Calar Alto in moto: traversata dell’Andalusia interna su asfalto e sterrato


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Partire da Macael significa entrare subito in una parte di Andalusia che pochi associano al motociclismo. Qui il marmo non è solo industria ma paesaggio, montagne tagliate nette, strade che sembrano disegnate per collegare cave e paesi sospesi. L’aria del mattino è secca, già limpida, e la luce di ottobre restituisce colori duri, senza sfumature inutili. Il percorso complessivo è di 198 chilometri, con una ripartizione reale cinquanta e cinquanta tra asfalto e sterrato, ma la sensazione è quella di essere lontani da tutto già dopo pochi minuti.

Lasciata Macael in direzione Laroya, l’asfalto è discreto, tipico delle strade secondarie andaluse, con rappezzi frequenti e una grana che offre buon grip anche a freddo. Le curve non sono mai banali, spesso cieche, con muretti bassi e vegetazione rada. Laroya arriva quasi senza preavviso, un piccolo centro agricolo dove il tempo sembra rallentare. Da qui si inizia a salire con più decisione verso l’Alto de Velefique, uno dei passaggi più noti della Sierra de los Filabres. L’altitudine supera rapidamente i mille metri e la vegetazione cambia, lasciando spazio a pendii più aperti e a un panorama che si allarga curva dopo curva.

Il tratto verso il Collado Los Redies alterna asfalto e brevi sezioni di fondo sporco, con ghiaia portata dalle piogge precedenti. Nulla di impegnativo, ma sufficiente a ricordare che qui la manutenzione segue ritmi diversi rispetto alle zone turistiche costiere. Le curve sono ampie, spesso in appoggio, e permettono una guida rotonda, senza strappi. L’illuminazione naturale è eccellente nelle ore centrali della giornata, ma al mattino presto e nel tardo pomeriggio le ombre si allungano in fretta, soprattutto nei tratti incassati.

El Calar Alto è uno dei punti più significativi dell’intero percorso. La strada che sale all’osservatorio astronomico è un nastro d’asfalto inaspettatamente regolare, costruito per esigenze scientifiche e non turistiche. Qui si sfiorano i duemila metri e la temperatura scende sensibilmente, anche in ottobre. Il vento è spesso presente e va considerato, soprattutto nei tratti esposti. L’asfalto, pulito ma freddo, richiede attenzione, soprattutto se si arriva da lunghe sezioni sterrate con pneumatici già sollecitati. La vista ripaga ampiamente, con le cime della Sierra Nevada che iniziano a farsi riconoscere all’orizzonte nelle giornate più limpide.

Lasciato il Calar Alto, si imboccano le strade AL-4404 e AL-5405, meno conosciute ma estremamente interessanti dal punto di vista motociclistico. Qui il fondo alterna asfalto consumato a tratti di pista compatta, con terra dura e qualche tratto sassoso. Nulla di estremo, ma è necessario mantenere una guida fluida, evitando brusche frenate. Il paesaggio diventa più arido, quasi lunare in alcuni punti, con ampie distese di terreno chiaro interrotte da rilievi netti. Finana arriva come un punto di riferimento concreto, un paese più strutturato, con servizi e una storia legata al passaggio tra l’interno e la valle del Guadix.

Da Finana verso Abla si torna su asfalto continuo, più stretto e guidato, con curve medio-veloci e un andamento che invita a mantenere un passo costante. Abla è uno dei centri più antichi della zona, con origini romane, e rappresenta una breve pausa prima di affrontare una delle sezioni più interessanti del percorso. Da qui si risale verso Cerro Los Lastras, dove l’asfalto lascia definitivamente spazio allo sterrato per diversi chilometri.

Il fondo in questa zona è tipico dell’Andalusia interna, terra battuta compatta, con pietrisco fine e solchi lasciati dai mezzi agricoli e forestali. In condizioni asciutte è scorrevole, ma richiede attenzione nei cambi di direzione e nei tratti in leggera discesa. La guida diventa più fisica, soprattutto con moto cariche, e il ritmo va adattato al terreno. La sensazione è quella di attraversare un territorio ancora autentico, poco addomesticato, dove l’uomo si limita a tracciare passaggi senza stravolgere l’ambiente.

Il rientro sull’asfalto avviene intercettando la A-337, una strada che collega l’altopiano con La Calahorra. Qui la guida torna più rilassata, ma non meno interessante. Le curve sono ampie, il fondo discreto, e il panorama cambia nuovamente. La Sierra Nevada si mostra in tutta la sua imponenza, con profili netti e un senso di spazio che raramente si percepisce altrove in Europa. La Calahorra, con il suo castello rinascimentale che domina la valle, segna la conclusione ideale del percorso. Arrivare qui dopo quasi duecento chilometri di alternanza continua tra on e off-road dà una sensazione di completezza difficile da spiegare.

Questo itinerario non è una semplice successione di strade, ma un attraversamento vero di tre sistemi montuosi diversi, Filabres, Sierra Nevada e le propaggini verso Baza. Ottobre si è rivelato un periodo ideale, con temperature gestibili, traffico quasi inesistente e una luce che valorizza ogni dettaglio del paesaggio. È un percorso che richiede attenzione, rispetto per il territorio e una moto adatta a cambiare ritmo e superficie più volte nello stesso giorno. La traccia GPX è disponibile sul blog e permette di affrontare questo viaggio con la giusta consapevolezza, lasciando comunque spazio all’improvvisazione, che qui fa parte dell’esperienza tanto quanto la strada sotto le ruote.


Calar Alto in moto: traversata dell’Andalusia interna su asfalto e sterrato

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