Passo Dordona in moto: l’avventura che non ti aspetti!
Quando si parte da San Pellegrino Terme in sella alla propria moto, si ha la netta sensazione di lasciare alle spalle il mondo ordinario per entrare in una dimensione sospesa, dove l’asfalto racconta storie e le curve portano memoria. Questo itinerario, percorso nei primi giorni di luglio, non è soltanto un viaggio tra valli alpine e vette silenziose, ma un’immersione nella storia, nei sapori e nei misteri della Val Brembana. Si snoda da San Pellegrino Terme, prosegue per Lenna, Branzi, Foppolo, fino a inerpicarsi sul selvaggio e spettacolare Passo Dordona. La traccia GPX è scaricabile gratuitamente da misterpatterson.blog, ma ciò che non si potrà scaricare è l’emozione unica che questo tragitto sa regalare. Va vissuto. Curva dopo curva.
San Pellegrino Terme è un nome che evoca acque miracolose, liberty decadente e un passato che fu splendore europeo. Sorge a 358 metri sul livello del mare, nella parte più profonda della Val Brembana, e da fine Ottocento fu una delle stazioni termali più celebri d’Europa. Il Grand Hotel, simbolo di quell’epoca, è ancora lì, come un colosso addormentato, oggi parzialmente restaurato. Fu progettato nel 1902 in pieno stile liberty lombardo, ed è stato testimone di feste aristocratiche, congressi medici e soggiorni di reali. Gabriele D’Annunzio vi soggiornò, e pare che vi si sia ispirato per alcuni suoi versi sul culto delle acque. Ma San Pellegrino è anche la patria di una delle acque minerali più famose al mondo. L’acqua omonima fu commercializzata fin dal 1899 e oggi è esportata in oltre 150 paesi, ma la sorgente — già nota agli antichi romani — era considerata curativa fin dal Medioevo. A metà Novecento, tra le terme, le ville e i casinò, qui si respirava un’aria di Riviera alpina. Ma poi venne il declino, e il turismo termale crollò. Oggi però si assiste a una lenta rinascita. Il nuovo centro termale QC Terme ha riportato i riflettori su questo borgo, offrendo esperienze sensoriali che mescolano benessere e architettura d’epoca.
Lasciando San Pellegrino alle spalle, si segue la SS470, affiancando il fiume Brembo che ci accompagna come un compagno di viaggio vecchio e silenzioso. La moto comincia a respirare meglio, mentre il traffico svanisce. Dopo pochi chilometri si arriva a Lenna, un borgo apparentemente modesto, ma che custodisce una delle storie più affascinanti della valle. Lenna era uno dei centri più attivi della Repubblica di Venezia nella produzione del ferro. Dal 1400 al 1700, infatti, tutta l’area della Val Brembana fu intensamente sfruttata per l’estrazione e la lavorazione del ferro, che veniva poi trasportato fino a Bergamo e da lì a Venezia per la costruzione di navi e armamenti. A Lenna esiste ancora il “Maglio”, un’antica fucina ad acqua del XVII secolo, perfettamente restaurata. Le ruote idrauliche, le incudini e i mantici raccontano un passato dove ogni colpo di martello era un passo nella storia della Serenissima. Un piccolo museo racconta tutto questo, spesso trascurato dai turisti frettolosi ma imperdibile per chi ama i retroscena della civiltà.
Da Lenna, la salita verso Branzi è dolce e selvaggia allo stesso tempo. Si attraversano frazioni dal nome antico come Scalvino e Cornello dei Tasso, patria dell’invenzione del servizio postale moderno. I Tasso — sì, proprio la famiglia di Torquato Tasso — erano corrieri pontifici, fondatori del sistema di posta imperiale degli Asburgo. Cornello è oggi un borgo medievale perfettamente conservato, uno di quei luoghi che sembrano essere usciti da un manoscritto miniato. Il pavé antico, le case in pietra, i portici bassi: tutto parla di un tempo sospeso. Fermarsi qui per un caffè è quasi un atto dovuto. Ma guai a non provare i formaggi locali. La Strachitunt, tipica di questa zona, è un formaggio a pasta erborinata prodotto ancora in modo artigianale. Il suo gusto intenso e complesso lo rende perfetto per una pausa gourmet. È un patrimonio DOP dal 2014, e viene prodotto solo in pochi alpeggi della zona.
Arrivati a Branzi, si entra nel cuore montano della Val Brembana. Qui il paesaggio cambia: il fondovalle si stringe, le montagne si avvicinano e il verde si fa più severo. Branzi è celebre per le sue cascate e per il lago, ma anche per essere punto di partenza di escursioni al Rifugio Fratelli Calvi o ai Laghi Gemelli. In epoca medievale era una zona di passaggio per i commercianti e le mandrie transumanti che passavano dai passi alpini. Ma c’è un’altra storia, meno nota, che rende Branzi un luogo quasi leggendario. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu base di numerosi gruppi partigiani. I boschi circostanti furono rifugio e campo d’azione per i combattenti della libertà. La Val Sambuzza, poco sopra Branzi, fu teatro di scontri tra partigiani e reparti tedeschi tra il 1944 e il 1945. Ancora oggi, nei boschi, si trovano trincee, resti di baracche e croci di legno a memoria dei caduti.
Proseguendo verso Foppolo, la strada si fa sempre più solitaria e impegnativa. I tornanti iniziano a farsi più stretti e il bosco si infittisce. Foppolo è una delle stazioni sciistiche più note della Lombardia, anche se il suo splendore ha conosciuto alti e bassi. Negli anni ’70 e ’80 era meta chic per le settimane bianche dei milanesi. Poi venne la crisi, e il turismo calò. Ma negli ultimi anni, grazie a nuove strutture e a una maggiore attenzione alla sostenibilità, Foppolo sta cercando di reinventarsi. D’estate è un paradiso per motociclisti e trekker. I prati d’altura si riempiono di marmotte, i cieli vengono tagliati da aquile e falchi, e l’aria è talmente limpida che si riescono a vedere le Grigne e, nelle giornate migliori, persino il Monte Rosa.
È qui che inizia la vera sfida: il Passo Dordona. Questo valico collega la Val Brembana con la Valtellina, più precisamente con Fusine, sopra Morbegno. Ma non aspettatevi un passo asfaltato e turistico: il Dordona è una mulattiera militare, percorribile solo con moto enduro, MTB o a piedi. Salire in sella e affrontare il Passo Dordona significa accettare il patto tra moto e montagna, tra fango e fatica, tra respiro e roccia. L’itinerario sterrato si inerpica tra pascoli, tornanti di terra, pietraie e vecchie casermette. La mulattiera fu costruita durante la Prima Guerra Mondiale per scopi difensivi e ancora oggi se ne vedono i ruderi. A 2061 metri di quota, in cima al passo, si trova il cippo commemorativo ai caduti della Resistenza: anche qui i partigiani combatterono e morirono. La vista, una volta in vetta, è uno di quegli spettacoli per cui si accetta volentieri ogni scossone, ogni respiro corto, ogni goccia di sudore. Davanti si apre la Valtellina, dietro la Val Brembana. Silenzio assoluto, rotto solo dal vento e dal battito del proprio cuore.
Un aneddoto curioso: si racconta che durante un inverno particolarmente rigido del 1956, un vecchio alpino della zona si rifugiò per settimane in una delle casermette sul Dordona, vivendo di formaggio stagionato e neve sciolta. Quando fu ritrovato, era vivo e vegeto e disse: “La montagna la devi ascoltare. Se ti accetta, ti salva.” Questo detto, oggi inciso su una tavoletta di legno accanto al cippo, è diventato una specie di mantra per escursionisti e motociclisti della zona.
Ma il viaggio non è solo paesaggio e memoria. È anche gusto. Tornando indietro, magari facendo tappa a Branzi o Lenna, è d’obbligo una sosta gastronomica. La polenta taragna qui è regina assoluta: servita con burro, formaggi fusi e magari un bicchiere di vino Valcalepio rosso corposo. Non mancano i dolci: le torte rustiche alle mele locali, i biscotti di mais e l’immancabile “Brasadèla de Lenna”, ciambella soffice cotta nel forno a legna, la cui ricetta resta gelosamente custodita da poche famiglie del borgo.
C’è qualcosa di sacro in questo itinerario. Non nel senso religioso del termine, ma nel suo significato più antico: sacer come separato, speciale, fuori dall’ordinario. Percorrere la strada da San Pellegrino Terme al Passo Dordona è un atto di immersione nella storia, nella natura, nell’anima della montagna bergamasca. È un modo per sentire il tempo rallentare, per ricollegarsi al ritmo dei tornanti, per ascoltare le voci dimenticate nei boschi. Chi guida con il cuore aperto, qui troverà risposte che altrove sfuggono.
Nota importante sull’accesso al Passo Dordona:
Il tratto finale che conduce da Foppolo al Passo Dordona non è una strada pubblica asfaltata, ma una mulattiera sterrata di origine militare oggi gestita da privati. L’accesso è a pagamento e regolamentato nei mesi estivi. L’ingresso è riservato a mezzi autorizzati (moto enduro, MTB, e veicoli 4×4 con permesso) e richiede il pagamento di un pedaggio che varia tra i 5 e i 10 euro, da versare tramite parchimetro automatico o app, a seconda dell’anno e delle disposizioni comunali. Il ticket vale per una giornata e in alcuni periodi può essere acquistato anche online o presso punti convenzionati nel comune di Foppolo.
È vietato il transito ai camper, ai veicoli non idonei o alle moto da strada pura, sia per ragioni di sicurezza che di conservazione del tracciato. È fortemente consigliato informarsi presso il sito ufficiale del Comune di Foppolo o presso l’ufficio turistico locale prima della partenza. Il fondo è impegnativo e richiede buone capacità di guida su sterrato. In caso di maltempo o frane, il passo può essere chiuso temporaneamente.
Passo Dordona in moto: l’avventura che non ti aspetti!
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