Dal Lago di Coredo al Passo Palade: un viaggio che profuma di mele e libertà
Da Mezzolombardo a Bolzano attraverso il Passo Palade, un viaggio in moto tra storia, valli segrete e leggende del Trentino-Alto Adige
Partire in una mattina di luglio da Mezzolombardo ha sempre un sapore speciale. Il sole che illumina la valle dell’Adige, l’aria fresca che scende dalle montagne e la sensazione che, una volta girata la chiave della moto, si stia aprendo un piccolo capitolo di libertà personale. Questo itinerario di 115 chilometri è un condensato di storia, paesaggi da cartolina, curve che fanno battere il cuore e soste in cui il tempo sembra fermarsi. E sì, come sempre, sul blog puoi scaricare gratuitamente la traccia GPX di questo giro, così da riviverlo a modo tuo.
La partenza da Mezzolombardo è un tuffo immediato nella storia del Trentino. Questo borgo, situato all’imbocco della Valle di Non, è stato per secoli un punto strategico per il commercio e la difesa. Camminando tra le sue vie o passando davanti al maestoso Castel San Pietro, ci si rende conto di quanto il Medioevo sia ancora palpabile tra i muri in pietra. Antiche leggende raccontano di passaggi segreti che collegavano il castello ai sotterranei del paese, usati dai nobili per sfuggire agli assedi. Non sappiamo se sia vero, ma basta immaginarlo mentre si monta in sella per sentire già il viaggio assumere un sapore diverso.
Lasciata Mezzolombardo alle spalle, si inizia a salire verso Mollaro. Qui la strada si restringe, gli alberi iniziano a farsi più fitti e l’aria cambia, si fa più umida e profumata. Mollaro è un piccolo centro agricolo noto per le sue mele, e attraversarlo in moto durante la stagione estiva significa essere avvolti da quell’inconfondibile profumo dolce che arriva dai frutteti. In passato questo territorio era conteso tra famiglie nobiliari locali, ognuna decisa a difendere i propri possedimenti agricoli, e ancora oggi, parlando con gli anziani del luogo, emergono racconti di litigi e confini spostati di notte, a colpi di pietre e steccati.
Pochi chilometri più in là si incontra Prio, minuscolo e raccolto. Non ci sono grandi monumenti, ma ogni muro ha qualcosa da raccontare. Qui la tradizione dei masi è ancora viva: le grandi case rurali in legno e pietra, con i tetti spioventi e i fienili aperti, testimoniano un modo di vivere la montagna che resiste al tempo. Alcuni raccontano che nei boschi sopra Prio si nascondano ancora resti di antichi roccoli, le trappole medievali usate per catturare gli uccelli migratori, testimonianza di un’epoca in cui la sopravvivenza era un’arte quotidiana.
Arrivati a Vervò, la strada comincia a regalare panorami sempre più ampi. Il paese, che domina la valle sottostante, è noto per la chiesa di Santa Maria Maddalena, con un campanile che sembra sfidare il cielo. Se ti fermi e ti guardi intorno, noterai come la pietra usata per le costruzioni sia la stessa che affiora nei campi: la dolomia tipica delle Dolomiti di Brenta, che qui mostra tutta la sua bellezza. I vecchi raccontano di una “pietra delle streghe” nascosta nei pressi del paese, luogo di raduni notturni e incantesimi. Che sia leggenda o no, passare di qui in una sera d’estate, con la luce che cala, può far venire i brividi.
Puntando il manubrio verso il Lago di Coredo, la strada diventa un susseguirsi di curve morbide. Il lago è uno specchio d’acqua immerso in un bosco di abeti e larici, e in estate è un piccolo paradiso per chi cerca quiete e aria buona. Molti motociclisti si fermano qui per una pausa caffè, osservando le barchette a remi che solcano le acque tranquille. Questo lago, insieme al vicino Lago di Tavon, è stato per secoli fonte d’acqua per i campi circostanti. Una leggenda locale racconta che, nelle notti di luna piena, dal fondo del lago emergano campanili sommersi e suoni di campane. Probabilmente suggestione, ma ti garantisco che guardare l’acqua al chiaro di luna ti farà capire da dove nascono queste storie.
Da Coredo si scende leggermente verso il Lago di Santa Giustina, il grande bacino artificiale che domina la Val di Non. Qui la moto sembra quasi volare sopra un mare di smeraldo. Costruito negli anni ’50 per alimentare la centrale idroelettrica di Taio, il lago ha nascosto per sempre antichi masi e campi. Eppure, quando le acque sono basse, emergono resti di vecchie strade e ponti, come fantasmi di un passato sommerso. Fermarsi sul ponte di Mostizzolo a guardare l’acqua che scorre veloce verso la forra è un’esperienza che resta impressa.
Continuando, si arriva a Banco e poi a Lauregno, dove la strada comincia a salire verso i primi contrafforti altoatesini. Qui cambia anche la lingua: i cartelli iniziano a riportare i nomi in tedesco, e la cucina locale si arricchisce di sapori nuovi. Vale la pena fermarsi in una delle locande lungo la strada per assaggiare i canederli o uno strudel di mele fatto come una volta. A Lauregno molti ricordano ancora le difficoltà della Prima Guerra Mondiale, quando questa zona era linea di confine tra l’Impero Austro-Ungarico e il Regno d’Italia. Trincee e fortini nascosti nel bosco testimoniano quel periodo buio.
Arrivando a Castelfondo si entra in un borgo che sembra uscito da una fiaba. Il nome stesso ricorda l’antico castello, di cui restano pochi ruderi, ma che domina idealmente il paese. Le storie locali parlano di conti crudeli e di amori proibiti, e alcune vecchie case portano ancora gli stemmi delle famiglie nobili che qui risiedevano. Oggi Castelfondo è un luogo tranquillo, ma durante l’estate si anima con feste tradizionali dove si balla al suono della fisarmonica.
Si prosegue poi verso Fondo, che molti considerano la porta dell’Alta Val di Non. Fondo è famoso per il Canyon Rio Sass, una gola profonda scavata dall’acqua, visitabile con passerelle sospese e percorsi guidati. Se hai tempo, togli il casco e lasciati guidare in questa meraviglia naturale: tra fossili, cascate e strane formazioni rocciose, capirai perché la natura qui è stata così generosa. A poca distanza, un altro gioiello: il Lago Smeraldo, piccolo ma incantevole, meta ideale per una pausa rinfrescante.
Lasciando Fondo si risale verso San Felice, e qui il paesaggio diventa sempre più alpino. Le case in legno e i balconi fioriti parlano di una cultura che sa fondere l’italiano e il tedesco, il mediterraneo e l’alpino. In inverno questa zona si trasforma in un paradiso per gli sciatori, ma in estate è la meta perfetta per chi ama le moto: curve, tornanti e panorami che tolgono il fiato.
Ed ecco il Passo Palade, quota 1.518 metri. Da qui la vista spazia fino al gruppo dell’Ortles e alle cime delle Maddalene. Il passo è stato per secoli un valico strategico: prima usato dai mercanti medievali, poi dai militari austriaci e italiani. Ancora oggi si possono vedere vecchi bunker della Grande Guerra, perfettamente mimetizzati tra i prati. Fermarsi qui per una foto è d’obbligo, ma anche per respirare quell’aria sottile e piena di storie.
Scendendo verso Narano, il paesaggio cambia di nuovo. I prati si fanno più dolci, le coltivazioni di mele tornano protagoniste e i paesi si susseguono con un ritmo placido. Tesin e Nailles sono piccole frazioni, ma ognuna custodisce una chiesetta romanica, un maso antico, un forno comunitario. Se ti capita di passare durante una sagra, sarai travolto dalla convivialità tipica di queste comunità.
Ed eccoci infine a Bolzano, la città dei mercati e delle piazze eleganti, dove l’italiano e il tedesco convivono da secoli. Arrivare in moto in Piazza Walther, scendere e guardarsi intorno è come fare un salto nel cuore dell’Europa. Qui la storia recente si mescola con quella antica: i palazzi asburgici convivono con edifici medievali, e nelle osterie puoi gustare sia uno speck tagliato spesso che un buon bicchiere di Teroldego. Non dimenticare di fare un salto al Museo Archeologico per salutare Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio, simbolo di un territorio che da sempre è crocevia di culture e viaggiatori.
Questo itinerario di 115 chilometri è un invito a lasciarsi alle spalle la fretta e ad abbracciare la lentezza del viaggio. Tra curve che accarezzano la montagna, laghi che riflettono il cielo e paesi che raccontano storie di uomini e donne resilienti, scoprirai che ogni chilometro vale la pena. E mentre la moto si ferma a Bolzano e tu togli il casco, sentirai che il viaggio non è solo nel paesaggio, ma anche dentro di te.
La traccia GPX di questo percorso è disponibile gratuitamente sul blog, pronta per essere caricata sul tuo navigatore e trasformarsi in avventura. Sii pronto a lasciarti sorprendere, a fermarti quando qualcosa cattura lo sguardo e a scoprire che, in fondo, viaggiare in moto è il modo più bello per sentirsi davvero vivi.
Dal Lago di Coredo al Passo Palade: un viaggio che profuma di mele e libertà
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