Il Sussurro delle Dolomiti: Da Borgo Valsugana al Museo del Vajont.

Di VENET01 - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Un articolo dedicato anche alla tragedia del Vajont non può che iniziare ricordando l’evento che ha segnato in modo indelebile la storia d’Italia. Il 9 ottobre 1963, una massa di roccia staccatasi dal Monte Toc precipitò nelle acque del bacino artificiale creato dalla diga del Vajont, provocando un’onda immensa che superò il coronamento della diga e si abbatté sui paesi sottostanti, causando quasi 2.000 vittime.

La diga del Vajont, all’epoca della costruzione, era un’opera ingegneristica senza precedenti per le sue dimensioni e per le tecniche utilizzate. Sorgeva come un gigante di cemento alta 261,60 metri, e al momento della tragedia era quasi completamente riempita. Nonostante le numerose avvisaglie e gli studi geologici che avevano messo in luce la pericolosità della montagna sovrastante il bacino, le opere di contenimento non furono mai considerate adeguatamente, con conseguenze catastrofiche.

Il disastro non fu solo una tragedia umana ma anche un fallimento della scienza e della tecnica, che portò a una radicale revisione degli standard di sicurezza e di responsabilità civile e penale in Italia e nel mondo. Le indagini e i processi che seguirono misero in luce una serie di negligenze e di errori di valutazione, sottolineando l’importanza del rispetto assoluto per la natura e per la vita umana nell’ambito di grandi progetti ingegneristici.

Oggi, il sito del Vajont si è trasformato in un luogo di memoria. La diga è ancora lì, quasi intatta, come un monumento alla tragedia e alla memoria di quelle vittime innocenti. Ertol e Casso, i paesi più colpiti dall’onda, sono diventati dei musei a cielo aperto dove si possono visitare le rovine e i luoghi della memoria, come il cimitero delle vittime del Vajont e il museo dedicato alla tragedia.

Il Vajont è un monito perenne, un insegnamento che trascende i confini italiani e parla a tutta l’umanità sull’importanza del rispetto per l’ambiente e sulla necessità di una coscienza etica in ogni progetto che l’uomo si accinge a realizzare. La memoria di ciò che è accaduto è un patrimonio di inestimabile valore, un richiamo costante a non dimenticare, per onorare coloro che hanno perso la vita e per educare le future generazioni all’importanza della prudenza e del rispetto della vita in ogni sua forma.

Le riflessioni che sorgono dall’esplorazione di un itinerario come quello che attraversa il Vajont sono molteplici e profonde, toccando temi che spaziano dalla vulnerabilità umana di fronte alle forze della natura alla responsabilità etica nell’ingegneria, dal valore della memoria storica alla resilienza delle comunità colpite da tragedie.

La memoria del Vajont si tramuta in un insegnamento universale: la grandezza delle opere umane non può mai prescindere dal rispetto delle leggi naturali e dalla consapevolezza dei rischi. La diga del Vajont, una volta simbolo di orgoglio nazionale per le sue dimensioni e l’arditezza costruttiva, è diventata un monito sulle conseguenze potenzialmente catastrofiche dell’arroganza e della negligenza.

Ogni volta che i motori rombano lungo la strada che costeggia la diga, i motociclisti non solo attraversano un paesaggio di indiscussa bellezza ma percorrono anche un sentiero di riflessione. La contemplazione della diga incita a un silenzio interiore, un momento di rispetto per quelle vite perdute e un promemoria della fragilità della nostra esistenza.

Allo stesso tempo, il percorso celebra la capacità dell’uomo di andare avanti, di ricostruire e di ritrovare bellezza e gioia anche dopo eventi luttuosi. Le piccole comunità di Ertol e Casso, seppur segnate dal disastro, sono rinascite, mantenendo vive le storie e le tradizioni del loro territorio.

La resilienza delle Dolomiti, che si ergono immutate nonostante le vicende umane, offre una metafora della resilienza dello spirito umano. Il motociclista, libero e rapido nel suo viaggio, trova in questi luoghi un legame unico tra adrenalina e contemplazione, tra il piacere della scoperta e il sommesso tributo alla storia.

In definitiva, il viaggio in moto attraverso il Vajont è un viaggio attraverso contrasti: la bellezza e il pericolo, l’innovazione e la distruzione, la vita e la morte. È un’esperienza che trascende il semplice atto del viaggiare, diventando un percorso di crescita personale e collettiva, un pellegrinaggio moderno alla ricerca di significati che solo la strada può insegnare.


Il Sussurro delle Dolomiti: Da Borgo Valsugana al Museo del Vajont.

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L’itinerario che mi accingo a descrivere è più di un semplice viaggio su due ruote; è un percorso che intreccia storia, natura e gastronomia, un’avventura che ogni appassionato di motociclismo dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.

Il viaggio inizia a Borgo Valsugana, un comune trentino noto per i suoi edifici storici e il ponte romano. La strada prosegue verso Agnedo e Bieno, piccole località dove il tempo sembra essersi fermato, con i loro antichi mulini e case tradizionali.

Attraversiamo Castello Tesino, un borgo incastonato nelle montagne, prima di affrontare le curve del Passo Brocon. Questo passo offre panorami mozzafiato e strade che sono un piacere da guidare. Giungiamo poi a Canal San Bovo, dove il legame con la natura è tangibile in ogni angolo e dove si può assaporare la cucina locale, come i canederli e lo strudel di mele.

Fiera di Primiero è la nostra prossima tappa, una cittadina che un tempo era un importante centro minerario e oggi è un gioiello turistico. Proseguiamo verso Don di Gosaldo e Rivamonte Agordino, dove la vista delle Dolomiti ci lascia senza fiato.

Ad Agordo, noto per essere stato un importante centro dell’industria dell’occhialeria, possiamo gustare i piatti a base di funghi porcini e polenta. Il Passo Duran ci regala un’altra serie di curve entusiasmanti prima di portarci a Forno di Zoldo, famoso per il suo prosciutto affumicato.

Longarone ci aspetta, tristemente noto per la tragedia del Vajont del 1963. Qui possiamo visitare la diga del Vajont e il sito della frana che ha causato uno dei più grandi disastri in Italia. La strada ci porta poi a San Martino, Ertol e Casso, piccoli paesi che testimoniano la vita prima e dopo la tragedia del Vajont.

La nostra riflessione sul valore della vita e della memoria ci accompagna al cimitero delle vittime del Vajont e al museo che racconta la storia di quella tragica notte.

Oltre al ricordo, questa strada è un inno alla bellezza delle montagne italiane, alla ricchezza della cultura locale e alla gioia che solo un viaggio in moto può dare. La cucina locale è l’ultima perla di questo itinerario: si va dai formaggi di malga alle grappe artigianali, passando per dolci tradizionali e vini pregiati.

In sintesi, questo viaggio è un mix perfetto di curve appaganti, paesaggi che lasciano senza fiato, storia profonda e sapori autentici. Un itinerario che ogni motociclista dovrebbe esperire, unendo la passione per la guida alla scoperta di un patrimonio inestimabile.


 

Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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