Dalla Bainsizza al Bohinjsko Jezero: 133 km di solitudine, bellezza e memoria
Dalla Bainsizza al Bohinjsko Jezero: 133 km di solitudine, bellezza e memoria
Ci sono strade che non trovi per caso. Le prendi per istinto, per fame di alture, per il bisogno di silenzio che solo certi tornanti sanno offrirti. Il percorso di 133 km tracciato in moto tra Nova Gorica e il lago di Bohinj attraversa luoghi poco battuti, densi di storia, paesaggi commoventi e sapori forti come il carattere delle genti slovene. Questo non è un semplice giro panoramico: è un pellegrinaggio laico, una cavalcata tra fronti di guerra, monasteri, cime silenziose e piatti contadini.
Si parte da Nova Gorica, città giovane – fondata nel 1948 dal regime jugoslavo – e specchio moderno della più antica Gorizia italiana. Il confine tagliato dopo la Seconda guerra mondiale ha creato qui un simbolo vivente della Guerra Fredda: una piazza divisa tra due nazioni. Vale la pena fermarsi per un caffè in piazza Europa, dove si cammina con un piede in Italia e uno in Slovenia, mentre i cartelli bilingue ricordano un’epoca in cui il filo spinato passava tra i cortili.
La salita verso Gargaro (Grgar) introduce alla piana della Bainsizza (Banjšice), un altopiano che fu teatro di una delle più dure battaglie della Grande Guerra, la Decima Battaglia dell’Isonzo (agosto-settembre 1917). Oltre 300.000 uomini si affrontarono tra trincee scavate nella roccia e cannonate sul nulla. Oggi l’altopiano è un paradiso di pascoli e silenzi, ma sotto ogni ciuffo d’erba potrebbe esserci ancora un frammento di elmetto, una scheggia di storia.
A Sveta Gora (Santo Spirito della Bainsizza) domina il paesaggio un santuario mariano costruito nel XVII secolo e divenuto importante centro di pellegrinaggi. Durante la Prima guerra mondiale fu distrutto e poi ricostruito. Dalla terrazza si gode una vista mozzafiato sul fiume Isonzo (Soča), celebre per il suo colore verde-blu intenso, tanto limpido da sembrare irreale. I più avventurosi lo percorrono in kayak o rafting.
Scendendo per Chiapovano (Čepovan), si entra nel regno delle strade forestali, curve dolci e l’asfalto appena screpolato. Qui è il cuore della Slovenia contadina, quella che non ha fretta. Gli abitanti vivono di legna, latticini, miele e piccoli orti. A pochi chilometri si trova il villaggio di Lokve, noto per le coltivazioni di mirtilli selvatici e funghi porcini, venduti freschi o essiccati dai bordi delle strade.
A Most na Soči (l’antica Santa Lucia d’Isonzo), il ponte sul fiume offre una delle immagini più iconiche del viaggio: un lago artificiale color smeraldo incastonato tra montagne e casette tinte a calce. Il paesino è sede di importanti scavi archeologici che hanno portato alla luce una necropoli della civiltà dei Castellieri, databile tra il IX e il I secolo a.C. Il piccolo museo archeologico è una chicca per chi ama la storia antica.
Il viaggio prosegue tra borghi come Prapetno, Brdo, e Bukovo, dove la vita scorre con lentezza balcanica. Qui sopravvivono tradizioni come la lavorazione del pizzo di Idrija (prodotto poco più a nord), ma anche la distillazione casalinga di slivovica, una grappa di prugna dal gusto robusto, che viene ancora offerta agli ospiti come segno di benvenuto.
A Črni Vrh (Circhina) ci si inoltra in una delle zone più isolate del percorso. La strada si stringe, il bosco si fa più fitto. Qui si trova la torre belvedere di Javornik, accessibile con una breve camminata, da cui si può vedere fino al Golfo di Trieste nelle giornate limpide.
La vera sorpresa è Davča, villaggio sparso tra boschi e pascoli, a oltre 1.000 metri d’altitudine. Una località che d’inverno diventa pista da sci per pochi intimi e d’estate si trasforma in punto di partenza per escursioni nel massiccio del Škofja Loka. Gli abitanti vivono in casali in legno isolati, coltivano patate e producono formaggi stagionati intensi come la montagna che li circonda.
Poi si scende verso la valle del Sava Bohinjka, fino a Bohinjska Bistrica, cittadina tranquilla, amata da ciclisti, escursionisti e viaggiatori slow. È famosa per le sue terme naturali, ma anche per il trenino autotrasportatore che permette di attraversare il tunnel di Bohinj con l’auto o la moto caricata a bordo – un’esperienza originale se si vuole evitare il ritorno in sella.
E infine il capolavoro: Bohinjsko Jezero, il lago di Bohinj. È meno turistico del celebre Bled, ma molto più autentico. Qui si può nuotare, fare SUP, pescare, oppure semplicemente sedersi e osservare le vette riflesse nell’acqua. Il lago è parte del Parco nazionale del Tricorno (Triglav), la vetta più alta della Slovenia, sacra per gli sloveni tanto quanto il Vesuvio lo è per i napoletani.
Tra le specialità gastronomiche locali, da non perdere il čompe s skuto (patate con ricotta acida), il jota (zuppa di crauti e fagioli), il carniolan sausage (kranjska klobasa), e le birre artigianali prodotte con luppolo autoctono. Il tutto accompagnato da panorami mozzafiato e l’atmosfera raccolta di un paese che ha scelto la natura come stile di vita.
Il percorso completo è disponibile in formato GPX e può essere scaricato gratuitamente dal blog. È adatto a motociclisti curiosi, capaci di rinunciare alle comodità per vivere la strada, la storia e la lentezza.
Mister Patterson è il dog on the road. Ma non c’è nessun cane a bordo: l’uomo è il cane. Quello randagio, quello che annusa l’aria e segue l’istinto. Quello che ama la libertà e disdegna le autostrade. E in questo angolo nascosto d’Europa, l’istinto ha avuto ragione.
Dalla Bainsizza al Bohinjsko Jezero: 133 km di solitudine, bellezza e memoria
- Formato pronto per computer, tablet e smartphone. Ottimizzato per OSMAND
Formato TRACCIA GPX
- MrPatterson










