Níjar – Tabernas off-road Andalusia sterrato tra ramblas e deserto


Itinerario motociclistico off-road in Andalusia tra Níjar e Tabernas. 71 km, 80% sterrato, ramblas, piste desertiche e Mini Hollywood. Percorso documentato da Mister Patterson.

Partire da Níjar significa uscire quasi subito dall’idea classica di Andalusia. Qui non c’è l’immagine patinata delle spiagge o dei centri storici bianchi e ordinati. Níjar è terra asciutta, vento che asciuga la pelle, luce che non fa sconti. Ottobre è il mese giusto. Il caldo è ancora presente ma gestibile, l’aria è più secca, le piste hanno perso la polvere finissima dell’estate e le prime piogge non hanno ancora scavato solchi profondi. La Carretera a Huebro è solo un breve passaggio di collegamento, asfalto ruvido, stretto, con curve cieche e pochissimo traffico. Serve giusto a prendere quota e a far lavorare bene sospensioni e freni prima di entrare nel vivo.

Il Camino de la Gallarda inizia senza annunci. L’asfalto finisce e resta una pista compatta, fondo duro, ghiaia fine, carreggiata larga quanto basta. La vegetazione è quella tipica del sud di Almería, arbusti bassi, palmito, agavi e distese di terra color ocra. La guida qui è fluida, terza e quarta inserite, motore che gira rotondo senza strappi. Il grip è buono ma traditore nei tratti più levigati dal passaggio dei 4×4. Non è raro trovare pietre affioranti che obbligano a guardare lontano e non fissarsi sulla ruota anteriore.

Il Camino de los Peñones de la Sierra cambia ritmo. La pista si stringe, il fondo diventa più irregolare, con tratti scavati dalle piogge e canali di scolo che attraversano la traccia in diagonale. Qui la velocità cala, si guida in piedi, lasciando lavorare la moto sotto al corpo. La Sierra si sente più che vedersi, una presenza continua che chiude l’orizzonte e amplifica il silenzio. Il rumore del motore rimbalza sulle pareti rocciose e torna indietro secco. In certi punti l’ombra arriva presto, soprattutto nelle ore del pomeriggio, e la temperatura scende di colpo. È bene tenerne conto, soprattutto se si è partiti leggeri pensando solo al deserto.

Il passaggio a sud di Tabernas è uno di quei momenti in cui capisci perché sei qui. Il paesaggio si apre di colpo e diventa lunare. Le ramblas tagliano la terra come cicatrici chiare, i colori vanno dal beige al grigio, con striature rossastre. Il fondo alterna tratti durissimi a zone più sabbiose, mai vere dune ma abbastanza per alleggerire l’anteriore se si entra troppo piano. Qui la guida richiede decisione. Gas costante, traiettorie pulite, evitare di correggere bruscamente. L’errore più comune è rallentare troppo, lasciando che la moto affondi e perda direzionalità.

Il Camino de los Góngoras è uno dei tratti più iconici del percorso. È cinema puro, ma senza finzione. Questa zona è stata utilizzata per decenni come set naturale, e non serve molta immaginazione per capire perché. La pista segue il profilo delle colline, sale e scende senza pendenze estreme ma con continuità. L’asfalto non esiste più da tempo e non manca. Il fondo è segnato, vissuto, con pietrame sparso e curve cieche dove conviene allargare lo sguardo e aspettarsi sempre qualcuno in senso opposto, magari un vecchio pick-up o un quad.

Dal Camino del Puntal al Camino de Turillas il tracciato diventa più veloce. Qui si macinano chilometri con una certa regolarità, sempre sterrato ma più scorrevole. Le sospensioni lavorano su onde lunghe, il terreno è compatto e invita a mantenere un passo costante. È facile lasciarsi prendere la mano, ma conviene ricordare che basta una pietra smossa o una curva chiusa all’ultimo per complicare la giornata. La luce di ottobre, bassa e inclinata, crea ombre nette che possono ingannare la percezione delle buche.

L’arrivo in zona Mini Hollywood è quasi straniante. Dopo decine di chilometri di silenzio e polvere, compaiono strutture, recinzioni, strade più battute. Il contrasto è forte ma interessante. Questo non è un parco giochi, è un pezzo di storia del cinema europeo e americano. Qui sono passati Sergio Leone, Clint Eastwood, produzioni che hanno trasformato Tabernas in un riferimento mondiale per il western. Fermarsi un attimo, spegnere il motore e guardarsi intorno aiuta a rimettere tutto in prospettiva. Il rumore che manca è parte del fascino.

L’innesto sulla A-92 segna la fine del percorso. L’asfalto qui sembra quasi estraneo dopo tanta terra. Liscio, veloce, con traffico regolare. È il momento di fare un check mentale della moto. Pressioni, temperature, eventuali bulloni allentati. Settantuno chilometri possono sembrare pochi, ma con un 80% off-road in questo contesto si fanno sentire. La stanchezza arriva più dalla concentrazione che dalla distanza.

Questo itinerario non è tecnico in senso estremo, ma richiede attenzione continua. Non ci sono difficoltà da enduro puro, ma il fondo cambia spesso e l’ambiente non perdona leggerezze. L’acqua va portata, sempre. I rifornimenti non sono garantiti lungo il percorso e il telefono prende a tratti. È una zona dove l’autosufficienza non è un concetto romantico ma una necessità pratica.

La traccia GPX del percorso è disponibile sul blog. È quella realmente percorsa, senza adattamenti da mappa. Níjar, Tabernas e queste piste non hanno bisogno di essere enfatizzate. Parlano da sole, a patto di attraversarle con rispetto e con la giusta dose di attenzione.


Níjar – Tabernas off-road Andalusia sterrato tra ramblas e deserto

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