In moto da Gorafe alla Sierra Mágina: 206 km tra off-road e strade secondarie


Itinerario motociclistico di 206 km in Andalusia con 50% off-road: da Gorafe alla Sierra Mágina passando per Mirador Loma de los Pinos, Huelma e Mirador de los Coloraes. Analisi tecnica del percorso, fondo stradale, storia e territorio. Traccia GPX disponibile su Mister Patterson – Dog on the Road

Partire da Gorafe significa entrare subito in una dimensione diversa dell’Andalusia, lontana dalle cartoline costiere e più vicina a un paesaggio primordiale, scavato dal tempo e dall’erosione. Il paese si trova sul margine settentrionale dell’altopiano di Guadix-Baza, a poco più di mille metri di quota, circondato da uno dei complessi megalitici più estesi d’Europa e da un deserto che, pur non essendo tale in senso climatico, restituisce la stessa sensazione di spazio aperto e silenzio assoluto. In ottobre l’aria è secca, le temperature ancora miti nelle ore centrali e decisamente fresche al mattino. Condizioni ideali per un itinerario lungo, spezzato tra asfalto secondario e piste sterrate.

L’uscita da Gorafe verso il Mirador Loma de los Pinos è immediata e già significativa dal punto di vista motociclistico. Le prime piste sono compatte, fondo duro con ghiaia fine e qualche solco lasciato dalle piogge autunnali precedenti. Nulla di tecnico in senso stretto, ma è necessario tenere un’andatura costante e pulita, evitando di caricare troppo l’avantreno nelle curve più scavate. Dal mirador la vista si apre sull’intero bacino del río Gor, con le badlands che assumono sfumature ocra, rosse e grigie, soprattutto nelle prime ore del giorno quando la luce radente accentua i rilievi. È uno di quei punti in cui fermarsi ha senso non per fare fotografie a ripetizione, ma per prendere misura del territorio che si sta attraversando.

Da qui il percorso prosegue verso Cortijo Nuevo, attraversando una zona agricola isolata, fatta di piste larghe, rettilinei polverosi e tratti dove l’asfalto compare a intermittenza. Il fondo cambia spesso senza preavviso, passando da cemento agricolo a sterrato ghiaioso, con brevi sezioni sabbiose nei punti più bassi. In ottobre la polvere non è eccessiva, ma resta sospesa a lungo se si viaggia in gruppo. In solitaria, come spesso accade su queste tracce, il ritmo diventa più naturale e si riesce a leggere meglio il terreno.

L’arrivo all’Estación de Huesa segna una prima transizione netta. Qui la vecchia infrastruttura ferroviaria, oggi dismessa, racconta un capitolo importante della storia economica della zona, legata all’estrazione mineraria e al trasporto dei materiali verso la valle del Guadalquivir. Le strade si fanno più regolari, l’asfalto è presente con continuità, anche se spesso usurato e con rattoppi irregolari. L’aderenza resta buona, ma è facile trovare brecciolino in uscita di curva, soprattutto nei tratti ombreggiati.

Proseguendo verso Cabra del Santo Cristo si rientra gradualmente in un contesto abitato. Il paese, dominato dal Santuario del Santo Cristo del Consuelo, rappresenta un punto strategico anche dal punto di vista pratico, perché qui è possibile fare rifornimento. È un dettaglio da non sottovalutare su un itinerario di oltre duecento chilometri con lunghi tratti isolati. Cabra del Santo Cristo si trova a circa 950 metri di quota e segna l’ingresso ideale verso la Sierra Mágina, una delle aree montuose meno conosciute dell’Andalusia, ma tra le più interessanti per chi viaggia in moto.

Da Cabra si sale verso Alabar e si imbocca la A-401, una strada che cambia carattere man mano che si guadagna quota. L’asfalto qui è generalmente buono, carreggiata non troppo larga, curve ampie e raccordate, pensate più per il traffico agricolo che per la guida sportiva, ma comunque piacevoli. La vegetazione muta rapidamente. Gli uliveti lasciano spazio a boschi di leccio e pino, con un sottobosco fitto che in autunno profuma di terra umida. Le temperature scendono di qualche grado e l’illuminazione diventa più irregolare, con alternanza di tratti aperti e sezioni in ombra.

L’ingresso nel Parque Natural de Sierra Mágina è evidente anche senza cartelli. Il paesaggio si fa più severo, le montagne stringono la valle e la strada inizia a seguire fedelmente le pieghe del terreno. Qui l’attenzione deve aumentare. L’asfalto, pur mantenendosi in buone condizioni, presenta zone fredde anche a metà giornata e non è raro incontrare animali selvatici, soprattutto caprioli, nelle ore meno trafficate. La guida diventa più tecnica, fatta di traiettorie pulite e accelerazioni progressive.

Il Castillo Mata Bejid appare quasi all’improvviso, arroccato su un rilievo che domina la valle. Si tratta di una fortificazione di origine islamica, parte del sistema difensivo medievale che controllava l’accesso alle vie interne della Sierra. Oggi restano ruderi suggestivi, sufficienti però a raccontare la funzione strategica del sito. La pista che conduce nei pressi del castello è sterrata, con fondo misto di terra battuta e pietra affiorante. In caso di pioggia può diventare scivolosa, ma in ottobre si presenta generalmente asciutta e ben percorribile, pur richiedendo attenzione nei tratti in contropendenza.

Scendendo verso Mata Bejid e poi imboccando la A-324 si rientra temporaneamente su un asfalto più scorrevole. Questo tratto consente di rilassare la guida e recuperare un po’ di fluidità dopo le sezioni più lente. La strada è abbastanza trafficata, soprattutto nei pressi di Huelma, ma resta comunque gestibile. Huelma rappresenta un altro punto chiave per il rifornimento. Il paese è dominato dalle rovine del castello che sovrasta l’abitato e segna simbolicamente l’uscita dall’area più montuosa della Sierra Mágina.

Ripresa la A-401 e poi la JV-316 in direzione dell’Estación de Huelma, il percorso torna a spezzarsi tra asfalto secondario e tratti sterrati. Qui il fondo diventa più vario, con ghiaia grossa alternata a terra compatta. Alcune sezioni mostrano segni evidenti di erosione laterale, con canali scavati dall’acqua che attraversano la pista in diagonale. Non sono ostacoli veri e propri, ma obbligano a una guida attenta e a una buona gestione del peso della moto.

La direzione di marcia porta verso Alamedilla, entrando nuovamente nell’area del Geoparco di Granada. Il passaggio sulla GR-100 e poi sulla GR-101 è uno dei momenti più caratteristici dell’intero itinerario. Queste strade locali, spesso poco segnalate, attraversano la Dehesa de Guadix, un altopiano ondulato dove l’orizzonte si apre e la sensazione di isolamento torna prepotente. Il fondo è generalmente buono, ma non mancano tratti di pietrisco sciolto, soprattutto nei punti più esposti al vento.

Villanueva de las Torres appare come un’oasi agricola in mezzo a questo mare di colline. Qui l’asfalto ritorna continuo e permette di mantenere una media più regolare. Il traffico è quasi inesistente e la guida diventa intuitiva, con curve ampie e visibilità elevata. È uno di quei tratti in cui si riesce a “leggere” la strada con largo anticipo, adattando il ritmo senza stress.

L’ultimo segmento verso il Mirador de los Coloraes riporta nel cuore del deserto di Gorafe. Il mirador offre una delle viste più iconiche della zona, con le formazioni argillose che cambiano colore a seconda della luce, dal giallo pallido al rosso intenso. In ottobre il sole più basso crea ombre nette che accentuano le geometrie naturali. La pista che conduce al punto panoramico è semplice ma polverosa, con fondo compatto e qualche pietra affiorante. Nulla di impegnativo, ma sufficiente a ricordare che qui l’asfalto è solo un ospite temporaneo.

Il rientro a Gorafe chiude un anello di 206 chilometri che riassume bene l’essenza dell’Andalusia interna. Un territorio vasto, poco antropizzato, dove la moto diventa strumento di esplorazione più che di prestazione. Il 50% di off-road non è mai estremo, ma richiede attenzione costante, una buona gestione della stanchezza e una pianificazione corretta dei rifornimenti. In ottobre il clima è un alleato prezioso, ma resta fondamentale tenere conto delle escursioni termiche e delle possibili variazioni meteo, soprattutto nelle zone più alte della Sierra Mágina.

La traccia GPX del percorso è disponibile sul blog Mister Patterson – Dog on the Road ed è pensata per essere seguita senza forzature, lasciando spazio alle soste e agli imprevisti che fanno parte di ogni viaggio reale. Questo anello non è una sfida, ma un attraversamento consapevole di un’Andalusia meno raccontata, dove la strada, qualunque forma assuma, è sempre parte del paesaggio e mai un semplice collegamento.


In moto da Gorafe alla Sierra Mágina: 206 km tra off-road e strade secondarie

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