Itinerario Moto Sicilia: Da Milazzo a Capo d’Orlando tra Peloritani e Nebrodi

Di Effems - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Il tragitto che prende forma lasciando alle spalle il porto di Milazzo ha sempre qualcosa di concreto e definitivo. Ottobre, con la luce già più bassa e il traffico finalmente rientrato in una dimensione locale, è il periodo giusto per far scorrere una moto come la BMW GS 1250 senza fretta e senza dover negoziare ogni curva con l’estate che resiste. La partenza avviene quasi in sordina, attraversando la città ancora addormentata, con l’aria salmastra che resta addosso solo per pochi chilometri prima di lasciare spazio a un entroterra più ruvido. La strada prende subito a salire con discrezione, l’asfalto è in condizioni mediamente buone, con qualche rattoppo evidente ma mai fastidioso, e il motore lavora basso di giri, fluido, senza strappi.

Superato il primo tratto urbano, la direzione verso Case Bruciate segna un cambio netto di scenario. Le case si diradano, la carreggiata si stringe leggermente e le curve iniziano a chiedere attenzione vera. Qui la strada comincia a raccontare la Sicilia meno fotografata, quella fatta di muretti a secco, uliveti stanchi e appezzamenti coltivati a metà. L’aderenza resta buona, ma non uniforme, soprattutto nei punti in ombra dove l’umidità notturna resta più a lungo. La sensazione di guida è quella di un territorio che non concede nulla gratis, ma che ripaga chi mantiene un ritmo pulito.

L’innesto sulla SS185 è uno di quei momenti in cui si percepisce chiaramente il carattere dell’itinerario. È una strada storica, nata per collegare valli e paesi interni, non per la velocità. Le curve sono spesso cieche, la segnaletica essenziale, l’asfalto alterna tratti lisci a sezioni più vissute. In ottobre il traffico è quasi inesistente, qualche mezzo agricolo e poche auto locali, e questo permette di leggere la strada con calma, sfruttando tutta la larghezza disponibile senza forzare.

Il passaggio nei pressi di Mazzarrà Sant’Andrea arriva senza clamore. Il paese resta leggermente defilato, ma si avverte la presenza di una comunità agricola viva, con piccoli accessi laterali che immettono su poderi e strade minori. La morfologia del terreno inizia a farsi più articolata, con continui saliscendi che obbligano a lavorare di cambio e freno motore. Qui la GS 1250 mostra la sua indole da macinatrice di chilometri, stabile anche nei curvoni più larghi, precisa nei tratti più lenti, senza mai trasmettere sensazioni di peso eccessivo.

Salendo verso Santa Barbara il paesaggio cambia ancora. La vegetazione si infittisce, compaiono i primi boschi di latifoglie, e la temperatura cala in modo percepibile. L’asfalto si fa più scuro, segno di rifacimenti recenti alternati a tratti più vecchi. Le curve diventano più regolari, quasi disegnate, e il ritmo di guida si stabilizza. È uno di quei tratti dove si viaggia per il puro piacere di farlo, senza cercare nulla di più che la continuità del gesto.

L’arrivo a Novara di Sicilia è uno dei momenti più densi del percorso. Il borgo medievale appare arroccato, con le sue pietre scure e le strade strette che raccontano secoli di isolamento e resilienza. Qui vale la pena rallentare davvero, non solo per rispetto del contesto urbano, ma perché ogni metro restituisce una sensazione di solidità e tempo stratificato. Le soste possibili non mancano, e in paese è facile trovare un bar aperto anche fuori stagione, con prodotti semplici e autentici.

Lasciato Novara, la strada si arrampica verso Portella Pertusa. L’altimetria si fa più evidente, le curve stringono, e l’asfalto in alcuni punti presenta ghiaia residua portata dalle piogge di fine estate. Nulla di insidioso se si mantiene uno sguardo lungo e una guida rotonda. La sensazione di quota cresce gradualmente, accompagnata da una luce diversa, più pulita, con contrasti netti tra sole e ombra.

Il tratto che conduce a Portella Mandrazzi è uno dei più appaganti dal punto di vista motociclistico. La strada è larga il giusto, il fondo in buone condizioni, e le curve si susseguono con una logica che invita a lasciar scorrere la moto senza interruzioni. In ottobre il bosco che circonda il passo inizia a cambiare colore, con sfumature calde che accompagnano la guida e rendono il tutto ancora più coinvolgente.

La discesa verso Francavilla di Sicilia riporta progressivamente verso un ambiente più mediterraneo. La vegetazione si apre, compaiono agrumeti e terrazzamenti, e l’aria torna più mite. Qui l’asfalto mostra qualche segno di usura in più, soprattutto nei tornanti più stretti, ma resta sempre prevedibile. Il paese è un punto di snodo importante, e si percepisce dalla presenza di piccoli distributori e attività locali ancora operative anche fuori stagione.

L’innesto sulla SP7/1 e successivamente sulla SP7/2 accompagna verso Pietramarina. Qui il paesaggio cambia in modo radicale. La presenza dell’Etna si avverte anche senza vederlo direttamente, nella qualità del terreno, nei colori più scuri, nella sensazione di spazio che si apre improvvisamente. La strada è più esposta, il vento può farsi sentire, e l’asfalto, spesso rifatto, garantisce un’ottima aderenza.

Il passaggio a Randazzo è uno di quei momenti in cui la storia diventa quasi tangibile. La città, costruita in pietra lavica, restituisce un senso di solidità e permanenza raro. Attraversarla richiede attenzione, tra rotatorie, attraversamenti pedonali e traffico locale, ma è anche un’occasione per percepire l’Etna come presenza quotidiana e non come semplice sfondo.

Ripartendo verso Santa Domenica Vittoria la quota torna a salire. La strada si stringe, il fondo diventa più irregolare, e in alcuni punti compaiono rattoppi che consigliano una guida più morbida. Il ritmo si abbassa, ma il piacere resta intatto, soprattutto per la varietà del paesaggio e per la sensazione di attraversare una Sicilia poco frequentata.

L’immissione sulla SS116 segna un altro cambio di registro. È una strada di montagna vera, con lunghi tratti immersi nel verde, curve ampie alternate a tornanti, e un fondo generalmente buono ma non perfetto. L’arrivo a Floresta, uno dei comuni più alti dell’isola, si accompagna a un evidente calo di temperatura e a una luce più tersa. Qui la sosta è quasi obbligata, anche solo per respirare l’aria e osservare il paesaggio che si apre verso i Nebrodi.

Proseguendo verso Portella Mitta e poi verso Ucria la strada diventa più tecnica. Le curve sono strette, spesso cieche, e l’asfalto alterna tratti ottimi a sezioni più rovinate. È un tratto che premia la concentrazione e una guida pulita, senza eccessi. La presenza di fauna selvatica è reale, soprattutto nelle ore più tranquille, e va tenuta in considerazione.

Il passaggio per Limari riporta lentamente verso quote più basse. La SS116 accompagna ancora per qualche chilometro, con un andamento più fluido e meno impegnativo, fino a raggiungere Sant’Agata di Militello, dove il traffico torna a farsi più presente e la guida richiede maggiore attenzione.

Da qui, imboccando la SP151 e successivamente la SP149/A, si risale nuovamente verso la Cresta. È un ultimo tratto che sorprende per la qualità del paesaggio e per la varietà delle curve, spesso ampie e ben raccordate. L’asfalto è discreto, con qualche tratto più ruvido, ma sempre leggibile.

La discesa finale verso Capo d’Orlando chiude il cerchio in modo naturale. Il mare ricompare all’improvviso, la luce si fa più calda, e il rumore del traffico costiero segna il ritorno a una dimensione più abitata. Dopo 219 chilometri di strade interne, passi, borghi e variazioni continue, l’arrivo non ha bisogno di enfasi. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.


Itinerario Moto Sicilia: Da Milazzo a Capo d'Orlando tra Peloritani e Nebrodi

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