Tra Cagli e Pietralunga, il medioevo è ancora vivo (e anche la strada è buona)

Le spettacolari Gole di Frasassi in una mattina di nebbia, Parco Regionale Gole della Rossa e di Frasassi, Marche

Genga – Pietralunga: la strada lunga che sale verso Nord

Partire da Genga in moto e andare verso nord è come uscire da una grotta dopo una lunga notte: la luce è abbagliante, le curve ti svegliano, l’asfalto ti chiama. Dietro le spalle le gole della Rossa e Frasassi, davanti un viaggio tra pievi, canyon fossili, boschi scoscesi e silenzi medioevali. Un tragitto che sa di muschio, fumo di camino, storia e leggenda.

Il motore si accende tra le case antiche di Genga, piccolo borgo adagiato come un ricamo sulla roccia. Chi non conosce Genga lo ha sentito nominare per le celebri Grotte di Frasassi, un complesso carsico tra i più spettacolari d’Europa, scoperto nel 1971 da un gruppo di speleologi del CAI di Ancona. Ma la storia di Genga affonda nel medioevo: feudo dei Conti della Genga, tra cui Leone XII, uno dei pochi papi marchigiani.

GROTTE DI FRASASSI

  • Visitabili tutto l’anno. Consigliata la prenotazione online.
  • Curiosità: al loro interno si trova l’Abisso Ancona, alto 240 metri: ci starebbe il Duomo di Milano in piedi.
  • A pochi km, la Terme di San Vittore offrono relax termale.

Lasciato il centro, si imbocca il Bivio Pandolfi, quasi subito mangiato dalla vegetazione. Le piante scendono a salutarti dai versanti: faggi, carpini, roverelle. La SP di Trinquelli è stretta e poco trafficata, perfetta per chi cerca l’equilibrio tra guida e contemplazione. Qui inizia il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi: 10.000 ettari di biodiversità.

La strada è un filo di asfalto tra rupi verticali e nidi di falco pellegrino. Nascosti nel verde: lupo appenninico, martora, aquila reale. Chi viaggia piano, ascolta e vede: un fruscio tra le ginestre è un capriolo, il profumo d’anice selvatico ti riporta ai liquori dimenticati.

A Sassoferrato si entra nel regno della stratificazione. Fondata sull’antica Sentinum romana, teatro della celebre battaglia del 295 a.C. contro i Galli, la città moderna conserva uno dei più bei centri storici delle Marche. Sassoferrato è tranquilla, borghese, come un vecchio professore in pensione: ordinata, colta, riservata.

 MUSEO ARCHEOLOGICO DI SENTINUM

  • Espone reperti dalla città romana.
  • Info e orari: www.comune.sassoferrato.an.it
  • Curiosità: qui fu scoperta la più antica iscrizione latina trovata nelle Marche.

Da qui si risale sulla SP48 per Cabernardi e Montelago. Se ami la storia industriale, sosta obbligata alla Miniera di Zolfo di Cabernardi: una ferita nel paesaggio e nella memoria. Centinaia di uomini scendevano fino a 400 metri sotto terra per estrarre zolfo. Chiusa nel 1959, fu teatro di una delle più lunghe occupazioni operaie del dopoguerra.

PARCO MINERARIO DI CABERNARDI

  • Visite guidate su prenotazione.
  • Perfetto per chi ama archeologia industriale e storia del lavoro.

Il paesaggio si fa più selvaggio a Montelago: prati d’alta quota, ruderi di eremi, aria sottile e pulita. Si attraversano Barucci e la Breccia Venatura, due toponimi che sembrano usciti da un racconto fantasy. Leccia è solo un pugno di case, ma è qui che le cose si fanno serie: la strada si stringe, la foresta ti circonda, la civiltà resta indietro.

A un certo punto, quasi all’improvviso, compare Fonte Avellana, uno dei luoghi più mistici dell’Appennino. Il monastero camaldolese fu fondato intorno all’1000 d.C., frequentato da Dante e da san Pier Damiani. Ancora oggi, tra le sue celle di pietra e i corridoi bui, sembra di sentire l’odore del tempo.

FONTE AVELLANA

  • Aperto per visite, anche guidate.
  • Libreria e prodotti del monastero (tisane, miele, testi spirituali).
  • Possibilità di pernottamento per ritiri spirituali.

Scendendo verso Cagli, si apre un paesaggio bucolico: colline, coltivi, pievi isolate. Cagli è vivace, culturalmente attiva, con un centro storico da esplorare a piedi. Il torrione di Francesco di Giorgio Martini e il teatro comunale valgono la sosta. Se passate in estate, c’è il Palio dell’Oca: corse, taverne e medioevo rivisitato.

Poi si prende la SP82, strada serpeggiante che sembra uscita da un catalogo motociclistico. Ranchi di Fosto, Cerrieto, Pianello: i nomi cambiano, ma l’ambiente resta intatto. Boschi fitti, ponticelli in pietra, solitudini rumorose.

E infine, Pietralunga. Un nome che è una promessa: borgo raccolto, costruito sulla roccia, meta antichissima dei pellegrini che andavano a Roma. Oggi è uno dei Borghi Autentici d’Italia. Qui si mangia bene, si dorme bene e si cammina piano.

DA NON PERDERE A PIETRALUNGA

  • Festa del Tartufo (settembre)
  • Sentiero Francescano della Pace
  • Piatti tipici: coratella, palombacci in salmì, crostini con fegatelli

Consiglio di chiusura: Se siete arrivati fin qui, non fate l’errore di tornare in fretta. Lasciate la moto per un giorno, camminate nel bosco, ascoltate i silenzi che parlano. Perché in certi luoghi, come in certe curve, si scopre più a piedi che con l’acceleratore.

E comunque, domani è sempre un buon giorno per rimettersi in sella.



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