Dog on the Road, il manuale per partire liberi e tornare interi
Ci sono libri che nascono da un’idea e altri che si formano lentamente, chilometro dopo chilometro, mentre la strada mette alla prova ciò che pensavamo di sapere. Dog on the Road. Manuale di salvaguardia personale per chi viaggia in moto appartiene alla seconda categoria. Non nasce dalla teoria, né dalla pretesa di insegnare a qualcuno come diventare un avventuriero. Nasce da anni trascorsi in moto, spesso da solo, attraversando montagne, sterrati, pioggia, caldo, deviazioni, guasti e quelle situazioni nelle quali il viaggio smette improvvisamente di essere una fotografia e diventa un problema da risolvere.
Il sottotitolo chiarisce bene il contenuto: Orientamento, emergenza, survival e ritorno a casa. Perché partire è relativamente semplice. Si prepara la moto, si caricano le valigie, si imposta il navigatore e si gira la chiave. La parte più delicata comincia quando qualcosa non segue il programma. Una strada viene chiusa, il telefono non trova campo, la moto si ferma, il buio arriva prima del previsto oppure il meteo decide di ignorare con grande indifferenza tutte le applicazioni consultate la sera precedente.
Questo libro nasce da una domanda molto concreta: se qualcosa va storto, sono davvero in grado di cavarmela?
La moto ci permette di raggiungere luoghi lontani, isolati e bellissimi, ma proprio questa libertà richiede una maggiore responsabilità. Quando si viaggia da soli non si può delegare. Sei tu a valutare il percorso, interpretare il cielo, controllare il carburante, decidere se continuare oppure tornare indietro. Se sbagli strada, sei tu a doverla ritrovare. Se la moto resta ferma, devi capire se sia possibile intervenire, chiamare aiuto, aspettare oppure muoverti verso un luogo sicuro.
Dog on the Road non è un manuale di meccanica e non è nemmeno un libro di sopravvivenza televisiva. Nessuno dovrà costruire una capanna usando il cavalletto laterale, cacciare la cena con una chiave da tredici o attraversare un torrente trascinando una motocicletta da duecentocinquanta chili. Il tema è la salvaguardia personale applicata al viaggio reale. Quella fatta di preparazione, attenzione, strumenti semplici e decisioni prese prima che una difficoltà diventi un’emergenza.
Nel libro affronto la progettazione del percorso, la valutazione dei rischi, l’utilizzo delle tracce GPX, delle mappe offline, del GPS e delle coordinate. La tecnologia è preziosa, ma ha la cattiva abitudine di funzionare perfettamente finché non ne abbiamo davvero bisogno. Una batteria scarica, un dispositivo danneggiato o la mancanza di segnale bastano per ricordarci che l’orientamento non può essere affidato completamente a uno schermo.
Parlo anche di ciò che conviene portare sulla moto. Acqua, cibo, attrezzi essenziali, kit per le forature, torcia, power bank, protezione dalla pioggia, coperta termica e materiale di primo soccorso hanno un’utilità concreta soltanto se sappiamo dove si trovano e come usarli. Caricare la motocicletta non significa trasferire il contenuto del garage dentro tre valigie. Significa scegliere. Ogni oggetto deve meritarsi lo spazio che occupa, possibilmente senza trasformare la moto in un condominio con le ruote.
Una parte importante è dedicata alle situazioni nelle quali occorre lasciare temporaneamente il mezzo. Bisogna proteggersi, annotare le coordinate, fotografare la posizione, rendere la moto individuabile e decidere cosa portare con sé. A volte occorre anche camminare. È una possibilità poco considerata, soprattutto quando gli stivali sono ottimi per guidare ma possiedono la flessibilità di due armadi blindati.
Il libro affronta la notte imprevista, il freddo, il caldo, la pioggia, la sete, la stanchezza e la sicurezza personale quando si scende dalla sella. Un parcheggio isolato, un distributore durante la notte o una periferia sconosciuta richiedono attenzione. Non paranoia, semplicemente capacità di osservare l’ambiente e riconoscere una situazione che non convince. Nessun bagaglio e nessuna moto valgono la nostra pelle.
Dentro queste pagine confluiscono esperienze apparentemente lontane tra loro. Il servizio militare e il lavoro sui mezzi, ventisei anni di arti marziali, l’insegnamento del Survival Fight, dieci anni di canyoning e una vita trascorsa sulle due ruote. Discipline diverse, unite dallo stesso principio: evitare il problema quando è possibile, riconoscerlo quando arriva e affrontarlo senza aggiungere altri errori.
C’è poi Jimmy Patterson, il cane preso in canile nel 2017 vicino a Saturnia, dal quale sono nati il nome Mister Patterson e il progetto Dog on the Road. Jimmy rappresenta quella forma elementare di libertà che ogni motociclista comprende. Il vento sul muso, la curiosità per ciò che arriva e nessun bisogno di giustificare la voglia di andare. Soltanto un motociclista riesce a capire davvero perché i cani amino mettere la testa fuori dal finestrino.
Questo non è quindi un libro contro il rischio e nemmeno un invito a trasformare ogni uscita domenicale in una spedizione polare. Il rischio fa parte del viaggio, ma può essere conosciuto e ridotto. Prepararsi non significa avere paura. Significa rispettare la strada, il proprio corpo, la moto e le persone che ci aspettano.
La libertà senza preparazione è soltanto improvvisazione con un casco in testa. Il motociclista preparato non è quello che non cade mai, non sbaglia mai e non torna indietro. È quello che conserva abbastanza lucidità per modificare il programma, rinunciare quando serve e chiedere aiuto senza considerarlo una sconfitta.
Il centro di Dog on the Road non è la moto. Il centro è il motociclista. Quello che parte, guida, decide e qualche volta deve rimediare. Perché la meta conta, ma il viaggio non termina davanti al cartello di un passo o nel punto panoramico scelto per una fotografia. Finisce quando si riconoscono le strade di casa, si entra in garage, si spegne il motore e per qualche secondo resta soltanto il silenzio.
La moto ti porta lontano. La preparazione ti riporta a casa.
Sergio De Amicis
Mister Patterson, Dog on the Road
Il libro è disponibile su Amazon.

