con naturalezza, ma conviene mantenere un margine, perché alcune curve cieche possono riservare sorprese.

Biescas rappresenta una breve parentesi più urbana. È uno dei punti utili per una sosta carburante o per un caffè veloce, soprattutto considerando la lunghezza complessiva della tappa. Uscendo dal paese si prende direzione Bubal e poi la A136, una strada più scorrevole che segue il corso del Gállego. L’asfalto è ottimo, la carreggiata ampia, e il traffico aumenta sensibilmente, soprattutto nei fine settimana. La guida qui diventa più rilassata, quasi di trasferimento, ma il contesto montano resta dominante, con le pareti che si alzano ai lati e il fiume che accompagna.

Il Col du Pourtalet segna il ritorno in Francia e rappresenta uno dei valichi più noti del settore centrale dei Pirenei. A circa 1790 metri, è anche il punto più alto di questa terza parte del percorso. La salita dal versante spagnolo è ampia e ben asfaltata, con curve veloci e una pendenza costante. L’esposizione al vento è evidente, soprattutto negli ultimi chilometri, e nelle giornate limpide la temperatura può scendere rapidamente. In ottobre il traffico è ancora presente, ma meno intenso rispetto all’estate. La visibilità è ottima e il panorama si apre su un ambiente più alpino, con prati d’alta quota e strutture sciistiche ormai ferme.

La discesa verso Laruns cambia ancora il tono della giornata. Il versante francese è più verde, più umido, con un asfalto leggermente più liscio ma spesso sporco nelle zone boschive. La D934 conduce rapidamente in valle, ma il percorso devia quasi subito sulla D294, una strada minore che introduce a una sequenza di colli poco conosciuti ma straordinariamente continui. Il Col du Porteigt e il Col du Matié Blanche non sono passi segnati da grandi cartelli o strutture turistiche. Sono semplicemente strade che salgono e scendono seguendo il terreno, con curve strette, pendenze irregolari e un fondo che alterna tratti perfetti ad altri più rovinati.

Qui la guida diventa tecnica. La GS richiede un uso attento del freno motore e una scelta precisa delle traiettorie. Le curve spesso non sono visibili in anticipo, l’illuminazione cambia rapidamente passando da zone aperte a tratti in ombra fitta, e non è raro trovare umidità persistente sull’asfalto. Escot appare come un punto di respiro, una manciata di case che segnano il ritorno su una via più conosciuta, la N134.

La N134 accompagna verso Osse en Aspe, seguendo la valle con un andamento più regolare. L’asfalto è buono, il traffico presente ma mai opprimente. È una strada che permette di rilassare la guida per qualche chilometro, anche se la stanchezza inizia a farsi sentire. Da Osse en Aspe si imbocca la Route du Col Hourataté, un tratto che riporta immediatamente in un contesto più selvaggio. La salita al Col de Hourataté è stretta, con un fondo ruvido e spesso sporco. Qui è fondamentale mantenere una velocità moderata e una posizione attiva in sella.

Dal Hourataté inizia una sequenza impressionante di colli minori che caratterizzano l’ultimo terzo di questa tappa. Col de Bouèson, Col de Labais, Col de Soudet, Col de Suscousse. I nomi si susseguono quasi senza soluzione di continuità, ma ciò che colpisce è la varietà delle strade. Alcuni tratti sono larghi e ben asfaltati, altri sembrano più piste di collegamento che vere strade di montagna. L’asfalto può essere liscio o sorprendentemente abrasivo, con tratti dove la ghiaia invade la carreggiata, soprattutto in uscita dai pascoli.

La zona di Larrau segna uno dei punti più remoti e affascinanti del percorso. Qui la presenza umana è minima e il paesaggio è dominato da pascoli d’alta quota e boschi radi. La D113 e la D26 sono strade che richiedono attenzione costante, non tanto per la difficoltà tecnica quanto per l’imprevedibilità del fondo. In ottobre non è raro trovare foglie, fango portato dagli animali e tratti umidi che non asciugano mai.

Il Col d’Orgambidesca introduce in territorio basco con una progressione quasi ipnotica di saliscendi. Col Bagargiak, Col Heguichouria, Col de Sourzay, Col d’Irau. Non sono passi alti, ma il continuo cambio di quota, unito alla lunghezza complessiva della tappa, mette alla prova la concentrazione. La GS continua a essere una compagna solida, ma il pilota deve gestire le energie, soprattutto nei tratti più stretti dove una traiettoria sbagliata può costringere a correzioni improvvise.

Il Col d’Atharburu e il Col d’Arhe precedono l’ultima sequenza di strade che portano verso la frontiera. La D301 e la D428 si snodano tra boschi sempre più fitti, con un asfalto che alterna tratti rifatti di recente ad altri più datati. L’illuminazione diventa più bassa nel pomeriggio, il sole filtra tra le foglie creando zone di luce e ombra che richiedono attenzione visiva. Il Col d’Elhursaro e la zona di Heganza rappresentano gli ultimi saliscendi prima di Arneguy.

Arneguy arriva quasi senza preavviso, come spesso accade nei paesi di confine. La sensazione è quella di aver attraversato una linea continua di montagne senza interruzioni nette, un susseguirsi di valli e colli che raccontano la vera essenza dei Pirenei occidentali. I circa 356 chilometri di questa tappa si fanno sentire nelle braccia e nella schiena, ma lasciano anche una consapevolezza precisa. Qui la strada non è mai un semplice collegamento. È parte integrante del territorio, ne segue i limiti e le possibilità, obbliga a una guida attenta e rispettosa.

La traccia GPX completa, come sempre, è disponibile sul blog e restituisce fedelmente questo intreccio di strade grandi e piccole, di passi noti e colli dimenticati. È una giornata lunga, forse una delle più impegnative dell’intera traversata, ma anche una di quelle che definiscono davvero cosa significa attraversare i Pirenei da est a ovest in moto.

Meta-Title: Pirenei in moto terza parte, da Escalona ad Arneguy attraverso i colli franco spagnoli
Meta-Description: Terza parte della traversata dei Pirenei in moto. 358 km da Escalona ad Arneguy tra Aragona, Béarn e Paesi Baschi, passi minori, asfalti variabili e guida tecnica.


Pirenei in moto: da Escalona ad Arneguy, la linea diventa occidentale

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