Tra Borcola e Pianella: sterrato, storia e curve tra Posina e Tonezza


Parto da Piazza con quella luce ancora un po’ incerta che rimane sospesa tra pianura e primi rilievi. La BMW R12 GS gira rotonda, il bicilindrico ha quel modo quasi educato di prendere giri, ma sotto si sente che ha più sostanza di quanto sembri. Appena si imbocca la SP138 la strada comincia subito a cambiare carattere, si stringe, si incunea tra i versanti e smette rapidamente di essere una semplice via di collegamento.

L’asfalto qui è quello tipico delle provinciali di montagna meno trafficate. Non perfetto, qualche rattoppo, ma grip sincero. Le curve non sono mai banali, e soprattutto non sono mai tutte uguali. Ti costringono a lavorare con il busto, a guidare davvero, senza automatismi.

Salendo verso il Passo della Borcola, quota poco sopra i 1200 metri, la vegetazione cambia in modo quasi brusco. I castagni lasciano spazio ai faggi e poi agli abeti. L’aria diventa più fredda, più pulita. Qui la strada si apre un attimo, concede respiro, poi torna a stringere.

Il Passo della Borcola non è solo un punto geografico. Durante la Prima Guerra Mondiale era una zona strategica, linea di collegamento tra la Val Posina e l’altopiano di Tonezza. Ancora oggi, guardando bene tra i boschi, si trovano resti di postazioni, mulattiere militari, segni concreti di un fronte che qui non era affatto secondario.

Scollinato il passo, la discesa verso Posina cambia ritmo. L’asfalto diventa leggermente più scorrevole, ma attenzione. Alcuni tratti restano umidi anche quando il resto è asciutto. Ombra fitta, acqua che trasuda dalla montagna, e qualche residuo di foglie che non se ne va mai davvero.

Posina arriva quasi all’improvviso. Un paese che sembra fermo, ma non morto. Qui si respira ancora una certa coerenza architettonica, niente stravolgimenti inutili. Un punto buono per fermarsi, anche solo per prendere un caffè e guardare la valle.

Si riparte sulla SP81, direzione Crosara. Qui la strada cambia ancora pelle. Più stretta, più nervosa, meno perdonante. Il fondo è discreto ma irregolare. In alcuni punti si sente che gli inverni hanno fatto il loro lavoro, e non sempre qualcuno si è preso la briga di rimediare.

Crosara è poco più di un passaggio, ma è il preludio a qualcosa di diverso. Da qui si entra in una dimensione più isolata. Si sale verso i Casoni dei Busati, e la sensazione è quella di allontanarsi davvero da tutto. Il traffico sparisce, il silenzio aumenta.

La strada diventa progressivamente più ruvida. Non è ancora sterrato, ma lo anticipa. Asfalto consumato, bordi sporchi, qualche tratto con ghiaia portata giù dalle piogge. La R12 GS qui si muove con naturalezza. È il suo ambiente, anche quando finge di essere una moto elegante.

Arrivare ai Casoni dei Busati è come entrare in una cartolina che però non è stata ripulita per i turisti. Strutture in pietra, prati ancora segnati dall’inverno, e quell’aria sospesa che trovi solo dove il tempo ha meno fretta.

Da qui inizia la parte interessante. Si sale verso Malga Zolle di Fuori e Malga Zolle di Dentro. Il fondo diventa più incerto, e le prime chiazze di neve compaiono nei punti più in ombra. Non sono un problema vero, ma sono un segnale chiaro. Sei in quota, e la stagione qui arriva sempre con un po’ di ritardo.

Le malghe sono vive. Non nel senso turistico del termine, ma nel senso vero. Qui si lavora ancora, si produce, si mantiene una tradizione che altrove è diventata solo estetica. Il territorio è aperto, più ampio, e la vista comincia ad allargarsi.

Poi arriva il Passo della Pianella.

E qui entra in gioco la parte “non autorizzata”. La strada è ufficialmente chiusa, riservata a chi ha permessi specifici. Ma il fondo c’è, la traccia è evidente, e tecnicamente è percorribile. Sterrato compatto, qualche pietra smossa, tratti più scavati dall’acqua.

Non è uno sterrato difficile, ma va preso con rispetto. In alcuni punti il bosco chiude la luce, e le macchie di neve restano lì, a ricordarti che basta poco per cambiare condizioni. Il grip varia, e serve una guida pulita, senza forzature inutili.

Il fascino qui è tutto nella sensazione di isolamento. Nessun rumore artificiale, solo il motore che rimbalza tra gli alberi e il suono delle gomme sul fondo.

Il Passo della Pianella non ha la fama di altri valichi, e forse è proprio questo il suo valore. È rimasto fuori dai circuiti più battuti, e si sente.

Si scende poi verso la SP92. Il ritorno all’asfalto è quasi strano. Dopo lo sterrato, la moto sembra galleggiare. Ma non dura molto. La SP92 richiede attenzione, perché alterna tratti buoni ad altri più segnati.

Si prosegue sulla SP136 verso il Passo della Vena. Qui il paesaggio cambia ancora. Più aperto, meno boschivo in alcuni tratti, con scorci che iniziano a guardare verso la pianura.

Il Passo della Vena è meno impegnativo dal punto di vista tecnico, ma non va sottovalutato. Curve più ampie, ma visibilità non sempre perfetta. L’asfalto è mediamente buono, ma con qualche tratto sporco nei punti meno esposti al sole.

Da lì si scende verso Tonezza del Cimone. Località con una storia interessante, soprattutto legata alla Grande Guerra. Qui passavano linee di rifornimento, e la zona era fondamentale per il controllo del fronte dell’Altopiano dei Sette Comuni. Ancora oggi si trovano fortificazioni, trincee e percorsi militari.

Tonezza ha anche un’altra anima, più recente. Negli anni del dopoguerra è diventata una piccola stazione turistica, mantenendo però una dimensione contenuta. Non è mai esplosa, e forse è stata la sua fortuna.

La discesa verso Arsiero cambia completamente scenario. Si torna verso la valle, la temperatura sale, la vegetazione si fa più morbida. L’asfalto migliora, la guida diventa più fluida.

Arsiero è un punto di passaggio importante, con una storia industriale legata soprattutto alla lavorazione del legno e alla presenza di opifici lungo il torrente Astico. Durante la Prima Guerra Mondiale fu duramente colpita, praticamente rasa al suolo nel 1916 durante la Strafexpedition austro-ungarica.

Ripartendo verso Velo d’Astico e poi Vajo, la strada si distende. Dopo tutto quello che è venuto prima, sembra quasi una chiusura naturale. Nessuna spettacolarità forzata, solo chilometri che scorrono e che ti riportano lentamente verso una dimensione più quotidiana.

La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.

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