Giro in moto Alta Valle del Tanaro: avventura unica

MrPatterson DogOnTheRoad

L’Alta Valle Tanaro è una di quelle zone in cui il Piemonte smette di fare il Piemonte da cartolina ordinata e comincia a ragionare da terra di confine. Siamo nella parte sud-orientale della provincia di Cuneo, tra Alpi Liguri, colline, gole, boschi, borghi appesi e strade che sembrano nate per verificare se il motociclista ha ancora un minimo di sensibilità nel polso destro. Il territorio comprende comuni come Alto, Bagnasco, Briga Alta, Caprauna, Garessio, Nucetto, Ormea, Perlo e Priola, su un’area che viene indicata intorno ai 40.490 ettari, con una continuità naturale verso le province liguri di Imperia e Savona. Non è un dettaglio da geografi annoiati: qui il passaggio tra Piemonte e Liguria si sente davvero, nell’aria, nella vegetazione, nella luce e nel modo in cui la strada cambia carattere.

Il Tanaro nasce in alto, dalla confluenza del Tanarello e del Negrone, in una zona dove l’acqua lavora la montagna da secoli con molta più pazienza di quanta ne abbia l’uomo medio davanti a un tornante sporco. Le Vene del Tanaro raccontano bene questa natura carsica, fatta di rocce calcaree, risorgenze, cunicoli e acque che spariscono e ricompaiono come se anche loro avessero poca fiducia nella viabilità ordinaria. Per chi guida, questo significa attraversare un territorio vivo, spesso umido nei tratti ombreggiati, con cambi di temperatura netti tra fondovalle e quote superiori. In primavera e in autunno l’asfalto può presentare foglie, ghiaietto portato dalle piogge e qualche chiazza fredda nei punti meno esposti. Nulla di drammatico, basta non guidare come se ogni curva fosse stata appena lavata da un concessionario.

Le montagne principali sono nomi seri: Marguareis, Mongioie, Cima delle Saline, Pizzo d’Ormea. Il Marguareis, con i suoi 2651 metri, domina l’area e appartiene a quel mondo di roccia chiara, pareti e altopiani carsici che rende le Alpi Liguri molto diverse dalle montagne più addomesticate dell’arco alpino occidentale. In certi punti, nelle giornate pulite, lo sguardo arriva fino al mare. Ed è una cosa che sulla moto ha un effetto particolare: sali tra boschi e pietra, senti l’aria farsi più sottile, poi all’improvviso la luce cambia e capisci che la Liguria è lì, non come idea turistica ma come presenza fisica oltre lo spartiacque. Il Parco Naturale del Marguareis tutela una parte importante di questo ambiente alpino, tra alte valli Pesio e Tanaro, con paesaggi modellati dal carsismo e da forti dislivelli.

La guida in Alta Valle Tanaro non è fatta per correre, e questo andrebbe spiegato a certi fenomeni col terminale aperto e l’ego ancora più aperto. Le strade richiedono ritmo, lettura, pulizia. Si passa da tratti scorrevoli di fondovalle a carreggiate più strette, curve cieche, muri di roccia, boschi ravvicinati e piccoli paesi dove è bene entrare con rispetto. Garessio e Ormea sono i riferimenti principali, con servizi, soste e rifornimenti più facili rispetto alle borgate alte. Salendo verso Viozene, Upega o Briga Alta il paesaggio diventa più severo, e anche la guida si fa più attenta: fondo variabile, margini ridotti, pietrisco possibile dopo pioggia o disgelo, traffico scarso ma non assente. Meglio transitare al mattino o nel primo pomeriggio, evitando le ore tarde se si vuole godere davvero la strada e non limitarsi a rincorrere l’ombra.

Ormea merita una sosta vera. Il suo centro storico è segnato dai “trevi”, passaggi stretti simili ai carrugi liguri, e conserva una struttura urbana che racconta bene il ruolo di cerniera tra montagna e costa. Il campanile della parrocchiale di San Martino incorpora l’antica porta d’accesso al borgo, dettaglio che vale più di molti pannelli turistici pieni di aggettivi gonfiati. Nei dintorni, tra Nucetto, Perlo, Priola e la stessa Ormea, restano tracce di castelli, torri e presidi legati alla storia difensiva di questa valle, per secoli attraversata da commerci, eserciti, pastori, viandanti e popolazioni di passaggio.

Più a nord, il Castello Reale di Val Casotto aggiunge un altro pezzo alla storia del territorio. Nato come certosa medievale, venne trasformato in residenza sabauda dopo l’acquisizione da parte dei Savoia nell’Ottocento. È una deviazione che ha senso se il giro non è impostato solo sulla percorrenza, perché permette di leggere meglio il rapporto tra montagna, potere e isolamento. Anche qui la strada chiede attenzione: boschi, umidità, carreggiate che cambiano esposizione, curve che sembrano semplici fino a quando non trovi un rattoppo nel punto esatto in cui avresti preferito non trovarlo.

La parte gastronomica non è contorno folcloristico, è geografia commestibile. Polenta saracena, patate di montagna, formaggi come Raschera d’alpeggio, Sora e formaggi locali legati alla tradizione pastorale raccontano un’economia concreta, fatta di quota, pascoli, latte, stagioni e fatica. Le trattorie della valle non servono “esperienze”, per fortuna, ma piatti robusti, adatti a chi ha guidato davvero e non ha passato la giornata a fotografare il casco sopra un muretto.

L’Alta Valle Tanaro resta così: un territorio di acqua, roccia, bosco e confine, dove la moto trova una misura giusta tra piacere di guida e prudenza. La traccia GPX completa è disponibile come sempre sul blog, perché perdersi può anche avere fascino, ma solo fino a quando non diventa una seccatura con la riserva accesa.

Alta Valle del Tanaro (CN)

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