In Moto alla Scoperta di Tregnago, Altissimo, e Altre Gemme Nascoste

Di Gehadad - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10536669

Il Veneto, per chi viaggia in moto, non è soltanto Venezia, Dolomiti e cartoline da calendario. Per fortuna, verrebbe da dire, perché altrimenti passeremmo la vita in coda dietro a camper indecisi e turisti con lo sguardo perso. C’è un Veneto più laterale, fatto di colline, strade secondarie, borghi silenziosi, contrade agricole, salite brevi ma nervose, tornanti che non fanno scena ma pretendono attenzione. È quello che si incontra partendo da Tregnago e risalendo verso l’Alta Val d’Illasi, i Lessini e le zone di confine tra Veronese e Vicentino.

Tregnago è un buon punto di partenza perché conserva ancora quell’aspetto concreto dei paesi di valle: case raccolte, ritmo tranquillo, colline vicine e una strada che invita subito a lasciare la pianura. Siamo nella Val d’Illasi, territorio agricolo e vitivinicolo, con un paesaggio che alterna vigneti, olivi, boschi e piccoli nuclei abitati. Qui la moto comincia a lavorare bene: curve morbide, saliscendi regolari, asfalto generalmente discreto, anche se sulle secondarie conviene sempre tenere conto di qualche rattoppo, ghiaietta portata dai trattori e umidità nei tratti più chiusi.

Da Tregnago si sale verso San Bortolo e poi in direzione Altissimo, entrando in un ambiente più appartato. Le colline si stringono, la vegetazione cresce, la strada diventa più interessante. Non serve correre. Anzi, sarebbe anche abbastanza stupido, ma l’umanità insiste. Qui il piacere sta nel seguire il disegno della carreggiata, sentire la moto alleggerirsi nei cambi di pendenza, guardare lontano prima delle curve cieche e lasciarsi prendere da quella guida rotonda che sulle Prealpi venete ha sempre un suo perché.

Altissimo, già in provincia di Vicenza, apre verso un paesaggio più montano, legato alla Valle del Chiampo. La zona è nota anche per la presenza di contrade e piccoli insediamenti sparsi, tipici di questa fascia prealpina, dove per secoli agricoltura, bosco e allevamento hanno scandito la vita quotidiana. Per chi guida, significa strade strette, qualche tratto ombreggiato, curve che si chiudono senza telefonare prima e un traffico di solito modesto, salvo nei fine settimana belli, quando compaiono auto lente e motociclisti convinti di essere in prova speciale.

Scendendo verso Valdagno e Cornedo Vicentino cambia il tono del viaggio. Valdagno porta con sé una storia industriale importante, legata soprattutto alla famiglia Marzotto e allo sviluppo tessile. Non è solo un nome su una targa: è uno di quei luoghi dove il paesaggio urbano racconta il lavoro, le fabbriche, le case operaie, la trasformazione economica del Veneto tra Ottocento e Novecento. Cornedo Vicentino mantiene invece un carattere più raccolto, con il territorio che continua a muoversi tra campagna, colline e piccoli centri.

Da Selva di Trissino, Nogarole Vicentino e Chiampo il percorso rientra in una dimensione più rurale. Qui il Veneto non cerca di farsi bello, e proprio per questo funziona. Si attraversano zone agricole, tratti con vigneti e prati, case isolate, curve brevi, qualche rettilineo dove respirare prima della prossima salita. Nogarole e le aree vicine sono legate alla tradizione agricola e ai prodotti locali, mentre Chiampo è conosciuta anche per la sua vocazione artigianale e industriale, in particolare nel settore conciario. Dettaglio poco poetico, certo, ma almeno reale. Meglio della solita fuffa sui “luoghi magici”.

Proseguendo verso San Giovanni Ilarione, Finetti, Rancani e Sprea si entra in una parte di territorio meno frequentata dal turismo veloce. Sono borghi e contrade dove la strada sembra cucita addosso alla collina. Sprea, frazione di Badia Calavena, è nota anche per il legame con le erbe officinali e con una tradizione locale che ha valorizzato le piante spontanee dei Lessini. Qui la guida diventa lenta per natura: carreggiate più strette, curve ravvicinate, fondo non sempre perfetto, ma atmosfera autentica. Non quella venduta nei dépliant, quella vera, con i muri di pietra, i prati, i boschi e qualche cane che controlla il passaggio della moto con aria da amministratore delegato della contrada.

Selva di Progno, Velo Veronese, San Giorgio, Bosco Chiesanuova ed Erbezzo portano dentro la Lessinia. L’altitudine cresce, l’aria cambia, la luce si fa più netta. I pascoli, le malghe, i faggi e le contrade in pietra raccontano un territorio duro, abitato a lungo anche dalle comunità cimbre, che hanno lasciato tracce linguistiche e culturali ancora presenti in alcune zone. San Giorgio è una località conosciuta per gli sport invernali e per l’accesso ai percorsi escursionistici, mentre Bosco Chiesanuova ed Erbezzo sono due riferimenti classici dell’altopiano.

In moto, la Lessinia richiede rispetto. Le strade possono essere magnifiche, ma non sempre pulite. Dopo pioggia o tagli boschivi si possono trovare detriti, foglie, umidità e brecciolino. Nei mesi più freddi, le zone d’ombra restano viscide a lungo. Però, quando la giornata è giusta, il percorso tra Velo, Bosco, Erbezzo e la discesa verso Grezzana regala una guida piena, varia, mai monotona. Si passa dai tratti aperti dell’altopiano alle discese più tecniche verso la Valpantena, con curve che chiedono misura e freni usati con testa.

Arrivare a Grezzana significa rientrare gradualmente verso Verona, lasciandosi alle spalle boschi, prati alti, contrade e strade secondarie. È un giro che non ha bisogno di effetti speciali. Basta una moto, un po’ di attenzione, il serbatoio con margine e la voglia di seguire il Veneto meno rumoroso, quello che non si mette in mostra ma resta addosso. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.


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Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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