259 chilometri di curve e pietra dolomitica: da Trento a Bolzano in moto
Percorso motociclistico di 259 km tra Trentino e Alto Adige passando per il Passo Manghen, il Valles, il Falzarego, il Valparola e il Gardena. Strade, storia, natura e dettagli utili alla guida. Traccia GPX scaricabile previa registrazione.
Partire da Trento a fine settembre offre una sensazione particolare, quasi un’ultima presa di fiato prima che l’autunno prenda davvero possesso della montagna. L’aria ha quella punta di frescura che si sente già sulla pelle appena si accende il motore, e la città si lascia dietro con un ritmo che tende al quieto. La luce filtra tra i palazzi della vecchia città episcopale e si riflette sulle prime foglie ingiallite del lung’Adige, mentre la moto si stabilizza in direzione sud-est verso il Lago di Caldonazzo. La strada che corre lungo la Valsugana apre subito il viaggio con un andamento morbido, quasi un riscaldamento per quello che verrà più avanti. L’asfalto qui è pulito, regolare, e nonostante il traffico moderato della tarda stagione si può mantenere una guida fluida senza correre rischi.
Il Lago di Caldonazzo appare alla destra poco dopo la deviazione dalla SS47, lungo un tratto che alterna zone ombreggiate al sole pieno. È il bacino più grande interamente in territorio trentino e da anni è un punto di riferimento per sport acquatici, rematori, nuotatori e curiosi dell’ultima ora che cercano un raggio di sole prima dell’inverno. L’acqua a fine settembre ancora conserva le sfumature turchesi che l’estate lascia in eredità. La guida intanto beneficia di un tratto di strada che richiede poca attenzione al manto: lineare, asciutto e privo di insidie, ideale per entrare in confidenza con la giornata.
Da Caldonazzo si procede verso Levico Terme, località nota da secoli per le sue acque arsenicali ferruginose, scoperte nella seconda metà dell’Ottocento e utilizzate nei primi stabilimenti termali austroungarici. La cittadina non ha perso la sua atmosfera elegante, con il parco asburgico che in autunno sembra uscito da un acquerello. Qui la temperatura tende a scendere più rapidamente rispetto al fondovalle trentino, soprattutto nelle prime ore del mattino, e conviene tenerne conto se si viaggia con guanti più leggeri. La salita verso Ronchi di Valsugana introduce finalmente un po’ di movimento, con curve più strette e un asfalto che alterna tratti perfetti ad alcuni segnati dalle stagioni, nulla di impegnativo ma utile come anticamera del primo vero passo di giornata.
Il Passo Manghen arriva dopo una salita che cambia continuamente ritmo. La prima parte presenta pendenze costanti e curve ampie, poi il tracciato si stringe tra pareti boschive fitte di abeti rossi e larici che cominciano a mutare colore. Il Manghen è un passo autentico, con tratti in cui due auto si incrociano con cautela. Il motociclista invece gode di un tracciato che invita a una guida attenta e composta, mai arrogante, perché il fondo può riservare sorprese soprattutto nelle zone più umide dove il sole arriva tardi. Il passo tocca i 2047 metri e permette di respirare un’aria decisamente più tagliente. Non è raro a fine settembre vedere i primi residui di gelo notturno ai lati della strada. Il panorama sulla catena del Lagorai è uno di quei regali che rendono la salita pienamente sensata. Vecchie fortificazioni austroungariche punteggiano i crinali, testimonianza della Prima guerra mondiale combattuta proprio in queste zone. La sensazione al valico è quella di un luogo rimasto fuori dalle rotte turistiche più pesanti, dove il silenzio prevale sul resto.
La discesa verso Molina di Fiemme è un esercizio di pazienza, soprattutto nei tornanti più stretti che richiedono attenzione per via dei sassi che a volte rotolano dai pendii laterali. Il fondo scende rapidamente e il bosco riprende il sopravvento finché non ci si ritrova nella valle di Fiemme, teatro naturale di una delle più vaste foreste di abete rosso d’Europa. Il legno di risonanza qui è famoso in tutto il mondo ed è stato scelto da liutai come Stradivari per la costruzione dei suoi strumenti. La strada conduce in modo quasi naturale verso il Lago di Paneveggio, bacino artificiale che sfiora i confini del Parco Naturale Paneveggio – Pale di San Martino.
Il colore dell’acqua varia a seconda della luce, ma spesso a settembre appare verde scuro, complice la profondità del lago e le montagne circostanti che chiudono l’orizzonte. La zona è abitata da cervi che in questo periodo iniziano il periodo del bramito. Non è raro, specie al mattino presto, sentire il richiamo dei maschi risuonare nel bosco. La strada qui è larga, ben tenuta, e invita a una guida comoda prima della salita verso Passo Valles. L’asfalto migliora e il dislivello non è impegnativo, tuttavia i camion forestali possono lasciare residui di aghi e corteccia nei punti ombrosi. Il passo si presenta con il suo profilo aperto, quasi erboso, e con le Pale di San Martino che fanno da quinta scenica. È un valico che più di altri regala la sensazione di attraversare un confine tra geologie diverse.
Scendendo verso la SP346 il paesaggio cambia nuovamente e la strada diventa più ampia. Le Dolomiti entrano gradualmente nella visuale, dapprima come creste lontane, poi come torri calcaree sempre più vicine man mano che ci si immette sulla SR203 in direzione di Alleghe. Il lago che porta il nome del paese è frutto della frana del Monte Piz del 1771, un evento che distrusse il villaggio di Alleghe e creò il bacino attuale. Le acque hanno un colore quasi lattiginoso, dovuto ai sedimenti calcarei, e riflettono il profilo del Monte Civetta. Alternare queste informazioni con la guida permette di percepire quanto la geografia dolomitica sia frutto di processi naturali estremi, spesso invisibili a chi affronta questi tratti solo con l’intento di arrivare al passo successivo.
Il Falzarego è la salita che segna l’ingresso nella dimensione più iconica delle Dolomiti. La strada è precisa, ben disegnata, un susseguirsi di curve che si appoggiano sul pendio senza esagerazioni ma con un andamento quasi elegante. Il Civetta resta alle spalle e il Lagazuoi appare davanti con il suo profilo che porta ancora le ferite della Grande guerra. Qui si combatteva ad altitudini proibitive, e gli austriaci e gli italiani scavarono gallerie nella dolomia per colpire da dentro la montagna. Oggi quelle gallerie sono visitabili. Il passo, a 2105 metri, si presenta con un vento costante che a fine settembre può sorprendere per intensità. Conviene tenere conto di questa variabile, perché influisce sulla stabilità della moto nei tratti più esposti.
Il breve trasferimento verso Passo Valparola segue uno dei punti più suggestivi dell’intera giornata. Il museo della Forte Tre Sassi racconta la storia delle battaglie alpine, e la zona conserva ancora trincee e resti delle postazioni difensive. A livello motociclistico il tratto tra i due passi è semplice, un rilassamento dopo la salita del Falzarego. Tuttavia l’altitudine mantiene fresco l’asfalto, soprattutto dopo le sei del pomeriggio quando il sole si sposta dietro le cime.
San Cassiano è una discesa che sembra accompagnare verso una dimensione più domestica. Le case in legno, i masi ordinati e i prati perfettamente curati raccontano la tipicità ladina, un’identità che resiste e si esprime anche nella toponomastica e nelle tradizioni culinarie. Piatti come il cajinci arestis e il gröstl si trovano ovunque, spesso reinterpretati con accuratezza quasi maniacale. La SS244 porta verso Corvara con un asfalto di eccellente qualità, risultato dei continui passaggi delle tappe ciclistiche e motociclistiche più famose delle Dolomiti.
La salita al Gardena segue un ritmo deciso ma mai affannoso. Il passo a 2121 metri offre una vista che tocca il Sassolungo e il Sella. Raramente in questa stagione ci sono affollamenti, e la guida resta fluida. Il manto è uniforme e privo di particolari problematiche, se non qualche residuo di ghiaia nei tornanti più interni. La discesa verso Ortisei è una successione di curve pulite, ben distanziate, che permettono di trovare rapidamente un equilibrio piacevole tra velocità e controllo.
Ortisei segna la transizione verso una realtà più abitata. Il paese è il cuore della Val Gardena e vanta una tradizione secolare nella scultura del legno. Le botteghe espongono lavori che raccontano la maestria del luogo, spesso tramandata di generazione in generazione. La strada che segue verso Passo Pinei strappa l’ultima salita della giornata. Il Pinei non è un passo spettacolare in quota ma mantiene un carattere interessante per il motociclista: curve regolari, altitudine moderata, e una quiete che prepara lentamente al rientro.
Castelrotto appare poco dopo, con il profilo dello Sciliar che domina l’orizzonte. È uno dei luoghi più legati al mito delle streghe dolomitiche, racconti di epoca medievale che hanno dato vita a leggende ancora oggi parte dell’immaginario locale. La discesa verso Prato all’Isarco scivola via con naturalezza e in breve tempo la valle si apre mostrando l’accesso a Bolzano. L’ingresso in città segna il ritorno alla dimensione urbana, con un clima più mite rispetto ai passi affrontati poche ore prima. Bolzano conserva un’anima doppia, italiana e tirolese, e questo è percepibile persino nel traffico ordinato e nelle insegne. Il viaggio si chiude tra palazzi eleganti, viali larghi e la sensazione di aver attraversato in un solo giorno una quantità impressionante di mondi diversi.
La moto spegne il motore, ma l’odore della resina, l’aria tagliente dei passi e le pareti dolomitiche restano nella mente molto più a lungo del semplice tragitto. I 259 chilometri tra Trento e Bolzano passando per Manghen, Valles, Falzarego, Valparola e Gardena sono uno di quei percorsi che a fine stagione assumono un valore particolare. La luce più bassa, la temperatura più fresca, il traffico che si dirada e il silenzio dei boschi fanno da cornice a un itinerario che mantiene un equilibrio naturale tra sportività, contemplazione e storia. La traccia GPX, disponibile con registrazione sul blog, permette di rivedere l’intero giro con calma e preparare eventuali varianti per la stagione successiva. Ogni passaggio ha una sua personalità e da ognuno si riparte con la sensazione di aver toccato qualcosa di autentico.
259 chilometri di curve e pietra dolomitica: da Trento a Bolzano in moto
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Formato TRACCIA GPX
Nel percorso descritto nell’articolo vengono attraversate due regioni italiane, entrambe in area alpina e entrambe con identità culturali molto forti:
1. Trentino-Alto Adige / Südtirol – Provincia di Trento (Trentino)
Da Trento fino al Passo Manghen, poi ancora fino a Paneveggio e Passo Valles, ci si muove interamente in territorio trentino.
Località comprese in questa parte:
Trento, Lago di Caldonazzo, Levico Terme, Ronchi di Valsugana, Passo Manghen, Molina di Fiemme, Lago di Paneveggio, Passo Valles.
2. Veneto – Provincia di Belluno
La discesa del Valles porta temporaneamente in territorio veneto lungo la SP346, passando dalla valle del Cordevole fino ad Alleghe, prima della salita al Falzarego.
Località venete del percorso:
SR203, Alleghe, tratto di accesso al Falzarego lato bellunese.
3. Trentino-Alto Adige / Südtirol – Provincia di Bolzano (Alto Adige)
Dal Passo Falzarego in avanti si rientra definitivamente in Alto Adige, attraversando la Valparola, l’Alta Badia, la Val Gardena e lo Sciliar, fino alla conclusione a Bolzano.
Località altoatesine del percorso:
Passo Valparola, San Cassiano, Corvara, Passo Gardena, Ortisei, Passo Pinei, Castelrotto, Prato all’Isarco, Bolzano.

