Il respiro dell’asfalto: Mister Patterson tra Pennes, Giovo e Palade
Dal cuore dell’Alto Adige all’abbraccio delle Dolomiti: il tour dei passi – Mister Patterson on the Road, 6 giugno 2025
Ci sono viaggi che si infilano nei ricordi come un guanto di pelle pregiata. Curvi, intensi, freddi la mattina e assolati al pomeriggio, rimbalzano tra altitudini e dialetti, tra panni stesi nei paesini e motociclisti saliti troppo presto. Il 6 giugno 2025 è stato uno di quei giorni. Partenza da Bolzano, brulicante di turisti, crocevia tra la cultura tirolese e l’Italia. Bolzano è un invito a rallentare prima di cominciare: i portici medievali, le piazze con i mercatini, il Duomo gotico, e lo sguardo enigmatico di Ötzi il Similaun, la mummia più famosa delle Alpi.
Ma noi non rallentiamo. Accendiamo la moto e puntiamo a Santa Giustina e Collalbo, sull’altopiano del Renon, dove si aprono prati da cartolina e le “piramidi di terra” – pinnacoli naturali di terra e pietra che sfidano la gravità. La strada è ampia, fluida, disegnata dal dio delle curve. Attraversare Renon significa salire dolcemente verso un mondo che sembra più austriaco che italiano, con le case in legno scolpito e le api che si muovono laboriose come gli artigiani locali.
Poi giù verso Sarentino, incastonato nell’omonima valle, patria dell’“orso di Sarentino”, un tipico costume tirolese con pelliccia e maschera. Questa zona è un piccolo universo a parte: contadino, fiero, autonomo, e quasi sempre dimenticato dai circuiti turistici di massa. La lingua dominante? Il tedesco. Il piatto tipico? Il “Schlutzkrapfen”, ravioli ripieni di spinaci e ricotta con burro fuso e erba cipollina.
Da qui inizia la vera danza d’alta quota: Passo Pennes (Penser Joch), a 2211 metri, una delle salite più spettacolari del Sudtirolo. L’asfalto si attorciglia come una liana su un tronco e le mucche pascolano lente sotto le pale eoliche. Il silenzio è tale che puoi sentire il motore lavorare in ogni fase del respiro. Dal passo, la vista si apre sulla Val di Vizze e sulle vette innevate anche a inizio giugno. L’aria punge, i panorami tolgono il fiato, e le soste fotografiche diventano inevitabili.
La discesa porta a Vipiteno, una delle cittadine più belle dell’arco alpino. Medioevo e modernità si fondono in via Città Nuova, la Torre delle Dodici veglia ancora sui passanti, e nelle pasticcerie si vendono ancora i krapfen fatti come una volta. Ma Mister Patterson tira dritto. La prossima sfida si chiama Passo del Giovo (Jaufenpass).
Passo leggendario, con i suoi tornanti serrati e i motociclisti che si salutano come fratelli, a colpi di clacson o di due dita sollevate. È una delle strade alpine più amate dai bikers europei, con panorami che cambiano ad ogni curva. E al culmine, 2094 metri, il rifugio serve un gulasch che rianima anche i più stanchi.
Giù a capofitto su San Leonardo in Passiria, la patria di Andreas Hofer, il patriota tirolese che sfidò Napoleone. Un piccolo museo racconta la sua storia, e la chiesa con la facciata affrescata sembra uscita da una fiaba. Questa è la valle dei boscaioli, dei canederli giganti, e degli artigiani che lavorano il legno come fosse seta.
La strada si allarga di nuovo verso Merano, regale, elegante, termale. È una piccola Vienna adagiata tra i meleti e le montagne. I giardini di Castel Trauttmansdorff sembrano usciti da un libro illustrato, e i portici del centro raccontano la storia della nobiltà asburgica venuta a curarsi e rilassarsi. Ma noi siamo venuti a curarci con le curve, e la prossima è una combinazione per motociclisti di razza.
Arriva il Passo delle Palade. Meno famoso di altri, ma assolutamente degno. Collega Merano a Fondo, attraversando boschi profondi e pascoli deserti. Una strada perfetta per danzare con la moto, priva di traffico, ideale per ritrovare il ritmo dopo le emozioni di Giovo. È un passo per contemplativi, per chi ama il sibilo del vento più delle chiacchiere nei bar.
Appena finito Palade, ci attende l’ultimo spartiacque: il Passo della Mendola. Antico collegamento romano, oggi amatissimo dai ciclisti per la sua pendenza regolare e dai motociclisti per la vista sull’Oltradige. I tornanti sono larghi, panoramici, si aprono su balconi naturali che dominano la valle dell’Adige. Qui si correva anche la cronoscalata della Mendola, tra i pini profumati e i boschi pieni di caprioli.
La discesa ci deposita infine a Egna, uno dei borghi più belli del Sudtirolo. I suoi portici ricordano quelli di Bolzano, ma con un tocco più intimo, più calmo. Qui si chiude l’anello, in un misto di fatica, stupore e adrenalina. Un caffè in piazza, il casco sul tavolo, e gli occhi ancora pieni di curve.
Mister Patterson, il vero “dog on the road”, solitario, testardo e fedele solo alla strada, sa che ogni curva insegna qualcosa. E oggi, 6 giugno, ha imparato che tra la lingua tedesca e il cuore italiano, tra l’asfalto bollente e l’aria rarefatta, esiste una linea di bellezza pura che solo chi viaggia in moto riesce davvero a sentire sotto le ossa.
Il respiro dell’asfalto: Mister Patterson tra Pennes, Giovo e Palade
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