Maniva e Crocedomini: la montagna che non smette mai di stupire

MrPatterson

Ci sono giri in moto che colpiscono per la distanza, altri per la fatica richiesta, altri ancora per l’impegno mentale che impongono. Poi esistono percorsi brevi, apparentemente secondari, che in pochi chilometri concentrano una quantità di strada, quota e territorio tale da lasciare addosso la sensazione di aver guidato molto più a lungo. I 48 chilometri che collegano Breno a Bagolino, passando per Pescarzo, il Rifugio Carlo Tassara, il Passo Crocedomini, il Valico Poffa di Rondellino, il Passo di Rondellino, il Giogo della Bala, il Passo Dasdana e il Giogo del Maniva, rientrano senza esitazioni in questa categoria. È un tracciato corto sulla carta, ma denso, continuo, senza pause inutili, costruito su una sequenza di salite e discese che non concedono distrazioni.

Breno è il punto di partenza naturale. Centro principale della media Valle Camonica, è un paese che vive ancora dentro una stratificazione evidente di epoche. Le incisioni rupestri dei Camuni, riconosciute patrimonio UNESCO, sono poco fuori dal centro, ma la loro presenza si avverte anche dentro il tessuto urbano, nelle pietre lavorate, nei muri irregolari, nella sensazione che questo sia un territorio abitato da molto prima che esistessero le strade asfaltate. Il Castello di Breno domina dall’alto, il centro storico resta compatto, pratico, senza concessioni inutili. Prima di partire conviene fare rifornimento qui, perché più avanti le possibilità si diradano, e una volta lasciato il fondovalle la montagna prende il controllo del ritmo.

La salita verso Pescarzo comincia subito a farsi sentire. La strada si restringe, l’asfalto diventa più ruvido, le curve si susseguono con una logica che privilegia la progressione continua piuttosto che lo spettacolo. Pescarzo appare senza annunci, con le sue case in pietra, i tetti in lastre, l’assetto di un paese che non si è mai adattato a chi passa, ma continua a vivere secondo le proprie regole. Qui la moto lavora di coppia, la salita è costante, mai violenta, e il fondo tiene bene anche dopo le piogge, salvo qualche tratto dove la ghiaia portata dai versanti può comparire all’uscita dei tornanti.

Superata Pescarzo, la strada continua a salire verso il Rifugio Carlo Tassara. A quota 1.680 metri l’ambiente cambia in modo netto. L’aria si fa più fresca anche in piena estate, la vegetazione si apre, i boschi lasciano spazio a prati e versanti più ampi. Il rifugio, intitolato a Carlo Tassara, alpinista e socio del CAI di Breno, è un punto di riferimento reale per escursionisti, biker e motociclisti. Qui ci si ferma spesso non tanto per necessità quanto per respirare, per allentare il casco, per guardare la Valle Camonica da una prospettiva che restituisce il senso della quota guadagnata. Il parcheggio è ampio, il fondo regolare, l’accesso semplice anche con moto cariche.

Pochi chilometri dopo si arriva al Passo Crocedomini, a 1.892 metri. È uno spartiacque vero, geografico e storico, tra Valle Camonica, Val Trompia e Val Sabbia. La strada qui alterna tratti di asfalto ben tenuto ad altri più segnati dal gelo invernale, con rappezzi e giunti che invitano a guidare puliti, senza forzare. Crocedomini è stato via di passaggio per secoli. Pastori, commercianti, contrabbandieri lo hanno attraversato molto prima che diventasse un riferimento per motociclisti e ciclisti. Durante la Seconda guerra mondiale è stato anche un punto di collegamento per i movimenti della Resistenza. Oggi resta un passo che si affronta con rispetto, perché la montagna qui non è mai addomesticata del tutto.

Dal Crocedomini si entra nella parte più raccolta del percorso, in direzione del Valico Poffa di Rondellino e del Passo di Rondellino. La strada si fa più stretta, l’esposizione aumenta, le protezioni spariscono in diversi punti. Non è un tratto difficile, ma richiede attenzione, soprattutto nei giorni ventosi o dopo temporali, quando il fondo può presentare residui di terra e piccoli sassi. Il traffico è ridotto, spesso limitato a qualche mezzo agricolo o a motociclisti che conoscono bene la zona. Spegnendo il motore, qui, il silenzio è reale, interrotto solo dal vento e dai rapaci che sfruttano le correnti lungo i versanti.

Il Giogo della Bala arriva quasi senza preavviso. Il nome richiama un passato militare che su queste montagne è ancora leggibile. Questo tratto fa parte del sistema difensivo noto come Linea Cadorna, costruito tra fine Ottocento e inizio Novecento lungo l’arco prealpino. Fortini, trincee e postazioni sono ancora visibili per chi sa dove guardare, incastonati nel terreno come cicatrici che il tempo non ha cancellato. La strada qui è esposta, panoramica, ma non indulgente. Nei giorni limpidi lo sguardo corre lontano, ma conviene restare concentrati sulla guida, perché il margine d’errore è ridotto.

Salendo ancora si raggiunge il Passo Dasdana, a quota 2.078 metri, il punto più alto dell’itinerario. Qui l’ambiente è quello dell’alta quota vera. I boschi scompaiono, restano prati, rocce, cielo. Il vento è spesso presente, anche quando più in basso l’aria è ferma. In estate i pascoli sono animati dalle mandrie, e non è raro trovare animali sulla carreggiata. Durante la Prima guerra mondiale questo settore fu interessato da movimenti di truppe alpine, e ancora oggi tra le pietre si trovano resti metallici, discreti ma evidenti a chi presta attenzione. La strada, in questo tratto, alterna asfalto e sterrato compatto, ben percorribile con moto adatte, ma da affrontare con cautela in caso di umidità.

Dal Dasdana si scende verso il Giogo del Maniva. È un nome noto, soprattutto per chi frequenta queste zone in inverno o per chi cerca strade panoramiche senza compromessi. Il Maniva è un luogo che ha vissuto diverse stagioni turistiche, reinventandosi nel tempo. La strada è stretta, a tratti sospesa, con curve che sembrano disegnate direttamente sul fianco della montagna. Alcuni tratti sono asfaltati, altri restano sterrati, ma il fondo è generalmente buono, salvo dopo forti piogge o a inizio stagione, quando il disgelo può lasciare segni evidenti. Il traffico aumenta nei fine settimana estivi, soprattutto nei pressi delle strutture ricettive, mentre nei giorni feriali il silenzio torna a essere dominante.

La discesa finale conduce a Bagolino. Il borgo appare compatto, raccolto, con un centro storico che conserva l’impianto medievale. Le case alte, le strade lastricate, i portali in pietra raccontano una storia lunga e continua. Bagolino è noto anche per il suo carnevale tradizionale e per il Bagòss, formaggio a latte crudo prodotto da secoli in questa zona, stagionato a lungo e caratterizzato dall’uso dello zafferano. Fermarsi qui dopo il giro ha senso. Non per celebrare l’arrivo, ma per chiudere il percorso con calma, togliere il casco, sedersi a un tavolo e guardare le montagne da cui si è scesi, una curva alla volta.

La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog. Il resto lo fa la strada.



Maniva e Crocedomini: la montagna che non smette mai di stupire

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Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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