Dal Praderadego a Valdobbiadene: lungo la dorsale del Canidi in moto


Itinerario off-road di 40 km tra boschi, forcelle e malghe silenziose, da Valmareno al passo Praderadego e poi lungo la dorsale del Monte Canidi fino a Valdobbiadene. Novembre, cancelli aperti, malghe vuote e la montagna che si prepara al riposo. Traccia GPX disponibile su misterpatterson.blog.

Ci sono momenti dell’anno in cui la montagna sembra tirare il fiato. L’autunno è quasi finito, gli alberi hanno perso la voce e restano solo silenzi, odori di terra bagnata e il suono lontano del vento che scivola tra i crinali. È novembre, ed è il periodo in cui queste strade antiche si riaprono ai passi lenti, alle ruote che cercano trazione, a chi sa ascoltare.
Il percorso di oggi parte da Valmareno, risale fino al Passo Praderadego e da lì si inoltra lungo un tracciato per l’80% off-road che attraversa Monte Canidi, Forcella della Fede, Monte Crep, Bivacco Salvedella Nuova e scende poi verso  Pianezzze di Valdobbiadene, fino a chiudersi in valle, tra le vigne del prosecco e le prime luci di Valdobbiadene.

Valmareno è un piccolo gioiello incastonato tra i colli di Follina e le Prealpi Trevigiane. Le sue case in pietra, il torrente che lo attraversa e la sagoma del Castello Brandolini raccontano una storia di secoli: un tempo avamposto difensivo della Serenissima, poi residenza nobiliare, oggi silenziosa sentinella del paese. Qui la montagna comincia piano, ma non inganna: in pochi chilometri il dolce paesaggio collinare del prosecco lascia spazio a una salita vera, che stringe i tornanti e porta diritto al Passo Praderadego, porta naturale tra la provincia di Treviso e quella di Belluno.

Il passo si trova a 910 metri d’altitudine e segna il confine tra due mondi. È un luogo pieno di memoria: durante la Grande Guerra qui passarono truppe, muli e rifornimenti diretti al fronte del Piave. Ancora oggi, ai lati della strada, si trovano resti di postazioni e piccoli cippi in pietra che ricordano quei giorni di fango e coraggio. Ma ora la scena è tutta diversa.
A novembre, il passo è tranquillo. Qualche escursionista, un ciclista isolato, e poi il bivio. È lì, sulla curva che taglia il versante sud, che inizia il vero off-road: la strada militare sterrata che si inoltra nel bosco e sale verso il Monte Canidi.

Da qui comincia la parte più viva del viaggio. Il terreno è un misto di terra compatta, pietra e foglie secche. Le prime curve richiedono equilibrio e attenzione: l’autunno ha lasciato sul terreno tappeti di foglie che nascondono piccoli solchi, ma basta poco per ritrovare ritmo.
È uno sterrato antico, costruito in epoca austro-ungarica come via di collegamento militare e poi ampliato dai pastori locali per portare il bestiame alle malghe. Il nome “Canidi” deriva dal latino canis, cane, e secondo la tradizione faceva riferimento ai branchi di lupi che in passato frequentavano queste creste. Oggi i lupi sono tornati davvero: invisibili ma presenti, segno che la montagna si sta riprendendo i suoi equilibri.

La salita verso la Malga Canidi è una delle più suggestive del percorso. In estate si attraversano pascoli chiusi da cancelli e recinti elettrici, ma a novembre tutto è aperto. Le mandrie sono già scese a valle, le malghe svuotate, e il viaggiatore può attraversare liberamente. È una sensazione rara: guidare con calma, senza barriere, nel cuore di una montagna che si prepara al silenzio.
Le malghe in questa stagione hanno un fascino malinconico. Le finestre sbarrate, l’odore di legna vecchia e di fieno rimasto. Si sente ancora, nell’aria, il ricordo dell’estate: campanacci, voci, fumo di calderoni per il formaggio. Ma ora resta solo il vento.

Poco oltre Malga Canidi la vista si apre. Davanti, la dorsale del Monte Crep; dietro, la valle del Piave e il profilo lontano del Cansiglio. Se la giornata è limpida, si distingue perfino la linea chiara dell’Adriatico. È un punto dove conviene fermarsi, spegnere la moto e ascoltare. Non capita spesso di trovarsi soli, così, tra cielo e pietra.
Il rumore del motore che si spegne lascia spazio al fruscio delle foglie, e per un attimo tutto sembra sospeso.

Da qui si raggiunge la Forcella della Fede, uno di quei luoghi che portano con sé un nome antico e misterioso. Si racconta che in epoca medievale una donna fuggita dalle invasioni ungare trovò rifugio proprio su questa forcella, portando con sé una piccola croce in legno. Qui, sfinita, avrebbe promesso di erigere una cappella se fosse sopravvissuta. La storia si perde nel tempo, ma il nome è rimasto: un promontorio che divide due vallate e due destini.
Anche il percorso cambia volto: la strada si stringe, diventa più tecnica, con tratti di pietra viva e ghiaia smossa. Le gomme mordono la terra, l’avantreno scivola e si riprende, e ogni curva è una piccola sfida. È il tipo di guida che chiede concentrazione, ma regala soddisfazioni pure.

Nei pressi del Monte Crep il paesaggio diventa aspro, quasi lunare. Le rocce affiorano dal terreno e i faggi lasciano spazio ai pini e ai larici. In lontananza, i profili bianchi delle Dolomiti cominciano a tingersi di neve. È novembre, e l’inverno bussa alle porte. Il terreno, però, è ancora perfetto per l’off-road: umido ma non gelato, con quella consistenza che tiene senza tradire. È la condizione che ogni motociclista sogna.

Il Bivacco Salvedella Nuova appare all’improvviso, poco oltre un tornante. Piccolo, in lamiera e legno, con la porta sempre aperta. Dentro c’è un tavolo, una panca e un vecchio quaderno pieno di firme. Fuori, il panorama è vasto e potente. Sotto di me, la valle del Piave; sopra, le creste che conducono al Monte Cesen.

La discesa verso Pianezzze di Valdobbiadene è lunga e dolce. Si attraversano pascoli ormai deserti, malghe chiuse, e sentieri che d’estate pullulano di ciclisti ed escursionisti. Ora invece c’è solo silenzio. Ogni tanto qualche lepre taglia la strada, qualche corvo si alza in volo. La luce del pomeriggio autunnale colora tutto di rame. È il momento in cui senti che la montagna non ha bisogno di parole: basta esserci.

Ed è proprio quando la moto torna sull’asfalto che capisci quanto il silenzio del bosco ti abbia accompagnato. Il rumore delle gomme sulla strada sembra quasi disturbare, lo sterrato. Ma basta guardare verso sud, verso le colline del prosecco, per ritrovare equilibrio.
Valdobbiadene è una città che vive di vino e di lavoro, ma conserva ancora un’anima montanara. Le colline del Cartizze e le valli circostanti sono oggi patrimonio UNESCO, ma per chi viaggia in moto hanno un significato più intimo: curve morbide, profumo d’uva, la sensazione di essere arrivato senza aver perso niente lungo la strada.

Ogni volta che chiudo un itinerario come questo mi resta addosso qualcosa. Non la fatica, non la polvere, ma il senso di gratitudine. Per le strade che resistono, per la natura che si lascia toccare senza ferirsi, per la libertà che solo la moto sa regalare.
È un percorso che consiglio a chi ama l’off-road fatto con rispetto, senza cercare l’estremo. Il fondo è buono, la segnaletica discreta ma sufficiente, e il paesaggio, a novembre, è pura poesia.

Traccia GPX dell’itinerario disponibile su misterpatterson.blog

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Sergio De Amicis "Mr Patterson"

Sergio De Amicis è una figura eclettica di Verona, noto per la sua attività imprenditoriale, sportiva e avventurosa. È co-fondatore di Enetek Servizi, azienda specializzata in impianti di climatizzazione e riscaldamento. Il suo lavoro tecnico si affianca a una forte passione per le arti marziali, che pratica e insegna da decenni, con esperienze nel Vovinam Viet Vo Dao, nel Krav Maga, nel Kali filippino e nella difesa personale con il metodo Survival Fight, di cui è fondatore. Avventuriero per vocazione, è uno dei soci fondatori dei SerCant Adventures, club noto nel mondo del canyoning, con centinaia di esplorazioni in forre italiane e internazionali. È anche autore del blog Mister Patterson – Dog on the Road, dove racconta i suoi viaggi in moto attraverso l’Italia e l’Europa, pubblicando itinerari GPX gratuiti, foto, video e racconti che uniscono turismo, cultura, enogastronomia e spirito solitario. Nel suo tempo libero si dedica alla scrittura e alla spiritualità legata alla natura, ed è anche pastore della religione del Dudeismo. Mantiene una riservatezza discreta sulla vita privata, condividendo online solo ciò che riguarda passioni, esperienze e progetti.

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