La Forra, Valvestino e i passi della Valsabbia: un tracciato da vivere
Le colline moreniche, il Garda segreto, le valli dei pellegrini e le strade spettacolari che non finiscono mai
Ci sono giornate in cui il lago sembra chiamarti per nome. Non importa se è il 15 novembre, se l’aria profuma già d’inverno e se ogni tanto il cielo del Garda si diverte a mescolare luce e nuvole. Ci sono giornate in cui la moto va presa, punto. Questa è una di quelle: 175 chilometri di pura sostanza motociclistica, da Castelnuovo del Garda a Maderno, attraversando alcune delle strade più evocative, storiche e scenografiche del nord Italia. Un itinerario che non è solo un tragitto, ma un mosaico di luoghi antichi, passaggi militari, strade medievali, borghi sospesi nel tempo e vallate nascoste che molti ignorano.
La traccia GPX, come sempre, è scaricabile dal blog misterpatterson.blog: la strada invece te la devi vivere curva dopo curva.
Si parte da Castelnuovo del Garda, terra antica delle colline moreniche formate dall’immenso ghiacciaio che 20.000 anni fa modellò il Garda e tutto il paesaggio circostante. Castelli scaligeri, pievi romaniche come quelle di Sandrà e Oliosi, vigne e filari: sembra di partire da un libro di storia, ma su due ruote. Il bello arriva subito, perché la direzione è verso Monzambano, borgo medievale con un castello perfettamente conservato, dove nel medioevo si pagava il pedaggio per passare verso Mantova. Una curiosità vera: nel 1866, durante la terza guerra d’indipendenza, proprio a Monzambano sostò l’esercito di Vittorio Emanuele II, che dormì in un palazzo oggi ancora esistente.
Si prosegue entrando nei campi morbidi e nei dossi verso Lonato del Garda, custode della magnifica Rocca Viscontea, una delle fortezze meglio conservate del nord Italia. Un luogo che sembra dipinto apposta per i motociclisti: arrivi, sali, guardi il lago dall’alto e ti chiedi perché non sei venuto qui prima. Dal XIV al XVI secolo fu una delle roccaforti strategiche della Serenissima, e si racconta che durante le battaglie contro i Visconti le sentinelle riuscissero a comunicare con specchi e segnali fino alla rocca di Manerba. Antenati del telefono, versione medievale.
Poi via verso Padenghe e Polpenazze, dove l’aria cambia. Qui entri nella Valtenesi, terra di olivi, castelli e del famoso Groppello, un vino che sembra creato apposta per chi ama viaggiare: intenso, elegante, leggero ma deciso. Le colline qui non hanno età: sono state abitate fin dal Neolitico e Polpenazze conserva necropoli ed insediamenti datati oltre 2500 anni. La storia scorre sotto le ruote.
Superata Gavardo, porta d’ingresso nella Valle Sabbia, inizi a percepire che il Garda non è solo lago, ma montagne vere, vallate strette e antiche vie medievali. Qui passa l’antica strada romana che collegava Brescia al Trentino, e ogni tanto lo senti: quelle curve sono troppo perfette per essere casuali.
Arriva Vallio Terme, famosa dall’Ottocento per le sue acque ferruginose, richiamo per viaggiatori, malati, nobili e militari in convalescenza dell’Impero Austriaco. L’odore di legna nei camini si sente già, e salendo verso il Passo Sant’Eusebio la strada si stringe tra castagneti e antiche malghe. Questo è un passo “minore” solo per chi non l’ha mai fatto: silenzio, curve in sequenza e la vista sulla Valsabbia che si apre come un sipario.
Si scende a Sabbio Chiese, terra che custodisce un monumento unico: il Santuario della Rocca, che domina il paese da un altopiano roccioso. Gli archeologi hanno trovato qui insediamenti datati oltre 3500 anni. Il Santuario, invece, ha origini medievali e fu ampliato più volte durante le dominazioni veneziane. Una piccola curiosità locale: si dice che nelle giornate limpide, dalla Rocca, si possano distinguere le barche sul Garda a occhio nudo.
Poi si entra in uno dei tratti più belli dell’intero itinerario: la salita verso Vobarno, Eno e la Cocca del Santellone, un luogo dal nome curioso e dalle origini antichissime. La “Cocca” era un valico usato da generazioni di boscaioli e carbonai che lavoravano sulle pendici della valle. Le leggende locali parlano di spiriti dei boschi, i “maschèr”, piccoli folletti dispettosi che confondevano i viandanti facendo loro perdere l’orientamento. Puoi crederci o no, ma le prime volte anche con il GPS si rischia di sbagliare giro…
Arriva il momento del trittico dei passi: Passo Fobbia, Passo del Cavallino della Fobbia e Passo San Rocco. Strade solitarie, asfaltate ma con l’anima delle vecchie vie di montagna. Qui si capisce la differenza tra “fare chilometri” e “fare strada”. Qui si guida. E ci si sente vivi.
Poi, improvvisamente, la valle si apre: Lago di Valvestino, uno dei luoghi più incredibili di tutto il nord Italia. Sembra un fiordo norvegese caduto in Lombardia. Il lago, artificiale, fu costruito tra gli anni ’30 e ’50 e la sua diga è un’opera d’ingegneria che ancora oggi stupisce per forma e dimensioni. Curiosità storica: prima della costruzione del bacino, la valle ospitava il villaggio di Turano, oggi sommerso. In annate di siccità compaiono ancora muretti e resti delle antiche case.
Da Valvestino si scende a Gargnano, un luogo che è storia pura: ville nobiliari, limonaie del Settecento, il chiostro di San Francesco e il Palazzo Feltrinelli dove, durante la Repubblica Sociale Italiana, Mussolini tenne diversi incontri politici. È uno dei borghi più eleganti del Garda, ma allo stesso tempo uno dei più autentici.
Poi arriva lei: la Strada della Forra. James Bond ci ha girato “Quantum of Solace”, ma la Forra era mito molto prima che il cinema ci mettesse le mani. Winston Churchill la definì “la strada più bella del mondo”, e quando la percorri capisci che non aveva alcun motivo di esagerare. Gallerie naturali, pareti verticali, una gola scavata dal torrente Brasa che sembra una cattedrale gotica naturale. Qui ogni curva vale un ricordo.
Da Tremosine sul Garda a Tignale, la strada galleggia sulle terrazze vista lago: limonaie, eremi, terrazze panoramiche come quella di Campione e guizzi di luce che entrano tra gli ulivi. Un territorio modellato nei secoli dalla Serenissima, che qui impose coltivazioni di agrumi perché il Garda, grazie al microclima, è un Mediterraneo nascosto tra le montagne.
Ultimi chilometri verso Maderno, lungo la Gardesana, che in passato era solo una mulattiera costiera costruita dai lavoratori trentini a fine ’800. Oggi è trafficata, certo, ma all’ora giusta regala riflessi invernali e un senso di chiusura perfetto. Arrivare a Maderno e vedere il traghetto per Toscolano Maderno – Torri del Benaco è quasi un rito: la giornata finisce, ma il lago non ti lascia mai davvero.
Questo è un itinerario che non si limita ad accompagnarti: ti cambia l’umore, il ritmo, il respiro. Ogni tratto racconta un pezzo d’Italia vera, fatta di strade costruite dalla fatica di generazioni, borghi medievali, laghi nascosti, passi silenziosi e storie che aspettano solo di essere ascoltate.
E come sempre, Mister Patterson c’era.
La Forra, Valvestino e i passi della Valsabbia: un tracciato da vivere
- Formato pronto per computer, tablet e smartphone. Ottimizzato per OSMAND
Formato TRACCIA GPX
