Passi del Pasubio in moto: 98 km tra asfalto, sterrato e Grande Guerra
L’itinerario tra Passo Borcola, Passo Pianella, Passo Valbona, Passo Vena e Passo Sommo è uno di quei giri che ricordano al motociclista una verità semplice: non serve attraversare mezzo continente per trovare strade capaci di mettere insieme guida, storia, boschi, silenzio e qualche tratto dove la moto smette di fare la turista e torna a fare la moto. Siamo nella zona del Pasubio e dell’altopiano di Folgaria, territorio duro, verticale, segnato dalla Grande Guerra e da una viabilità che alterna asfalto, tornanti, tratti stretti e passaggi dove conviene tenere gli occhi aperti. Cosa che, per inciso, in moto sarebbe sempre consigliabile, anche se l’umanità continua a considerarla un’opzione.
Il giro misura circa 98 chilometri e offre una percorrenza varia, mai banale. Si parte verso il Passo Borcola, collegamento storico tra la Val Terragnolo e la zona di Posina. Il passo si trova a circa 1.207 metri di quota ed è uno dei luoghi simbolici del fronte austro-italiano durante la Prima Guerra Mondiale. La strada sale con andamento deciso, curve ravvicinate e tratti immersi nel bosco. L’asfalto può cambiare qualità in pochi chilometri, con zone più pulite alternate a rattoppi e qualche residuo portato giù dall’acqua. È una strada da guidare rotondi, senza strafare, anche perché qui il panorama distrae e la montagna non perdona i distratti. Poco distante, il Forte Pozzacchio ricorda quanto queste vallate siano state importanti dal punto di vista militare.
Dal Passo Borcola si prosegue verso l’area del Passo Pianella, che rappresenta l’intermezzo più particolare del percorso. Qui la strada diventa sterrata, entrando nei boschi con un fondo che può variare parecchio in base alla stagione e al meteo. Non è un tratto impossibile, ma richiede una moto adatta, gomme decenti e un minimo di confidenza con ghiaia, terra battuta e pietrisco. In alcuni punti il fondo può essere sporco, con buche e canalette, quindi niente eroismi da bar del lunedì mattina. Chi non vuole affrontare lo sterrato può evitare questo passaggio e proseguire verso Arsiero, risalendo poi in direzione Folgaria. Soluzione meno avventurosa, ma perfettamente sensata. Ogni tanto il cervello serve anche a quello.
Risalendo verso Passo Valbona e Passo Vena, il percorso torna a essere più alpino, con strade sinuose, boschi fitti, aperture improvvise e un clima che cambia rapidamente con la quota. L’altopiano di Folgaria conserva numerose testimonianze della Grande Guerra, trincee, fortificazioni e percorsi legati al Sentiero della Pace. È un territorio dove la storia non è decorazione turistica, ma presenza concreta, incisa nella roccia e nei pendii.
La parte gastronomica accompagna bene il viaggio, senza bisogno di inventarsi poesia da dépliant. In queste zone si trovano formaggi di malga, polenta, funghi, miele di montagna, salumi trentini e piatti robusti, pensati per gente che camminava e lavorava davvero, non per chi misura la fatica contando i passi sul telefono.
Il Passo Sommo chiude idealmente l’itinerario verso Folgaria, con una strada più aperta e scorrevole, ma sempre inserita in un contesto montano vero. Anche qui la memoria della guerra è forte, con forti, cimiteri militari e sentieri storici nelle vicinanze. È un finale adatto a un giro breve ma intenso: 98 chilometri di curve, quota, bosco, sterrato e storia. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.
Attenzione !!
Sterrato / Sterrato dissestato – Difficoltà: Media (47/100).
Passo; Borcola - Pianella - Valbona - Vena - Sommo
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Formato TRACCIA GPX
