Cesena–Città di Castello: 80% off-road tra deviazioni e sorprese


Da Cesena a Città di Castello, tra fango, frane e fossi – L’avventura del 10 aprile 2025

Ci sono giri che pianifichi con precisione millimetrica… e poi ci sono quelli che ti portano dove vogliono loro. Il 10 aprile 2025 è stato uno di quei giorni in cui la strada – o meglio, lo sterrato – ha avuto l’ultima parola. E che parola.
Avevo caricato sul blog il tracciato GPX la sera prima, convinto che sarebbe stato un bel tour tosto ma gestibile, 80% off-road, strade bianche, qualche tratto tecnico medio, perfetto per sgranchire le gomme e l’anima. In sella da Cesena, sono partito presto, col sole che sbirciava oltre la collina, e l’odore di terra bagnata ancora nell’aria dopo le recenti piogge.

Cesena – tra storia malatestiana e partenze infangate

Cesena è una città che meriterebbe sempre una sosta: la Rocca Malatestiana, la Biblioteca Malatestiana patrimonio dell’UNESCO… ma questa volta ho tirato dritto, direzione San Romano e poi giù verso Ranchio, in cerca del primo sterrato di giornata. E non ho dovuto aspettare molto.

Strade bianche, boschi e le prime deviazioni: benvenuti in Romagna

Appena superato Monte San Vicinio, i panorami hanno cominciato a farsi selvaggi. Le strade bianche qui si fanno strada tra castagneti e vecchi poderi, e il fondo, ancora intriso d’acqua, cominciava a dire la sua.
A Sarsilia, la prima sorpresa: strada chiusa per frana. Consulto il GPX e decido di improvvisare una deviazione che mi porta a Poggio e Tornicella, su un tratturo che sembrava dimenticato dal tempo.
Quando arrivo a Viapiana, il sole è già alto, e la moto comincia a sentire il peso del fango e delle vibrazioni. Ma niente di grave, per ora.

Da Santa Sofia al Monte Falcone: il cuore verde dell’Appennino

Attraverso il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dove ogni sterrato racconta una storia antica: di pastori, di confini dimenticati, di lupi e carbonai. Santa Sofia è un piccolo gioiello incastonato nella valle del Bidente, e da qui il percorso si fa sempre più isolato.
Supero Molino di Bascio e il Ponte Presale, altro tratto chiuso per frana: una lingua di terra scivolata sulla carreggiata mi costringe a scavalcare un tratto nei boschi, senza segnaletica. La traccia GPX mi salva, e la moto tiene, anche se inizia a sentire i primi colpi seri sul fondo.

Il confine marchigiano e la strada della Guinza

Arrivato a Borgo Pace, lascio la Romagna per le Marche. Mercatello sul Metauro, borgo medioevale splendido, si apre come una cartolina. Qui nacque Santa Veronica Giuliani, mistica e santa, e il borgo ha mantenuto il suo fascino intatto, con le case in pietra e i porticati medievali.
La strada della Guinza, scavata tra i monti con gallerie semibuie e tratti di sterrato, è un must per ogni motociclista che ama l’ignoto. Ma attenzione: frane e detriti non mancano. Mi ritrovo a procedere con attenzione millimetrica, con il cuore che batte forte tra buche profonde e grosse pietre.

Umbria: pietre, fossi… e la marmitta che salta

Appena varcato il confine con l’Umbria, cambia tutto: lo sterrato diventa meno battuto, più dabbeggiato, e le buche… vere trappole. A un certo punto, su una discesa tecnica dopo Monte Falcone, sento un colpo sordo: la marmitta si è divelta, strappata da una pietra emergente che non ho potuto evitare.
Il rumore diventa un urlo metallico, la moto inizia a vibrare come un trattore. Proseguo zoppicando fino a Vallurbara e poi a Città di Castello, legando la marmitta allo zaino con due cinghie da bagaglio. Roba da veri survivalisti.

Città di Castello e l’aiuto di Euromoto

Arrivato a Città di Castello verso sera, sporco, stanco, ma con la voglia di sistemare la moto al più presto. E qui entra in scena un piccolo miracolo: l’officina Euromoto di Giustinelli Marcello, a Cinquemiglia, a sud della città. Il giorno dopo, grazie alla loro disponibilità e alla loro competenza, riesco a rimontare la marmitta, sistemare il supporto e ripartire. Un grazie sentito che merita una menzione d’onore sul blog.

Consigli per chi vuole affrontare questo percorso

  • Scaricate il GPX dal mio blog e caricatelo su Garmin o simili: le deviazioni sono imprevedibili e la traccia originale vi darà sempre un riferimento.
  • Moto consigliata: leggera, da enduro o scrambler robusta. Niente maxi-tourer troppo cariche.
  • Gomme tassellate: meglio se aggressive. In caso di pioggia, diventa un inferno d’argilla.
  • Periodo consigliato: primavera inoltrata o inizio autunno. In estate il fondo si secca ma si perde parte del fascino.

Curiosità storiche lungo il percorso

  • Monte San Vicinio prende il nome dal vescovo eremita vissuto nel IV secolo, noto per la sua “catena taumaturgica” conservata nel santuario a Sarsina, luogo di pellegrinaggi e riti contro la possessione.
  • Santa Sofia fu sede di importanti botteghe artigiane e luogo di passaggio per pellegrini e viandanti sin dal Medioevo.
  • Mercatello sul Metauro conserva uno dei centri storici più intatti delle Marche, con una lunga tradizione monastica e di artigianato locale.
  • Città di Castello, infine, è una vera perla umbra, patria di Alberto Burri, grande artista del Novecento, e città ricca di palazzi rinascimentali, musei e scorci da cartolina.

Il GPX del percorso lo trovate come sempre nella sezione Tracciati del blog. Se decidete di affrontarlo, mandatemi un messaggio o una foto del vostro passaggio: Mister Patterson Dog on the Road è anche una tribù, una comunità di anime in polvere e benzina.

Alla prossima curva, Sergio – Mister Patterson




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