Pirenei in moto: da Andorra a Escalona, la linea continua verso ovest


La dogana sulla N22 arriva quasi senza avvisare, una linea sottile tra due mondi che in realtà si assomigliano più di quanto le mappe vogliano far credere. Andorra al mattino ha un’aria sospesa, soprattutto in ottobre, quando il traffico estivo è solo un ricordo e l’aria ha già quella freschezza che entra nelle prese d’aria della giacca senza chiedere permesso. Il GS 1250 è carico quanto basta per un attraversamento lungo, non un fine settimana, e il motore gira rotondo fin dai primi metri fuori dal tunnel. La CG2 accompagna l’uscita dal fondovalle con asfalto perfetto, curve ampie, una progressione fluida che serve a rimettere ordine dopo i chilometri di trasferimento. È una strada che invita a non avere fretta, a lasciar lavorare la ciclistica senza forzare, mentre la luce del mattino filtra tra i pendii ancora in ombra.

Superato il primo tratto, la deviazione verso Sant Pere e poi Canillo segna l’inizio della vera giornata di guida. L’ambiente si chiude gradualmente, la valle si stringe, l’umidità resta più a lungo sull’asfalto e nei punti in ombra il fondo cambia consistenza. Nulla di critico, ma abbastanza da ricordare che qui l’ottobre non è più estate. La CS240 verso il Col d’Ordino sale con decisione. L’asfalto perde quella perfezione iniziale e diventa più vissuto, con una grana ruvida che restituisce bene il feeling all’anteriore. Le curve sono regolari ma mai banali, con raggi variabili e pendenze che si fanno sentire soprattutto in uscita. È una strada che va letta, non subita, lasciando scorrere la moto senza cercare velocità inutili.

Il Col d’Ordino arriva senza scenografie. Non è uno di quei passi che si impongono con il panorama, ma uno snodo reale, utilizzato, dove il vento gira spesso e la temperatura può scendere rapidamente anche in giornate limpide. Ordino si stende subito sotto, ordinata, silenziosa, con quell’aspetto tipico dei centri di montagna fuori stagione. Riprendendo la CG3 e poi la CG4 il tracciato diventa più tecnico. La carreggiata si restringe, l’asfalto alterna tratti drenanti a zone rattoppate, e la luce fatica a entrare nei punti più incassati. Qui conviene guidare puliti, senza forzare ingressi o accelerazioni, perché le sorprese arrivano sempre dove meno te le aspetti.

Xixerella segna un cambio di passo. Il traffico praticamente scompare e l’ambiente si apre. Si inizia a percepire la quota, l’aria diventa più secca e il vento più presente. L’avvicinamento al Port de Cabús è uno dei momenti più interessanti della giornata. L’asfalto accompagna ancora per qualche chilometro, poi lascia spazio allo sterrato del Camí de Tor a Port Cabús. È una pista larga, ben battuta, con fondo compatto e ghiaia fine soprattutto nei tornanti. Nulla di impegnativo dal punto di vista tecnico, ma richiede attenzione costante. In ottobre l’elemento critico non è la difficoltà, ma il meteo. Una pioggia improvvisa o una notte fredda possono trasformare rapidamente il fondo.

Il Port de Cabús è un luogo essenziale. Frontiera naturale, spazio aperto, vento costante. Qui non c’è nulla che inviti a fermarsi a lungo, ma tutto suggerisce rispetto. La discesa verso Tor va affrontata con calma. La pista de Tor mantiene caratteristiche simili, con qualche tratto più smosso e alcune pietre affioranti che obbligano a scegliere la traiettoria con criterio. Norís arriva senza clamore, così come Ferrera d’Alins, dove l’asfalto della L-510 restituisce una sensazione di maggiore continuità.

La L-504 verso Araós scorre bene, ma non va sottovalutata. È una strada di montagna vera, con curve cieche, residui di fogliame e tratti in ombra dove l’umidità resta anche nelle ore centrali. Llavorís passa quasi inosservata, ma segna l’ingresso in una zona dove la presenza umana è discreta, mai invasiva. La C-13 riporta temporaneamente a una dimensione più ampia. Rialp si apre nel fondovalle come un punto di respiro, utile anche dal punto di vista pratico. Qui conviene fare una prima valutazione su carburante e tempi, perché la giornata è ancora lunga.

La N-260 è una costante nei viaggi pirenaici. È una strada che cambia spesso carattere, alternando tratti scorrevoli a sezioni più segnate. La deviazione verso la carretera de la Robleta in direzione Peramea è una scelta che ripaga. Qui l’asfalto racconta anni di inverni e manutenzioni minime. Curve irregolari, pendenze variabili, fondo che richiede una guida attenta ma mai stressante. Bretui arriva come una pausa breve, poi il Collado de Sant Antoni riporta la quota sopra livelli più seri. Il vento torna protagonista e la temperatura cala sensibilmente, soprattutto se il sole inizia a scendere.

La Pobleta de Bellveí è uno di quei paesi che segnano un passaggio più che una destinazione. Qui è sensato fermarsi, controllare il livello del serbatoio e fare due conti. Le distanze non sono estreme, ma le strade allungano i tempi. La L-503 verso Senterada è piacevole, con un asfalto discreto e un andamento che invita a una guida rotonda. La N-260 ritorna verso Perves e Viu de Llevata con panorami più aperti e curve che permettono finalmente di respirare.

Pont de Suert è uno snodo importante. Qui la valle cambia volto, diventa più ampia, più luminosa. I servizi sono presenti senza essere invadenti. La N-230 in direzione Bonansa è una delle strade che restano impresse. Tecnica, varia, con pendenze percepibili e un fondo che alterna buone condizioni a tratti più vissuti. La guida deve restare costante, senza strappi, lasciando lavorare sospensioni e motore.

L’A-1605 e l’ingresso a Bonansa segnano l’accesso a una zona meno battuta. Il traffico si riduce drasticamente e la strada torna a essere un dialogo diretto con il territorio. La HF29 verso il Col de Fadas è stretta, con asfalto non sempre uniforme e qualche residuo di ghiaia nei punti più ombreggiati. Non è un tratto da sottovalutare, soprattutto nel tardo pomeriggio. Il passo non si impone con scenografie, ma chiude una sequenza di guida intensa.

Castejón de Sos rappresenta un riferimento solido prima di deviare verso la carretera de Chía, la HUV-6412. Qui la strada si fa più raccolta, con curve brevi e continue, fondo discreto ma irregolare. Chía è l’ultima presenza abitata prima di tornare sullo sterrato della pista forestal di Plan Chía. Anche qui nulla di estremo. Fondo compatto, qualche tratto più smosso, attenzione soprattutto se l’umidità è elevata. Plan si apre luminosa, quasi come una pausa visiva, prima di riprendere asfalto.

L’A-2609 e poi Salinas accompagnano verso l’A-138, che segna l’uscita graduale dalla montagna più severa. Escalona arriva senza bisogno di sottolineature. Dopo 274 chilometri di strade vere, di guida continua e di concentrazione costante, basta spegnere il motore per capire che questa seconda parte della traversata dei Pirenei non è un semplice collegamento. È una giornata piena, autonoma, che richiede rispetto e restituisce esattamente quello che promette.

La traccia GPX completa, come sempre, è disponibile sul blog.


Pirenei in moto: da Andorra a Escalona, la linea continua verso ovest

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