Giro in moto tra Tremosine, il Passo di Tremalzo e Molina di Ledro
Un giro corto, sì, ma solo sulla carta. Perché tra Tremosine, il Tremalzo e Molina di Ledro la distanza non è mai il vero problema. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è riuscire a non fermarsi ogni dieci minuti. Qui la strada fa il suo mestiere con una certa arroganza: sale, stringe, si infila nei boschi, apre finestre improvvise sul Garda e poi ricomincia a chiedere attenzione. Come se guidare una moto fosse una faccenda rilassante. Ingenui noi.
La partenza ideale è da Tremosine sul Garda, uno di quei territori sospesi tra lago e montagna dove la quota cambia in fretta e anche il clima sembra avere poca voglia di mettersi d’accordo con sé stesso. Il comune è formato da diverse frazioni distribuite sull’altopiano, sopra la sponda occidentale del Lago di Garda, all’interno del Parco Alto Garda Bresciano. Non è un caso che venga spesso chiamato il balcone del Garda: da alcune terrazze naturali lo sguardo scende quasi verticale sull’acqua, con la strada gardesana che pare una riga sottile disegnata sotto la roccia.
Per chi guida, Tremosine è interessante perché obbliga subito a cambiare ritmo. Le strade sono strette, spesso incassate tra muri, case in pietra e vegetazione. L’asfalto, nei tratti più frequentati, è generalmente buono, ma non bisogna fidarsi troppo: qualche rattoppo, un po’ di sporco portato dai mezzi agricoli e l’umidità nelle zone d’ombra sono presenze normali. La moto va lasciata scorrere, senza forzare. Qui il gas spalancato serve più all’ego che alla guida, e l’ego, come sappiamo, è quel navigatore difettoso che prima o poi ti porta in un fosso.
Salendo verso il Tremalzo, il paesaggio cambia in modo netto. Si lascia alle spalle l’ambiente mediterraneo del Garda, con ulivi, cipressi e muri a secco, e si entra progressivamente in una montagna più severa, fatta di boschi, pascoli e versanti esposti. La strada diventa più tecnica. Una parte del percorso, salendo da Tremosine verso il Passo Tremalzo, presenta tratti sterrati o comunque dal fondo più ruvido, adatti a moto enduro stradali e a chi ha un minimo di confidenza con ghiaia, pietrisco e carreggiate non sempre perfette. Nulla di estremo, ma non è nemmeno la passerella del centro commerciale.
Il Tremalzo supera i 1.600 metri di quota ed è uno dei passaggi più noti dell’Alto Garda. Durante la Prima Guerra Mondiale l’area ebbe importanza strategica per la presenza del fronte italo-austriaco nelle montagne circostanti, e ancora oggi lungo queste strade restano tracce militari, mulattiere, gallerie e opere difensive. Guidare qui significa attraversare un territorio dove la storia non sta chiusa in una targa, ma resta dentro la forma stessa della strada.
La salita richiede calma. Le curve sono strette, alcune cieche, e nei tratti sterrati bisogna tenere la moto morbida, lasciando lavorare sospensioni e pneumatici. In quota la luce cambia rapidamente, il vento può raffreddare l’aria anche in piena estate e la nebbia non è un’ipotesi letteraria. Meglio partire presto, con serbatoio in ordine e senza contare troppo sui servizi lungo la parte alta del percorso.
Scendendo verso Molina di Ledro, la guida torna più fluida. Il Lago di Ledro appare tra boschi e pendii, più raccolto rispetto al Garda, con un’atmosfera meno affollata. A Molina merita una sosta il Museo delle Palafitte, legato al sito archeologico dell’età del Bronzo riconosciuto dall’UNESCO insieme ad altri insediamenti palafitticoli dell’arco alpino. Un dettaglio non secondario: qui la preistoria non è una scusa da dépliant, ma materia concreta.
Il rientro può essere organizzato con calma, magari fermandosi lungo il lago prima di riprendere la strada. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog. Il giro finisce a Molina di Ledro, con la moto sporca il giusto e quella piacevole sensazione di aver fatto pochi chilometri, ma tutti con un motivo preciso.
Giro in moto tra Tremosine, il Passo di Tremalzo e Molina di Ledro
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