Deserto di Gorafe in moto: la strada sul fondo delle ramblas


Nel deserto di Gorafe in moto, dove la strada viene scavata dall’acqua

Nel deserto di Gorafe la strada non attraversa semplicemente il paesaggio. Entra nelle sue pieghe, segue il fondo delle ramblas e si infila tra pareti modellate dall’erosione. La moto procede lungo piste strette, chiuse tra rocce rossastre e vegetazione rada. Il terreno cambia continuamente. A tratti è compatto, pochi metri dopo diventa sabbioso, poi arrivano ghiaia e piccoli solchi lasciati dall’acqua.

Siamo nella provincia di Granada, al centro della depressione di Guadix e Baza, dentro il territorio del Geoparco di Granada. Milioni di anni fa questa grande conca era un bacino interno nel quale si accumulavano sedimenti. Quando l’acqua trovò una via di uscita, l’erosione cominciò a incidere il terreno creando calanchi, canyon, tavolati e vallate profonde. Oggi la zona di Gorafe è uno degli esempi più evidenti di questo processo geologico.

Percorrere una rambla in moto significa muoversi sul letto di un corso d’acqua temporaneo. In una giornata asciutta può sembrare una pista relativamente semplice. Il fondo appare largo, le pendenze sono moderate e non sempre ci sono passaggi tecnici particolarmente evidenti. È proprio qui che conviene evitare di rilassarsi troppo. La sabbia si accumula nei punti meno visibili, la ghiaia tende a spostarsi sotto la ruota anteriore e i canali prodotti dalle piogge possono attraversare la traiettoria con angoli poco piacevoli.

La velocità deve restare bassa. Non per mancanza di coraggio, ma perché in questi ambienti la lettura del terreno conta più della potenza. Bisogna guardare lontano, scegliere la linea prima di entrarci e lasciare lavorare la moto. Sul fondo sconnesso una presa rigida sul manubrio peggiora tutto. Le ruote devono poter cercare il proprio equilibrio, mentre il pilota accompagna i movimenti senza trasformare ogni sbandamento in una questione personale.

Tra le pareti della gola la luce cambia rapidamente. Alcuni tratti sono completamente esposti al sole, altri restano in ombra e possono conservare maggiore umidità. La differenza si sente anche sulla superficie. Il terreno chiaro tende a essere più polveroso, mentre nelle zone riparate può diventare duro, irregolare e segnato dalle colate precedenti. Dopo una pioggia il quadro cambia radicalmente. L’acqua può scendere con forza nelle ramblas e il fango argilloso diventa pesante, scivoloso e capace di bloccare rapidamente il battistrada.

Prima di entrare in queste piste occorre quindi controllare il meteo dell’intera zona, non soltanto il cielo sopra la propria testa. Un temporale distante può alimentare un canale apparentemente asciutto. Le indicazioni del Geoparco ricordano inoltre che i badlands nascondono zone pericolose e raccomandano di utilizzare soltanto percorsi consentiti e riconoscibili. La prudenza, qui, non rovina l’avventura. Evita semplicemente di trasformarla in una telefonata imbarazzante ai soccorsi.

Lungo queste piste non ci sono edifici, distributori o punti di assistenza. La copertura telefonica può essere discontinua e le possibilità di rifornimento si trovano nei centri abitati esterni. È opportuno arrivare con carburante sufficiente, acqua, protezione dal sole, un sistema di navigazione utilizzabile offline e almeno l’attrezzatura necessaria per riparare una foratura.

In estate le temperature possono diventare impegnative, mentre in inverno e nelle prime ore del giorno l’altitudine della depressione rende l’aria più fredda di quanto suggerisca l’idea di deserto. Anche l’escursione termica va considerata nella scelta dell’abbigliamento. Partire presto permette di evitare le ore più calde e offre una luce migliore per leggere le irregolarità del fondo.

La moto ideale non è necessariamente quella più leggera, ma quella che il pilota conosce davvero. Con una maxienduro occorre anticipare le frenate e rispettare la massa, soprattutto quando la pista si restringe o il terreno comincia a cedere. Le gomme con una discreta capacità fuoristradistica aiutano, ma non sostituiscono una guida pulita.

È meglio entrare nelle curve senza frenate brusche, mantenere una spinta regolare e usare il motore con dolcezza. Nei tratti più morbidi serve continuità. Fermarsi nel punto sbagliato significa spesso dover ripartire con la ruota già sprofondata. In discesa conviene lasciare lavorare il freno motore, evitando di caricare eccessivamente l’anteriore sulla ghiaia. In salita, invece, una marcia adeguata e un filo di gas costante sono più efficaci di un’improvvisa dimostrazione di cavalleria.

Sopra le gole si estendono altopiani quasi spogli. Sul fondo compaiono invece canneti, tamerici e arbusti che seguono l’umidità residua. Il contrasto tra la vegetazione e le pareti stratificate rende evidente il lavoro dell’acqua, anche quando non se ne vede una goccia. Le tonalità passano dal grigio al giallo, poi al rosso più intenso dell’area conosciuta come Los Colorados.

Gorafe non è soltanto geologia. Lungo la valle del fiume Gor si trova una delle più importanti concentrazioni di monumenti megalitici della penisola iberica. Il Parco Megalitico di Gorafe permette di osservare numerosi dolmen costruiti dalle comunità preistoriche che abitarono questo territorio. Il passaggio merita tempo e rispetto. Non è uno scenario vuoto preparato per farci giocare con la moto, ma un ambiente fragile nel quale natura e presenza umana si sono sovrapposte per migliaia di anni.

La pista continua sul fondo della gola. Il motore lavora basso, le pareti si avvicinano e la visuale si riduce alla curva successiva. Nessuna corsa, nessun bisogno di dimostrare qualcosa. Soltanto la ruota anteriore che cerca la parte più compatta del terreno, il rumore della ghiaia e una sottile striscia di cielo azzurro sopra il casco.

Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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