225 chilometri tra San Marco, Presolana, Via Mala e Crocedomini
La partenza è da San Pellegrino Terme, con la Ducati Multistrada V4 Pikes Peak e una traccia che sulla carta mette insieme tre ambienti molto diversi: le Orobie bergamasche, la Val di Scalve e le montagne bresciane. Sono circa 225 chilometri registrati, ma il numero racconta poco. Qui contano soprattutto i continui cambi di quota, il ritmo delle provinciali e una sequenza di passi che a inizio ottobre richiede qualche attenzione in più rispetto alla piena estate.
Da San Pellegrino si risale la Val Brembana puntando verso Piazza Brembana e Mezzoldo. Il fondovalle lascia progressivamente spazio a una strada più raccolta e la salita verso il Passo di San Marco comincia a farsi seria proprio oltre Mezzoldo. La carreggiata si restringe, aumentano tornanti e cambi di pendenza, spariscono progressivamente gli abitati. È una salita che sulla Multistrada si percorre bene lasciando lavorare il motore senza bisogno di forzare il ritmo.
Il Passo di San Marco è a 1.992 metri e mette in comunicazione la Val Brembana con la Valtellina. La strada ha origini storiche importanti, legate alla Via Priula costruita dalla Repubblica di Venezia alla fine del Cinquecento per creare un collegamento commerciale verso i Grigioni evitando i territori controllati dagli spagnoli. Oggi resta soprattutto una bella strada di montagna, e ai primi di ottobre la quota si sente. Vegetazione più rada, luce più netta e temperature che possono cambiare parecchio rispetto al fondovalle.
La traccia raggiunge il passo e torna sul versante bergamasco. Si perde rapidamente quota e cambia di nuovo il carattere del percorso. Invece di rientrare sulle direttrici più veloci, il GPX va a cercare la viabilità interna passando per il Passo della Crocetta, poco sopra i 1.050 metri. È un valico minore, sulla SP26, ma motociclisticamente ha parecchio senso: poco traffico, tornanti e carreggiata decisamente più raccolta rispetto alle strade principali.
Da qui si entra nella Val Serina e si raggiunge il Passo di Zambla, a 1.264 metri, unico collegamento stradale diretto tra questo sistema di valli e la Val del Riso. Anche qui la strada conta più del panorama da cartolina. Curve abbastanza ravvicinate, continui cambi di appoggio e tratti nei quali conviene mantenere una guida pulita, soprattutto in autunno quando ombra, umidità e residui vegetali possono cambiare rapidamente l’aderenza. Il traffico normalmente è contenuto proprio perché Zambla non rappresenta la soluzione più rapida per spostarsi tra Val Brembana e Val Seriana. Ed è precisamente questo il suo pregio quando si viaggia in moto.
La traccia continua verso Clusone e Castione della Presolana, quindi torna a salire fino al Passo della Presolana, circa 1.297 metri. Qui l’ambiente cambia ancora. Il massiccio della Presolana domina la strada e il valico collega la Val Seriana con la Val di Scalve lungo la SS671. La carreggiata è generalmente più importante rispetto alle provinciali percorse poco prima e il traffico può aumentare nei fine settimana, ma rimane una strada piacevole da guidare senza bisogno di trasformarla in una prova speciale.
Dalla Presolana si scende verso Dezzo e arriva uno dei passaggi più caratteristici dell’intero giro, la Via Mala di Scalve. La vecchia strada venne realizzata nell’Ottocento, scavando la carreggiata nella roccia della forra del fiume Dezzo. Il progetto risale al 1861 e i lavori furono completati pochi anni dopo. Oggi il traffico utilizza anche le successive varianti e le gallerie, mentre una parte dell’antico tracciato è stata recuperata come percorso pedonale. La gola resta però perfettamente leggibile anche dalla strada moderna, con pareti molto vicine, tratti scavati nella roccia e luce che cambia continuamente entrando e uscendo dai tunnel.
Passata Angolo Terme si perde ancora quota fino alla Val Camonica. È quasi una pausa prima della seconda grande salita della giornata. La traccia torna infatti verso nord est e comincia la lunga risalita in direzione di Breno e del Passo di Crocedomini.
Qui il percorso cambia nuovamente scala. Dai circa 300 metri del fondovalle si ritorna progressivamente in ambiente alpino. La strada verso Crocedomini diventa stretta, presenta numerose curve e richiede attenzione nei tratti dove possono comparire brecciolino e materiale portato sulla carreggiata. Il passo è a 1.892 metri e si trova poco a sud del gruppo dell’Adamello, in un punto di collegamento tra Val Camonica, Val Sabbia e l’area delle Tre Valli bresciane.
Non è ancora finita. Poco dopo Crocedomini la strada raggiunge il Goletto di Cadino, a circa 1.943 metri, che rappresenta la quota geografica più elevata di questa parte dell’itinerario. È un tratto aperto, esposto e decisamente montano, dove a ottobre la temperatura e il vento possono essere molto diversi da quelli incontrati poche decine di chilometri prima. Il Goletto precede la lunga discesa verso la Valle del Caffaro.
Da qui si scende verso Bagolino. La strada perde quota rapidamente alternando curve, brevi rettilinei e tratti nei quali la montagna torna progressivamente a chiudersi attorno alla carreggiata. Dopo oltre duecento chilometri è anche la parte nella quale conviene ricordarsi che la stanchezza esiste, benché qualche motociclista continui ostinatamente a considerarla un problema riservato agli altri.
Bagolino segna l’ultimo passaggio importante prima della discesa verso la Val Sabbia. La quota cala, ricompaiono vegetazione più fitta e centri abitati, il ritmo inevitabilmente cambia. Alle spalle restano San Marco, Crocetta, Zambla, Presolana, la gola della Via Mala, Crocedomini e Cadino. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.
225 chilometri tra San Marco, Presolana, Via Mala e Crocedomini
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