La Via del Sale tra Piemonte e Liguria


Tra le strade più affascinanti e suggestive dell’arco alpino, l’antica Via del Sale che collega Limone Piemonte a Monesi di Triora rappresenta oggi uno degli itinerari motociclistici più spettacolari d’Italia.
Percorrere questo tracciato di circa 53 km significa attraversare paesaggi d’alta quota, panorami mozzafiato, fortificazioni militari e testimonianze di un passato in cui le Alpi non erano confine, ma ponte fra popoli e culture.
L’itinerario, oggi conosciuto come Alta Via del Sale, segue un percorso di cresta che unisce il Piemonte alla Liguria, toccando i 2.250 metri di altitudine e regalando una delle esperienze più complete che un motociclista possa vivere: storia, natura, tecnica e silenzio.

Il punto di partenza è Limone Piemonte (Col di Tenda), in provincia di Cuneo, località celebre per le piste da sci e la bellezza del suo borgo alpino. Il nome “Limone” non deriva dal frutto mediterraneo, ma dalla radice latina limes, che significa “confine”. E proprio il confine è da sempre l’anima del luogo: quello politico tra Italia e Francia, quello geografico tra Alpi Marittime e Liguri, e quello culturale fra pianura piemontese e mare ligure.
Fin dall’alto medioevo, questa valle, la Val Vermenagna, fu via naturale di collegamento tra la pianura e la Riviera. In epoca romana la zona era già attraversata da mulattiere e strade militari; nei secoli successivi, con il fiorire dei commerci, la via del sale divenne arteria fondamentale per trasportare l’oro bianco dalle saline liguri all’interno del Piemonte. Il sale serviva per conservare alimenti, per la lavorazione delle pelli e come moneta di scambio. Era ricchezza pura, tanto preziosa da giustificare il nome stesso di “Via del Sale”.

La partenza da Limone Piemonte avviene in direzione sud, lungo la vecchia strada del Colle di Tenda. La prima parte è asfaltata e si snoda fra abetaie e pascoli, ma ben presto la pavimentazione lascia spazio al fondo naturale della storica strada militare, oggi mantenuta come percorso escursionistico e fuoristrada controllato.
L’ingresso alla tratta sterrata è regolamentato: il transito a veicoli motorizzati è consentito solo nei mesi estivi, quando la neve si è sciolta e le condizioni di sicurezza lo permettono, e previa registrazione e pagamento di un modesto pedaggio, destinato alla manutenzione della carreggiata e alla tutela ambientale.
La strada, che si snoda a cavallo tra Italia e Francia, è parte di un più ampio sistema di vie alpine denominato “Vie del Sale”, diffuso anche in altre regioni del nord Italia, ma qui assume un fascino particolare per la sua altitudine e per il continuo alternarsi di panorami montani e scorci marini.

Il tracciato inizia a salire rapidamente, lasciando alle spalle le ultime frazioni di Limone. L’ambiente muta: i boschi di faggio cedono il passo ai larici e ai pascoli alpini, dove d’estate pascolano mucche e capre. Le curve diventano più strette e i panorami più ampi. Il fondo sterrato, curato ma tecnico, impone attenzione e rispetto: l’itinerario è accessibile a moto da turismo con un minimo di vocazione off-road, ma richiede prudenza e abilità di guida.
La quota cresce fino ai 2.000 metri, e con essa la sensazione di isolamento e di libertà. Qui, tra le nuvole e la pietra, il tempo sembra fermarsi. La “strada militare” conserva ancora la sua struttura originale: costruita fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, era parte del complesso sistema difensivo noto come Vallo Alpino Occidentale, voluto dal Regno d’Italia per presidiare il confine francese.
Tratti lastricati in pietra, curve scavate nella roccia e resti di caserme testimoniano la funzione strategica del tracciato, che consentiva il rapido spostamento di truppe e materiali lungo la linea di cresta. Durante le due guerre mondiali, questi luoghi furono presidio militare e punto di osservazione privilegiato sull’intera valle.

Proseguendo, si raggiungono località leggendarie per chi ama le alte quote: il Colle della Boaria, a circa 2.100 m, domina un panorama sterminato. Da qui si scorgono le cime del Marguareis, del Mongioie e, nelle giornate limpide, il mare ligure scintillante all’orizzonte.
Il paesaggio è aspro e affascinante: le Carsene, estese aree calcaree modellate dall’erosione, creano un ambiente quasi lunare, interrotto solo da macchie di rododendri e dal profilo di qualche stambecco o marmotta. In estate, le praterie alpine si colorano di fiori e l’aria sottile profuma di erba secca e vento.
Nonostante l’altitudine, si incontrano ancora segni della presenza umana: muretti a secco, ex postazioni di artiglieria, resti di teleferiche. Tutto racconta una storia di fatica e ingegno.
Il tratto successivo, che costeggia il Bosco delle Navette, segna idealmente il confine fra Piemonte e Liguria. Questo bosco è una vasta foresta di abeti e larici, uno dei polmoni verdi più estesi delle Alpi Liguri.
In passato fu fonte di legname pregiato per la costruzione navale genovese: dalle sue piante partivano i tronchi destinati ai cantieri del porto di Genova, trasportati lungo le stesse vie del sale. È curioso pensare che la materia prima delle navi mercantili liguri provenisse proprio da queste montagne.

Scendendo dal crinale, il percorso continua su un terreno più dolce ma altrettanto scenografico. Si incontrano punti panoramici come il Colle dei Signori e il Colle del Garezzo, che offrono viste aperte sulle vallate liguri. In questi luoghi, la montagna incontra il mare: la luce cambia, l’aria si fa più umida, le tonalità di verde si intensificano. È l’inizio della discesa verso Monesi di Triora.
La Strada del Sale termina dolcemente, dopo aver seguito il filo sottile dello spartiacque per quasi cinquanta chilometri.
L’arrivo a Monesi è un ritorno alla civiltà: un piccolo borgo di montagna, appartenente al comune di Triora, che porta con sé un passato di località sciistica e di transito commerciale.
Monesi fu, fino agli anni Sessanta, una delle principali stazioni invernali della Liguria. Oggi conserva il fascino dei luoghi sospesi nel tempo: piccole baite in pietra, rifugi, prati d’alta quota e un silenzio che invita alla sosta.

La storia di questo villaggio è legata al sale tanto quanto quella di Limone. Nel medioevo, infatti, i monesi – come venivano chiamati gli abitanti – erano coinvolti nei traffici di merci tra la Liguria e il Piemonte. Il sale partiva da Oneglia o Albenga, attraversava il passo di Tanarello e giungeva in Piemonte insieme ad altri prodotti: olio, vino e pesce conservato. Sulla via del ritorno, dai versanti piemontesi arrivavano cereali, formaggi, burro e lana.
Il percorso non era privo di pericoli: le cronache del XVII e XVIII secolo parlano di frane, valanghe e briganti. Alcuni tratti della via erano sorvegliati da soldati sabaudi che esigevano dazi e controllavano i trasporti. Da queste pratiche nacque il nome “via regia del sale”.
Quando, nel XIX secolo, la frontiera tra Regno di Sardegna e Francia divenne più definita, la strada militare fu ampliata e resa transitabile ai carri, poi, nel XX secolo, alle automobili e ai mezzi a motore.

La strada Limone-Monesi non è solo un itinerario paesaggistico, ma un vero documento storico inciso nella roccia. Lungo il tragitto si incontrano resti dei Forti del Colle di Tenda: opere difensive come il Forte Pernante, il Forte Giaura e il Forte Pepino, che facevano parte del complesso sistema del Vallo Alpino. Queste strutture, oggi in rovina o visitabili in parte, testimoniano l’importanza strategica dell’area. Alcune sono raggiungibili con brevi deviazioni dal percorso principale e meritano una sosta per osservare le loro architetture e godere del panorama.

Dal punto di vista naturalistico, l’Alta Via del Sale è un corridoio eccezionale tra due regioni biogeografiche: la zona alpina e quella mediterranea. In pochi chilometri si passa dai pascoli d’alta quota con stambecchi e marmotte alle valli coperte di castagni, faggi e querce.
Durante la bella stagione, le praterie sono ricoperte di genziane, gigli e stelle alpine, mentre sulle rocce si scorgono aquile reali e gipeti. Nelle zone più umide, in primavera, sbocciano narcisi e anemoni.
La biodiversità qui è straordinaria anche grazie al clima mitigato dalla vicinanza del mare. L’itinerario tocca aree protette come il Parco Naturale delle Alpi Marittime e, sul versante ligure, il Parco delle Alpi Liguri, che collaborano per la tutela ambientale e per la gestione sostenibile del transito turistico.

Dal punto di vista turistico, l’itinerario è oggi una delle mete più amate da motociclisti, ciclisti e fuoristradisti provenienti da tutta Europa. Ogni estate migliaia di appassionati percorrono la strada, attratti dall’idea di attraversare l’arco alpino su un’antica via commerciale a cavallo tra due mari.
L’organizzazione locale di Limone Piemonte e Monesi ha predisposto punti di accesso controllati, aree di sosta panoramiche, rifugi e locande dove gustare piatti tipici.
Proprio l’enogastronomia rappresenta un aspetto centrale di questo viaggio. Le Valli del Sale uniscono due cucine di tradizione: quella piemontese e quella ligure.
Sul versante di Limone si trovano piatti robusti di montagna – polenta con salsiccia, formaggi d’alpeggio, gnocchi al Castelmagno, tajarin al burro e salvia – accompagnati da vini corposi come il Dolcetto o il Barbera delle Langhe.
Sul lato ligure, invece, la cucina si fa più leggera e profumata: pesto, torte di verdure, acciughe sotto sale, olive taggiasche e vini bianchi come il Pigato e il Vermentino.
Questo incontro tra sapori montani e marini riflette perfettamente la geografia dell’itinerario: un ponte gastronomico tra Alpi e mare.

Un tempo, i villaggi di questa zona erano noti anche per un curioso commercio secondario: il contrabbando del sale. Dopo l’introduzione delle gabelle e dei monopoli statali, molti abitanti delle valli si dedicarono al trasporto clandestino di sale, formaggio e tabacco.
Le mulattiere che oggi percorrono i turisti furono per secoli vie di contrabbando. Gli uomini portavano carichi di oltre trenta chili sulle spalle, di notte, evitando le guardie doganali. Si racconta che in alcune località del versante ligure, per non far rumore, i muli venissero ferrati con zoccoli di stoffa.
Queste storie popolari fanno parte della memoria collettiva delle comunità alpine e contribuiscono al fascino della Via del Sale.

Oggi la strada è aperta da giugno a ottobre, con accessi contingentati per preservare l’ambiente. In molti tratti, l’ampiezza del panorama è tale da permettere di scorgere contemporaneamente le Alpi innevate e il mare ligure. Nei giorni più limpidi si può distinguere persino la Corsica all’orizzonte.
Il clima, però, può cambiare rapidamente: sole e nuvole si alternano, la temperatura varia in base alla quota, e anche d’estate non è raro trovare banchi di nebbia o residui di neve.
Per questo motivo si raccomanda sempre di affrontare il percorso in condizioni meteorologiche favorevoli, con equipaggiamento tecnico e moto adatte allo sterrato.
Lungo il tragitto non esistono veri e propri centri abitati, quindi è bene partire con serbatoio pieno e provviste sufficienti. Rifugi e punti ristoro si trovano a Limone, a metà percorso e all’arrivo a Monesi.

La traccia GPX dell’itinerario è disponibile sul sito misterpatterson.blog.
Il file consente di seguire con precisione il tracciato, con indicazioni di quota, coordinate e punti di interesse. È compatibile con la maggior parte dei navigatori GPS e delle app per smartphone dedicate alla navigazione fuoristrada.
Il percorso si sviluppa in circa 3-4 ore di guida tranquilla, con un dislivello positivo di circa 900 metri e una discesa complessiva di 1.300 metri.
Il fondo alterna tratti compatti e ghiaiosi a brevi sezioni più tecniche; la pendenza raramente supera il 10-12%, ma in alcuni punti la carreggiata è stretta e richiede attenzione.

A fine percorso, Monesi di Triora accoglie il viaggiatore con il suo silenzio e il profumo del bosco.
Il borgo, situato a oltre 1.300 metri di altitudine, è il punto di partenza per numerose escursioni nel Parco delle Alpi Liguri e offre un piccolo ma accogliente centro dove riposarsi dopo la traversata.
La località è rinata negli ultimi anni grazie al turismo sostenibile e al ritorno dell’escursionismo estivo. La vecchia funivia e le piste da sci, danneggiate da frane e alluvioni, stanno lasciando il posto a un turismo lento e rispettoso, fatto di trekking, mountain-bike e, naturalmente, motociclismo.

Chi desidera proseguire può scendere verso Triora, “il paese delle streghe”, celebre per i processi del 1587 e per il suo borgo medievale perfettamente conservato.
Oppure può deviare verso la valle del Tanaro e visitare Ormea, Garessio o le grotte di Bossea, completando così un itinerario ad anello che unisce Liguria e Piemonte.
In ogni caso, il viaggio sulla Via del Sale rimane un’esperienza totale, capace di unire cultura, natura e libertà.
Non è solo un percorso motociclistico, ma un itinerario storico che racconta secoli di scambi, di uomini, di montagne e di mare.

La “Strada del Sale” è dunque molto più di un nome poetico: è una linea di vita tracciata nella roccia.
Le ruote di oggi seguono le orme dei muli di ieri, ma lo spirito resta lo stesso — quello della scoperta.
Ogni curva, ogni pietra, ogni vista ricorda che viaggiare non significa soltanto spostarsi, ma appartenere a un paesaggio, a una storia, a un’idea di mondo che continua a scorrere come il vento sulle creste alpine.


53 chilometri di libertà: la Via del Sale tra Piemonte e Liguria

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