Non solo Garda: il giro sporco, alto e bellissimo verso Crocedomini
Ci sono giri in moto che iniziano come una normale uscita domenicale e poi, senza chiedere permesso, diventano una piccola avventura. Questo è uno di quelli.
Partenza da Verona, zona Bussolengo, con la BMW R12 GS pronta a fare il suo mestiere: portarci lontano dalla pianura, dai semafori, dalle rotonde e da quell’umanità automobilistica che considera la corsia una vaga opinione personale. Direzione Lago di Garda, ma non per fare la solita processione turistica con gelato, infradito e selfie davanti all’acqua. Qui il lago è solo l’antipasto.
Si scende verso la sponda veronese, passando per Lazise, Bardolino, Garda e poi Torri del Benaco. È una parte apparentemente facile, quasi rilassata, ma il Garda ha sempre quella capacità fastidiosa di essere bello anche quando lo hai già visto cento volte. Cambia la luce, cambia l’aria, cambia il modo in cui la strada scivola tra paese e lago. E ogni volta ti frega.
A Torri del Benaco arriva il primo cambio di scena: il traghetto per Maderno.
Salire con la moto sul traghetto è sempre un piccolo rito. Si spegne il motore, si sistema la moto, si controlla il cavalletto come se da quello dipendesse la tenuta morale dell’universo, e poi per qualche minuto ci si lascia portare. Il Garda visto dal centro non è il solito lago da cartolina. È più largo, più serio, più vivo. Torri resta indietro, Maderno arriva davanti, e tu sei lì, con il casco in mano, il vento addosso e la sensazione che il giro abbia appena cambiato marcia senza nemmeno accendere il motore.
Sbarcati a Maderno, si entra nella parte bresciana del Garda, che ha un carattere diverso. Meno morbida, meno mondana, più ruvida. Da qui si comincia a puntare verso l’interno, lasciando progressivamente il lago alle spalle. La strada sale, cambia ritmo, si infila tra montagne, boschi e vallate. La Valvestino e l’area verso Idro sono un passaggio perfetto tra il mondo del lago e quello della montagna vera.
L’Idro arriva con il suo aspetto più severo rispetto al Garda. Meno vetrina, più sostanza. È un lago incastrato tra le montagne, meno interessato a piacere a tutti. E proprio per questo piace di più a chi cerca strade vere, non passerelle per turisti con l’aperitivo già in mano alle undici del mattino, perché evidentemente il genere umano ha deciso di arrendersi presto.
Da Anfo comincia la parte che dà carattere al giro: la salita verso il Maniva passando dal Baremone.
E qui bisogna essere chiari: il Baremone non è una strada da prendere sottogamba. È un passo particolare, stretto, ripido, esposto, con tratti che richiedono attenzione vera. Non è difficile nel senso eroico e teatrale del termine, ma pretende rispetto. La carreggiata non concede distrazioni, la pendenza si sente, l’esposizione pure. Con una moto come la BMW R12 GS si passa benissimo, ma bisogna guidare con testa, misura e sguardo lungo. Chi vuole fare il fenomeno qui rischia solo di diventare argomento di conversazione per quelli che arrivano dopo.
La salita del Baremone ha però una bellezza tutta sua. È una strada che sembra arrampicarsi dentro la montagna, con scorci improvvisi, tornanti secchi, pareti vicine e vuoti che ricordano al motociclista una cosa semplice: siamo ospiti. La moto sale piena, stabile, con quella sensazione da GS vecchia scuola, solida, concreta, poco interessata alle chiacchiere. La R12 GS qui trova pane per i suoi denti: motore pronto, posizione naturale, controllo, equilibrio. Non serve correre. Anzi, sarebbe quasi offensivo. Qui il bello è salire bene, puliti, presenti.
Arrivati in zona Maniva, il paesaggio cambia ancora. L’aria diventa più fresca, la strada più alta, la luce più aperta. Si entra in quota. E quando si punta verso Crocedomini arriva un altro elemento fondamentale del giro: lo sterrato.
Tra Maniva e Crocedomini si procede infatti su strada sterrata. Niente fuoristrada estremo, niente Dakar del condominio, niente impresa da raccontare gonfiando il petto al bar. Però è sterrato vero, di montagna, e come tale va preso con attenzione. Fondo variabile, pietrisco, buche, tratti più compatti e altri più mossi. La R12 GS lo affronta bene, ma anche qui vale la regola eterna: la moto può fare molto, il pilota deve evitare di rovinare tutto con l’entusiasmo di un criceto sotto caffeina.
Il tratto Maniva-Crocedomini è forse il cuore più selvatico del giro. Dopo l’acqua del Garda, dopo il traghetto, dopo l’Idro e la salita esposta del Baremone, trovarsi su quella strada alta, sterrata, tra montagne e silenzio, dà al percorso una completezza rara. Non è solo un giro panoramico. È un passaggio di ambienti: lago, valle, salita, quota, sterrato, rientro.
Crocedomini chiude idealmente la parte alta del viaggio. Da lì in poi si comincia lentamente a rientrare, portandosi addosso quella stanchezza buona che arriva quando la moto non è stata solo un mezzo, ma una specie di compagna di attraversamento. Si torna verso Verona con la testa ancora lassù, tra il Baremone e lo sterrato, mentre il traffico normale ricomincia a sembrare una punizione amministrativa.
Questo giro, fatto con la BMW R12 GS, è uno di quelli che spiegano bene perché certe moto hanno senso. Non perché siano comode per andare al bar, non perché facciano scena parcheggiate davanti alla gelateria, ma perché ti permettono di unire mondi diversi in una sola giornata: il Garda elegante, il traghetto, l’Idro più ruvido, la salita ripida ed esposta del Baremone, il Maniva e lo sterrato verso Crocedomini.
Non è un giro impossibile. Non è un’impresa epica. Ma è un giro da fare con rispetto: gomme in ordine, meteo controllato, orari del traghetto verificati, benzina sufficiente e testa collegata prima del polso destro.
Perché la strada, quando è così bella, non ha bisogno che tu faccia l’eroe.
Ha solo bisogno che tu sappia starci dentro.
Non solo Garda il giro sporco, alto e bellissimo verso Crocedomini
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