Colle San Bernardo e Val Della Bormida (CN-SV)

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Il Colle San Bernardo è uno di quei valichi che non cercano applausi. Sta lì, a 957 metri di quota, nel comune di Garessio, in provincia di Cuneo, poco lontano dal confine con la Liguria, e fa il suo mestiere senza mettersi in posa. Non è un passo alpino scenografico nel senso più teatrale del termine, non ha la retorica dei grandi tornanti da manifesto, ma possiede una qualità più sottile: collega davvero due mondi. Da una parte il Piemonte montano dell’Alta Val Tanaro, dall’altra la Liguria che scende verso Albenga e la Riviera di Ponente. In mezzo, una strada che non pretende di essere estrema, ma chiede attenzione. E già questo, per chi va in moto, basta a renderla interessante.

Il colle si trova sullo spartiacque tra il bacino del Tanaro e quello del Neva. L’acqua, da una parte, prende la strada lunga verso il Po e l’Adriatico; dall’altra scende verso il Mar Ligure. Detta così sembra una lezione di geografia, materia che molti hanno archiviato insieme al compasso e ai traumi scolastici, ma in moto questa differenza si sente. Salendo da Garessio, l’aria resta più alpina, più fresca, più chiusa dentro i boschi. Superato il passo, la discesa verso Erli, Zuccarello, Cisano sul Neva e Albenga comincia lentamente a cambiare luce, vegetazione e odore. Il mare non sempre si vede subito, ma si percepisce. È uno di quei passaggi in cui la geografia smette di essere teoria e diventa temperatura sotto la giacca.

La strada principale è la SS 582 del Colle di San Bernardo, collegamento storico tra Garessio e Albenga. Dal punto di vista della guida è una strada da affrontare con pulizia, non con esibizionismo. Le curve hanno raggi diversi, alcune si aprono bene, altre chiudono un poco quando ormai la moto è già impostata. Niente di cattivo, se si guida con margine. Abbastanza, però, per ricordare che una linea sbagliata in montagna non diventa più intelligente solo perché la moto ha tanti cavalli. L’asfalto può essere buono in diversi tratti, ma non va mai dato per scontato. Dopo piogge o vento si possono trovare foglie, ghiaia, piccoli rami, terra portata dai mezzi agricoli o dai lavori laterali. Nei tratti ombrosi l’umidità resta più a lungo, soprattutto in primavera e in autunno.

Salendo verso il colle, la guida diventa progressiva. Non c’è quella salita violenta che obbliga a continui cambi di ritmo, ma una sequenza di curve e brevi aperture che permette di trovare un passo regolare. La moto va lasciata scorrere, con ingresso morbido, freno usato prima della piega e gas ripreso senza strappi. È una strada che premia chi sa guidare rotondo. In quota, il bosco e le dorsali delle Alpi Liguri danno al paesaggio un carattere raccolto, quasi silenzioso. Secondo la classificazione SOIUSA, il Colle San Bernardo separa il Gruppo Galero-Armetta dal Gruppo del Monte Carmo. Non è un dettaglio decorativo: spiega bene la natura del luogo, una soglia tra sistemi montuosi vicini ma diversi, tra crinali che guardano al Piemonte e versanti che già sentono la Liguria.

Il colle era conosciuto anche con il nome di Passaggio degli Schiavi, memoria legata alle razzie saracene nell’Alta Val Tanaro. È un nome duro, che contrasta con l’aspetto tranquillo della strada attuale. Oggi arriviamo qui con navigatore, ABS, gomme moderne e magari la solita presunzione di sentirci avventurieri perché per cinque minuti non prende il telefono. In passato questi valichi erano luoghi di passaggio, commercio, paura, controllo e sopravvivenza. La montagna conserva tutto, anche quando sembra tacere. Basta fermarsi un momento, spegnere il motore e guardare il crinale per capire che queste strade hanno visto molto più di qualche giro domenicale.

Scendendo verso la Liguria, la SS 582 cambia passo. Il versante verso Albenga si fa più luminoso, la vegetazione diventa via via più mediterranea, le curve si infilano tra piccoli centri e fondovalle stretti. Erli e Zuccarello sono passaggi interessanti. Zuccarello, in particolare, conserva un impianto medievale leggibile, legato alla funzione storica di queste valli come corridoio tra costa e interno. Non è una sosta da fare per collezionare il solito “borgo carino”, espressione che ormai meriterebbe il ritiro della patente turistica. È un punto da osservare perché racconta come le vie interne fossero fondamentali molto prima che l’autostrada decidesse di rendere tutto più veloce e spesso più noioso.

Un itinerario sul Colle San Bernardo può allargarsi naturalmente verso la valle della Bormida di Millesimo. La Bormida nasce in provincia di Savona, dal Colle Scravaion, e attraversa Bardineto, Calizzano, Murialdo e Millesimo. A Cengio termina il suo tratto montano più evidente, poi la valle entra in Piemonte e si apre verso i rilievi delle Langhe, passando per centri come Saliceto, Camerana, Monesiglio, Gorzegno, Torre Bormida e Cortemilia. È un territorio meno appariscente rispetto ad altri angoli più celebrati, ma proprio per questo più sincero. Qui non si guida dentro una cartolina confezionata. Si guida dentro una valle vera, fatta di boschi, acqua, paesi, curve, muri vicini e asfalti da leggere.

La parte ligure della Bormida di Millesimo ha un carattere fresco e boscoso. Bardineto e Calizzano richiamano boschi, funghi, castagne e strade interne. Murialdo introduce un ambiente più appartato, con curve piacevoli ma mai banali. Il fondo, anche qui, va controllato. Le zone d’ombra trattengono umidità, i tratti vicini ai paesi presentano rattoppi, tombini, ingressi laterali e qualche deposito di sporco dopo il maltempo. È una guida bella perché concreta. Non bisogna cercare il limite, bisogna cercare il ritmo. La differenza è enorme, anche se qualcuno la scopre solo dopo aver spiegato al carro attrezzi “non andavo forte”.

Millesimo merita una sosta. Il borgo, legato alla storia dei Del Carretto, conserva un centro storico interessante, il ponte, il castello e una struttura urbana che parla del controllo della valle e delle antiche vie di transito tra Piemonte e Liguria. Fermarsi qui ha senso anche per riprendere fiato, controllare la traccia, bere qualcosa e lasciare raffreddare un poco la moto. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog.

Entrando in Piemonte, la Bormida assume un carattere diverso. Le Langhe qui non sono ancora quelle più addomesticate dal turismo del vino e dalle fotografie tutte uguali. Sono più aspre, più boscose, meno pettinate. Saliceto, con il castello e la parrocchiale di San Lorenzo, racconta bene questa storia di frontiera interna. Monesiglio, Gorzegno e Torre Bormida portano il viaggio dentro un paesaggio fatto di pietra, boschi e versanti stretti. La strada segue il fondovalle o sale verso crinali secondari, con curve medie, brevi rettilinei, accessi poderali e traffico generalmente contenuto. Serve attenzione, non tensione.

Cortemilia chiude idealmente il giro lungo la Bormida di Millesimo. Siamo nell’Alta Langa della nocciola, terra della Tonda Gentile, con un paesaggio agricolo solido e una cucina che non ha bisogno di effetti speciali. Dopo una giornata tra Colle San Bernardo, Val Bormida e Langhe alte, una sosta qui rimette ordine alle idee. La moto si parcheggia, il casco si sfila, e resta addosso quella sensazione rara di aver attraversato un territorio coerente, non una sequenza di punti messi insieme per riempire una mappa.

Il Colle San Bernardo e la Bormida di Millesimo funzionano bene insieme perché raccontano il passaggio tra Piemonte e Liguria senza urlarlo. Valico, spartiacque, boschi, borghi, fiume e Alta Langa costruiscono un itinerario adatto a chi ama guidare osservando. Non è una strada per chi cerca soltanto la piega o la foto. È una strada per chi sa che la moto serve soprattutto a leggere il territorio, curva dopo curva, lasciando che siano l’asfalto, la quota e la luce a spiegare il viaggio.


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Colle San Bernardo e Val Della Bormida (CN-SV)

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