Alpi in Moto: L’Intramontabile Fascino del Col de la Bonette
di Sergio De Amicis · Pubblicato · Aggiornato
Il Col de la Bonette non è una strada qualsiasi. È una di quelle salite alpine che obbligano il motociclista a smettere di guardare la moto come un giocattolo e a trattarla per quello che è davvero: uno strumento preciso, esposto, meraviglioso e vulnerabile. Siamo nelle Alpi francesi, tra la valle dell’Ubaye e la valle della Tinée, in un territorio severo, aperto, dove la quota non arriva all’improvviso ma si fa sentire chilometro dopo chilometro, nel rumore del motore, nell’aria più secca, nella luce che cambia e nella vegetazione che lentamente si ritira.
Il colle vero e proprio si trova a circa 2.715 metri di altitudine, ma la parte più nota è l’anello asfaltato che gira attorno alla Cime de la Bonette e arriva fino a circa 2.802 metri. È questo il punto che viene spesso indicato come uno dei transiti asfaltati più alti d’Europa. La distinzione è importante, perché tra colle, cima e strada panoramica si fa spesso confusione, come succede puntualmente quando l’uomo incontra una montagna e decide di semplificarla per metterla in una classifica.
Dal versante sud la salita inizia da Saint-Étienne-de-Tinée, raggiungibile dall’Italia passando dal Colle della Lombarda e scendendo in territorio francese. I primi chilometri hanno un carattere ancora umano, con carreggiata non larghissima, qualche tratto più segnato, curve che chiedono attenzione e un ambiente ancora parzialmente boscoso. Poi, salendo verso la D64, la strada cambia passo. L’asfalto migliora, la sede stradale si apre e la montagna comincia a togliere tutto quello che non serve: case, alberi, rumori inutili, perfino certi pensieri.
La guida diventa più pulita ma non più facile. I tornanti sono regolari, spesso ben leggibili, ma la quota e l’esposizione impongono misura. In molti tratti mancano protezioni importanti verso valle, e questo non è un dettaglio da raccontare con tono romantico. È una cosa da sapere prima di entrare allegri in curva come se si stesse facendo il giro dell’isolato. La Bonette premia chi guida rotondo, chi anticipa lo sguardo, chi lascia respirare la moto e non forza le traiettorie.
Intorno ai 2.200 metri si incontrano resti militari e strutture legate alla presenza difensiva alpina francese. La zona della Bonette e del vicino Restefond appartiene a una geografia di confine, dove le strade non sono nate solo per il turismo o per il piacere di chi oggi sale con una moto carica di borse laterali. Erano vie militari, collegamenti strategici, opere di alta quota costruite in un ambiente che non concede sconti. Oggi restano muri, casermette, ruderi, segni di una montagna che ha visto passare soldati prima dei motociclisti con la GoPro sul casco, ulteriore prova che la civiltà ha sempre avuto modi curiosi per complicarsi la vita.
Il versante nord, da Jausiers, è altrettanto interessante e forse ancora più scenografico dal punto di vista della guida. Jausiers si trova in valle Ubaye, ed è raggiungibile dall’Italia attraverso il Colle della Maddalena. Lasciato il paese, la strada comincia a salire con decisione. Nel piccolo abitato di Lans conviene prestare attenzione ai dossi artificiali, piuttosto secchi, soprattutto se la moto è carica o se si procede con assetto rigido. Superata questa parte, la salita diventa ampia, ordinata, con un asfalto generalmente molto buono e un andamento che permette di guidare con continuità.
La valle si apre progressivamente. La vegetazione si abbassa, poi scompare quasi del tutto, lasciando spazio a pendii erbosi, pietraie, costoni scuri e versanti dall’aspetto minerale. Nei tratti più alti il paesaggio assume un carattere quasi lunare, non per modo di dire, ma perché manca ogni morbidezza. Non c’è il verde rassicurante delle quote più basse, non ci sono paesi vicini, non c’è nulla che faccia pensare alla pianura. Solo strada, pietra, cielo e vento. Per chi guida, significa una cosa molto concreta: temperatura più bassa, luce più dura, possibili raffiche laterali e maggiore attenzione alle chiazze di sporco o ghiaia portate dal disgelo e dai mezzi di manutenzione.
L’anello della Cime de la Bonette è il tratto più celebre. La strada sale ancora oltre il colle, compie un giro attorno alla cima e raggiunge il punto asfaltato più alto, a circa 2.802 metri. Qui si trova la lapide commemorativa legata alla costruzione della strada e da qui parte il sentiero che permette di salire a piedi fino alla Cime de la Bonette, a circa 2.860 metri. Lasciare la moto e fare gli ultimi metri a piedi può sembrare una piccola formalità, ma a quella quota il fiato racconta la verità meglio di qualsiasi app per il fitness.
Va detto con chiarezza: l’accesso all’anello può essere soggetto a chiusure, divieti temporanei o limitazioni legate alla neve, alla manutenzione e alle condizioni locali. Prima di salire conviene controllare sempre la viabilità aggiornata, perché sulle Alpi francesi la stagione utile cambia di anno in anno. La strada viene normalmente riaperta tra primavera avanzata e inizio estate, ma neve residua, frane o lavori possono modificare tutto. La montagna, fastidiosamente, non consulta il calendario dei motociclisti.
Percorrere la Bonette in moto richiede attenzione anche nella discesa. L’errore classico è sentirsi arrivati una volta superato il punto più alto. In realtà è lì che comincia la parte più delicata. I freni lavorano a lungo, le curve si susseguono, la concentrazione cala e il panorama tenta continuamente di rubare lo sguardo. Meglio fermarsi negli slarghi sicuri, fotografare, respirare, guardare. Poi si riparte. In movimento, gli occhi devono stare sulla strada, non sulla propria idea poetica della libertà.
Il momento migliore per affrontarla è al mattino, con traffico ancora contenuto e luce pulita. Nei mesi estivi, soprattutto nei fine settimana, si incontrano moto, camper, auto, ciclisti e pedoni nei pressi dei punti panoramici. Ognuno con la propria missione esistenziale, spesso incompatibile con quella degli altri. Conviene quindi guidare con margine, evitare sorpassi inutili e ricordarsi che una strada d’alta quota non è una pista, anche se l’asfalto invita a crederlo.
Il Col de la Bonette resta una delle grandi strade alpine per chi viaggia in moto. Non per la retorica della conquista, parola che lasciamo volentieri agli adesivi da bauletto, ma per la qualità dell’esperienza di guida. È una salita lunga, tecnica, esposta, capace di cambiare volto più volte nello stesso percorso. Parte da valli abitate e arriva in un ambiente essenziale, dove la moto sembra piccola e il motore diventa un rumore discreto dentro uno spazio enorme.
La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog. Chi la segue deve però ricordarsi che la traccia non sostituisce il buon senso, la verifica della viabilità e un minimo di rispetto per quota, meteo e condizioni della strada. La Bonette si lascia percorrere, ma non perdona la guida distratta. E forse è anche per questo che, una volta scesi a Jausiers o a Saint-Étienne-de-Tinée, resta addosso quella sensazione netta di aver attraversato non solo un colle, ma un pezzo vero di Alpi. Non serve aggiungere molto altro. Basta spegnere la moto e lasciare che il motore ticchetti piano mentre si raffredda.
Alpi in Moto: L'Intramontabile Fascino del Col de la Bonette
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Formato TRACCIA GPX
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