Mister Patterson in Val Brembana: tra passato e tornanti

Di MatthewGhera - Opera propria, CC BY 3.0, Collegamento

Nei primi giorni di luglio, quando l’estate lombarda si apre come un libro scritto in dialetto, caldo e vento tra i capelli, Mister Patterson – l’uomo-cane che morde la strada e accarezza la storia – è salito in sella per un nuovo viaggio. Questa volta si è lasciato trasportare dalla voglia di curve e profumi di montagna, dalle valli bergamasche che hanno visto passare eserciti, pellegrini, minatori e vacanzieri, ma anche silenzi e temporali improvvisi. Un itinerario breve nei chilometri ma profondo nei significati: da Nembro a San Pellegrino Terme, attraversando Selvino, Grumello del Monte, Miragolo, San Salvatore, Endenna e Ambria. Un percorso da assaporare a 50 all’ora, col cuore pieno e gli occhi spalancati.

Il viaggio inizia a Nembro, un comune della Val Seriana che negli anni recenti è diventato tristemente noto durante la pandemia, ma che vanta una storia millenaria. Nembro esisteva già in epoca romana, ed era un piccolo insediamento lungo un’antica via commerciale. Le sue origini si confondono tra paganesimo celtico e cristianesimo longobardo, mentre il nome – forse derivato da Nemus, bosco sacro – è un richiamo diretto alla spiritualità naturale. A Nembro si respira un’aria di resistenza e rinascita. Le strade strette del centro, la chiesa parrocchiale di San Martino, il Museo delle pietre Coti, raccontano una laboriosità antica. Le famose pietre di Nembro, usate per affilare lame e utensili, hanno girato il mondo quando i coltellinai bresciani e bergamaschi erano ancora i re della pianura padana.

Lasciando Nembro si sale verso Selvino, ed è qui che la moto comincia a cantare. Il tornante dopo tornante, tra castagni e betulle, si sale come se si cercasse il cielo. Selvino non è solo una località turistica; è un microcosmo alpino in miniatura. Un luogo che unisce natura, memoria e misteri. Durante la Seconda guerra mondiale, Selvino fu teatro della straordinaria vicenda dei bambini della casa di Sciesopoli, l’ex colonia fascista trasformata in rifugio per oltre 800 orfani ebrei sopravvissuti alla Shoah, grazie all’opera di Moshe Ze’ev. Una storia poco conosciuta ma intensa, che ha lasciato una traccia profonda. Oggi, chi passa da lì senza sapere, rischia di non notare le targhe e i monumenti. Ma Mister Patterson si ferma. Spegne la moto e resta in silenzio. Le ruote raccontano storie anche quando non girano.

Il panorama che si apre dalla terrazza naturale di Selvino è già un premio. Si domina la valle, si sentono le voci dei boschi, si percepisce la tenacia della gente di montagna. Selvino è nota anche per le sue tradizioni: la Festa della Madonna del Perello, i mercatini estivi, le processioni che sembrano uscire da un libro di Guareschi con l’altopiano in sottofondo e i bambini con le ginocchia sbucciate. Lì vicino si produce uno dei formaggi più rari della Lombardia: lo stracchino all’antica delle valli orobiche, presidio Slow Food, che deve il suo nome al fatto che era il formaggio fatto dalle vacche “stracche”, stanche, al ritorno dall’alpeggio. Un cibo nato dalla fatica, come gran parte delle cose buone.

La strada prosegue verso Grumello del Monte – o meglio Grumello dei monti, perché è un toponimo che in Lombardia ricorre più volte – ma in questo caso, passando per il Grumello montano che si arrocca sulle prime pendici delle Prealpi, lo scenario cambia ancora. È un susseguirsi di scorci, piccole contrade, casolari in pietra e curve morbide che sembrano disegnate da un motociclista ubriaco di poesia. Qui, se ti fermi, puoi sentire ancora le campane vere, quelle che battono mezzogiorno come se volessero svegliare anche i morti. E i vecchi che escono dalle case ti guardano con un misto di diffidenza e benedizione.

Grumello è una tappa per chi ama scoprire i dettagli: le corti contadine, i sentieri nei boschi, i muretti a secco dove si appoggiano le lucertole. Ci si potrebbe aspettare l’arrivo di don Camillo in bici, o un Garibaldi in fuga. Da Grumello si sale ancora, verso Miragolo San Marco e poi Miragolo San Salvatore. Qui la quota aumenta, e anche il fascino. Miragolo non è solo un nome suggestivo – suona come “miracolo” e “meriggio” fusi insieme – ma è davvero un luogo di apparizioni. Appaiono camosci sui pendii, appaiono viste mozzafiato sull’Alta Val Brembana. È una zona dimenticata dal turismo di massa, ma amata da chi cerca pace, silenzi, e quei profumi che solo l’altura sa dare: resina, muschio, erba tagliata.

A Miragolo, la motocicletta diventa un mezzo per attraversare il tempo. Non c’è traffico, non ci sono rotonde, solo vento e memoria. Un tempo qui si saliva a piedi, con le gerle in spalla, e si dormiva nei fienili. Oggi si sale in sella, ma lo spirito non è cambiato. Si mangia ancora polenta e formaggio, si beve vino della Valcalepio o una birra artigianale di Endine. La gente ti saluta con un cenno del capo, e se ti fermi a chiedere un’indicazione, ti raccontano la vita.

Scendendo verso San Salvatore, uno dei due nuclei di Miragolo, ci si immerge nella cultura della montagna viva. Qui le leggende si mescolano alle cronache: si racconta di un prete che durante la guerra dava rifugio ai partigiani e sparava agli invasori dalla sagrestia. Storie forse ingigantite, forse no. Ma la Val Brembana ne è piena. A San Salvatore c’è un’energia particolare. Saranno le antenne, saranno i sassi, sarà il cielo così vicino. Ma si avverte che il luogo ha visto e conservato qualcosa. Forse dei giuramenti, forse dei rimpianti.

Si scende poi verso Endenna, frazione collinare di Zogno, e da lì si plana verso Ambria. A Endenna il paesaggio si apre nuovamente. Gli alberi si diradano e il fiume Brembo si fa sentire. È una zona agricola e operaia, ma anche spirituale. Endenna ospita una delle più antiche parrocchie della valle e il monastero delle clarisse, luogo di pace e preghiera. Ma è anche terra di fabbri e lavoratori. Una valle forgiata a colpi di martello e Ave Maria.

Da Endenna ad Ambria è un soffio. Qui la moto trova ancora strade buone, ma deve fare attenzione: il traffico aumenta, i camion passano vicini. Però basta poco per deviare su una mulattiera, e riscoprire la lentezza. Ambria è un luogo che vive tra due epoche. Il passato lo vedi nelle case in pietra, nei ponti vecchi, nei lavatoi. Il presente lo senti nei rumori della SS470 che corre verso il fondo valle. Ma Mister Patterson sa dove guardare: cerca gli occhi dei vecchi seduti sulle panchine. E lì trova la storia.

E infine, eccola: San Pellegrino Terme. Perla Liberty incastonata tra i monti. Un tempo la Montecarlo delle Alpi, oggi città termale in cerca di un nuovo rinascimento. Ma sempre bellissima. San Pellegrino non è solo l’acqua famosa nel mondo. È un simbolo dell’Italia che fu: quella dei Grand Hotel, dei casinò, delle regine in villeggiatura. L’Excelsior, l’ex Casinò Municipale, il Grand Hotel: sono monumenti alla Belle Époque. Ma anche all’orgoglio operaio che costruì tutto questo con le mani.

San Pellegrino è anche legata al culto di San Pellegrino, pellegrino sì, ma anche eremita, che avrebbe vissuto in una grotta nei dintorni. La grotta è ancora visitabile, ed è un luogo magico. Ma è anche terra di contrasti: tra il lusso termale e i bar del centro dove si gioca a briscola con le carte unte, tra il futuro dei centri benessere e la nostalgia del tram a cremagliera che saliva a San Pellegrino Vetta.

Il viaggio è finito, ma la strada resta dentro. Ogni curva di questo itinerario ha portato con sé una lezione, una visione, un sapore. È un viaggio breve nei chilometri ma enorme nel significato. La traccia GPX è disponibile gratuitamente sul blog misterpatterson.blog, ma la vera traccia è quella che si scrive nel cuore.

Perché chi viaggia così, non cerca la destinazione. Cerca il senso.



Mister Patterson in Val Brembana: tra passato e tornanti

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Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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